Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 22:51

Il Sud non si riprende con l’edilizia moribonda

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Il calo drammatico dell’investimento in opere pubbliche è la causa principale della mancata ripresa meridionale. Sotto accusa, negli ultimi anni, è stato il codice degli appalti, che ha fissato una serie di nuovi controlli sulle imprese, in base ai quali è necessario il visto preventivo dell’Autorità anti-corruzione. Il Governo ha annunciato di voler rivedere la normativa, proprio per accelerare l’esecuzione delle opere e quindi salvaguardare un settore, quello delle costruzioni, in crisi e, in alcune espressioni, giunto quasi alla “canna del gas”. Il problema, per il settore e per il Mezzogiorno, è che mentre questa è una lodevole intenzione da tramutare con auspicabile rapidità in fatti, di concreto, come rimarcano in una recente indagine sul tema Milena Gabanelli e Fabio Savelli, c’è la riduzione per circa un miliardo degli stanziamenti 2019 per gli investimenti pubblici, scotto da pagare sull’altare dell’intesa con l’Unione europea, che ha scongiurato la procedura di infrazione. Sui fondi per la spesa pubblica in conto capitale il governo ha inoltre attinto per coprire finanziariamente impegni assunti con l’elettorato, come reddito di cittadinanza, riforma pensioni o flat tax. Dei 150 miliardi disponibili per gli investimenti è stato speso finora meno del 4%. C’è poi il blocco “politico” di una serie di grandi opere, non solo la famosa Torino-Lione, in attesa di verificarne la convenienza in termini di costi-benefici. Conti che richiedono molto tempo, se è vero che in sei mesi i tecnici messi al lavoro dal ministro delle Infrastrutture Toninelli hanno emesso un responso favorevole solo per il Terzo Valico tra Genova e Milano. L’edilizia, da sempre, è stata un motore per l’economia, soprattutto nelle fasi di ripartenza. Ma sono anni che, malgrado l’avvicendamento di governi di colori opposti e clamorose svolte politiche, il Grande Manovratore sembra fare di tutto per impedire che questa preziosa linfa scorra nella vene del paziente Italia (e soprattutto Mezzogiorno) gravemente ammalato. Sarebbe sbagliato contrapporre iniziative che possono coesistere. Ma, senza avere preclusioni di sorta verso sostegni al reddito di fasce deboli (purché non si premino evasori finti disoccupati), senza osteggiare la prospettiva di orde di produttori padani che, adeguatamente incentivati, vengano a godersi il meritato riposo da pensionati in località amene e soleggiate del Sud, c’è da chiedersi se non sia il caso di puntare anche su altro. Promuovendo l’autosufficienza economica del Meridione ad esempio. Per la quale serve sviluppo, non assistenza.

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