Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 22:57

Il turismo irrispettoso in una cultura tradita

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

L’accorato “Arsenale” dell'amico Scalera, martedì scorso, sulle sollecitazioni impreviste, i danni, che il turismo “mordi e fuggi” sta causando al patrimonio storico, architettonico e culturale, intaccando anche la dignità di una nobile e stupenda Napoli, da sempre prodiga di atteggiamenti condiscendenti ed ospitali, merita ulteriore dibattito. È il segno dei tempi, con la loro inquietudine, con i dubbi sul futuro, col senso del "carpe diem" popolano, autarchico ed un po' pacchiano, dove perfino la lettura di una guida turistica è impostata su un compendio volatile, poco attento alle origini storiche, e molto più fecondo di notizie su ristoranti, pizzerie e locali di divertimento notturni o la famosa movida cittadina. Si insiste su una presentazione turistica adattabile alle scarse potenzialità economiche, a circuiti di visite fin troppo "riassuntive" o a passaggi che intrighino molto più la curiosità derivante da gossip, che il desiderio di conoscenza e acquisizioni didattiche. E il nuovo modo di "setacciare" notizie, eventi, monumenti e musei, che spesso guadagnano "like" o valutazioni altissime sui vari siti di offerte turistiche, soltanto per la qualità delle loro tavole calde, paninoteche o dei servizi igienici. Così preferiremo visitare un museo di "seconda classe" con offerte artististiche minori, ma ben fornito di servizi, in una città dove poterci divertire a fine giornata, possibilmente con siti e monumenti da visitare con un "passaggio" video ed una scarica di selfies, piuttosto che mete più stimolanti culturalmente e "noiose". È indubbio che la strategia dei visitatori nelle nostre città d'arte è completamente cambiata, complice anche la spiccia e superficiale medialità visiva. Lo smartphone hitech ha soppiantato di fatto l'uso della macchina fotografica, rimasta appannaggio di una minoranza di fotoamatori, cultori dello scatto e dell'inquadratura particolare e suggestiva. Una metallica elongazione del braccio brandito verso il cielo ti filma e ritrae dall'alto, mentre sorridi come un ebete, verso questo aborto meccanico del "grande fratello" di Orwell. È un turismo irrispettoso, certo, costretto a far da conto con una generale crisi economica; un turismo di massa, invadente, che rivendica con arrogante indifferenza il suo momento di gloria personale, la "certificazione" del suo atto di presenza sui luoghi mitici della storia! Se poi è possibile un souvenir particolare, frutto di un vandalismo gratuito, tanto meglio! Attenzione, non è di oggi il vandalismo turistico, specchio di una maleducazione o mancanza di senso civico, ma anche di esaltazione onirica o delirio neuropsichico. Ricordate lo sfregio alla Pietà di Michelangelo in San Pietro? Il turismo sciatto e popolano ha sempre diviso amministratori e sindaci di località d'arte, ma il desiderio di privilegiare una presenza elitaria si è sempre scontrato con un incomprensibile e dilatato senso di "accoglienza democratica". E non basteranno oggi le applicazioni più o meno costose di regole limitative, di "tasse variopinte stanziali o pendolari". Il degrado dei centri storici, dei luoghi d'arte nasce da coloro che oggi sembrano soffrirne le conseguenze, ma che sono i primi a non rispettare i luoghi quotidiani in cui trascorrono la propria vita. La pulizia, la manutenzione, la sopravvivenza di servizi pubblici e sociali è a loro carico economicamente, ma "ricade" inevitabilmente sul ripudio della propria storia, meglio sulla loro "ignoranza della storia" che attraversano ogni giorno. La dignità di Napoli e dintorni, culla artistica e monumentale, non ha nulla da invidiare a Roma, Firenze o Venezia, ma soffre più delle altre la disaffezione e la distratta convivenza dei suoi abitanti, residenti su strati magmatici e tufacei di antica storia, transumanti quotidiani sulle strade dei grandi d'un tempo, violentatori turpi d'antiche mura e magioni, empi sacrileghi di opere ridotte a pattumiere e sversatoi d'un popolo lazzaro. Non siamo più custodi della nostra storia. La prima difesa contro il turismo lanzichenecco, non solo a Napoli, passa per una profonda trasformazione e crescita culturale di questa mentalità sussidiaria, provinciale, affetta dal peggiore dei mali di un popolo: vivere di ricordi e rimpianti, offendendo le proprie radici culturali.

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