Martedì 13 Novembre 2018 - 20:58

Immigrati, il razzista della porta accanto

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

Ho l’impressione che la tragedia dei migranti, la loro drammatica odissea lungo le rotte del Mediterraneo, gli atti e i comportamenti di larga parte, purtroppo, di una opinione pubblica o distante e indifferente o addirittura
ferocemente razzista, vengano vissuti come un fatto lontano, come qualcosa che appare e scompare nel vortice di notizie, per coloro che danno almeno uno sguardo ai giornali e alle televisioni, o nella chiusa fortezza di un egoismo provocato da altri problemi, spesso di sopravvivenza e di comprensibile difesa del proprio “particulare”. Eppure, a ben guardare, ci sono fatti ed atti che si svolgono spesso a pochi passi da tanti di noi e che con la loro nuda datità ci inducono, o dovrebbero indurre, ad aprire gli occhi e a risvegliare una coscienza sempre più intorpidita. Vale forse la pena segnalare eventi ed episodi che non sono quelli considerati a torto lontani migliaia di miglia dal nostro angolo di mondo – i naufragi davanti alle coste libiche e i morti lasciati in mare, i veri e propri lager dove esseri umani inermi vengono trattati come bestie, le decine di migliaia di profughi nei campi di raccolta della Siria, i tanti morti lasciati per strada lungo la vera e propria odissea di chi lascia la propria terra verso una vita degna di essere vissuta – ma quelli che avvengono sotto il nostro naso e a pochi metri dalla nostra vista, sperando che sia la “vera” realtà a suscitare sdegno, ribellione, misericordia e fratellanza. Così capita di apprendere che nella tua città, Salerno, si impedisca di sedere in un pullman pubblico e venga redarguito dal conducente per aver protestato e che non si prendano i dovuti provvedimenti per questo ignobile atto di razzismo. O ancora capita di sapere che un giudice del tribunale di Nocera metta sulla sua pagina Facebook parole indecenti, testimonianza di un ripugnante atteggiamento razzista e xenofobo, sostenitore delle più retrive e ignoranti teorie sulla presunta purezza etnica minacciata dai migranti. Fortunatamente si aprono brecce sempre più ampie in questo muro della vergogna e si registrano comportamenti e decisioni che contribuiscono a creare un argine che si opponga sempre più a questa deriva antiumanitaria. Le autorità cittadine, sia a Salerno che a Napoli, si dichiarano disposte ad accogliere nei propri porti, come è avvenuto in passato, le navi cariche di migranti e, innanzitutto, a dare accoglienza a donne e bambini. Un evento-simbolo è accaduto a Salerno, dove, grazie all’amministrazione comunale e all’intervento della Caritas, si è trovato un posto nel cimitero dove accogliere una donna, senza nome e senza documenti, imbarcata su una nave norvegese che aveva effettuato il salvataggio in mare e dove vi erano ben 200 bambini accolti, curati e smistati nei centri di accoglienza. Alla salma il parroco che ha tenuto un toccante discorso è stato dato un nome, Federica, nella speranza che qualcuno in futuro si metta sulle tracce di questa giovane donna. “Da oggi – ha detto il parroco don Marco Russo nella sua omelia - anche Federica ricorderà all’uomo di oggi e di domani che ogni uomo ha diritto di avere un sogno, di sperare nel futuro e di avere anche un luogo dove riposare”. Un commento finale: mentre ancora aspettiamo che si avvii in Italia un movimento di ripulsa popolare e di protesta verso le politiche razziste del governo, non resta che affidarci al moto di condanna che viene dalle organizzazioni cattoliche e dalla conferenza episcopale che ha significativamente intitolato così il suo ultimo documento: “Migranti, dalla paura all’accoglienza”.  

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