Lunedì 17 Dicembre 2018 - 8:47

Ischia, l’Isola dei condonati

Opinionista: 

Franco Iacono

Non abito più nell’Isola di Pithecusa, non abito più nell’Isola chiamata Aenaria e neppure in quella, che è la stessa, chiamata Scheria, come la celebrò Philippe Champault e neppure nell’Isola, sempre la stessa, dove si conserva la Coppa di Nestore. No, abito nell’Isola del… condono. Meglio… dei condonati. Com’è possibile che, sull’onda di una globalizzazione dialettica, generalizzata, in una logica massificata, un’Isola intera, con tutti i suoi abitanti, senza distinzione, sia bollata, ma non è la prima volta, con un marchio infamante. Senza possibilità di distinguo e di … appello. E quelli che sono stati gli sconfitti della pianificazione territoriale, quelli che hanno perso la battaglia dell’edilizia economica e popolare, quelli che si sono battuti, perdendo ancora, contro le infiltrazioni, sul piano immobiliare, della criminalità organizzata, come saranno classificati? Colpevoli, perché perdenti rispetto alla logica del profitto ad ogni costo e ad ogni prezzo?! Anche di quello del sacrificio di una identità strepitosa, sul piano storico- culturale, di un contesto che nei secoli seppe affascinare Vittoria Colonna ed E. Ibsen, W. H. Auden e T. Capote, Ingeborg Backman ed Elsa Morante, W. Walton ed H. W. Henze, fino al sommo Luchino Visconti. Parlo per “legittima difesa” e per la verità storica, non solo mia, ma di quanti si batterono, e persero, sul fronte della pianificazione, del diritto alla casa, contro l’abusivismo selvaggio. Socialisti e comunisti sovra tutti, tra i quali mi piace ricordare Maurizio Valenzi, senatore comunista, consigliere comunale a Forio dal 1964 al 1970 e poi sindaco di Napoli dal 1975 al 1983. Nel tempo breve in cui ebbi l’onore di essere sindaco di Forio, nel 1990, lo volli Cittadino onorario di Forio. Oppure intellettuali prestigiosi quali Edoardo Malagoli, educatore di generazioni di giovani, compresa la mia, al Liceo Classico. Sono l’ultimo epigono, vivente, di una epica battaglia: nel 1973, giovane vice-sindaco di Forio, sindaco l’indimenticato avvocato Michele Regine, da socialisti, recuperando consensi insperati anche in una parte della Dc, varammo il primo Piano Regolatore in un Comune dell’Isola d’Ischia. L’architetto Ugo Cacciapuoti, anche egli socialista, rielaborò, a quantità invariate, il piano regolatore redatto dall’illustre urbanista Corrado Beguinot. Il consiglio comunale, dopo sforzi inenarrabili, lo approvò. Ebbene, noi socialisti fummo letteralmente “cacciati” dopo meno di quattro mesi e fummo “tacciati” di essere i “nemici dello sviluppo”. Non ci riprendemmo più, “forti” di quel “marchio”, da quella sconfitta. Ho avuto tanta fortuna nella mia militanza politica, tale da ricoprire cariche prestigiose quale quella di presidente della Provincia di Napoli, di assessore regionale ai Trasporti, di deputato al Parlamento Europeo, ma sono stato sindaco di Forio per meno di un anno, giugno ’90 - maggio ’91, recuperando più dissensi che consensi, essenzialmente per aver istituito una squadra di Vigili sul territorio per impedire che i cittadini, male abituati, cadessero nella tentazione della costruzione abusiva. Ed anche, ohibò! per essermi rifiutato di cancellare qualche contravvenzione. E quando, da presidente della Provincia, mi impegnai contro la prepotente intrusione della criminalità organizzata, di cui a nomi “illustri” e “famosi”, nel patrimonio immobiliare dell’Isola d’Ischia, proponendo, era il 1984, al prefetto Riccardo Boccia, primo Commissario antimafia d’Italia, un’anagrafe delle lucrose compravendite che avvenivano sull’Isola, ne ricavai una scorta di Polizia, che mi prelevava nel Palazzo della Provincia e mi accompagnava fino alla mia casa di via Zappino. Non ero solo in quelle battaglie, mi accompagnava il Partito socialista nella quasi totalità, all’avanguardia nella tutela del territorio. Avevo ricevuto un’ottima “educazione” dalla Sezione socialista di Casamicciola, alfiere Peppino Iacono, che poi sarebbe stato presidente della Provincia, che attaccò una battaglia, quella vincente, per fortuna, per difendere il Bosco della Maddalena da un progetto speculativo e lottizzatorio, sostenuto dalla Dc di allora. Erano gli anni ’60 ed il patrocinio di quella lotta aspra fu assunto da un combattivo Tonino Caldoro, appena eletto deputato nel 1968. E qui mi fermo. La verità, come molti obiettivamente rilevano, è che il consenso si formava, e si forma ancora, nel consentire tutto a tutti. Sapendo che la forza del denaro è inarrestabile e non si ferma di fronte alla suggestione dei valori lasciata ai sempre meno numerosi illusi e fuori dal tempo, che pensano ancora che il mondo potrebbe essere anche diverso e migliore. Qualche anno fa, con il mio vecchio amico Sergio Chiamparino, andai nelle Langhe, appena “nominate” dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Mi soffermai a raccontare ad alcuni sapienti agricoltori come l’Isola d’Ischia fino a cinquanta anni prima era avanti rispetto alle Langhe perché oltre alla coltivazione “eroica” delle nostre colline fino all’Epomeo, aveva alcune peculiarità che loro neppure si sognavano, come le Parracine (muri a secco), le Case di Pietra, le Fosse della Neve, le Fumarole, che fanno del nostro territorio un “unicum” assoluto. Poi, con il capo chino, raccontai pure come in una “notte” di follia, quel Patrimonio molti lo avevano dissipato, nel silenzio dei più. Nel segno del “progresso”. Intanto le Langhe sono diventate “Patrimonio dell’Umanità” con un ritorno formidabile, anche sul piano della qualità dell’offerta turistica. Sempre per amore di verità: l’abusivismo di necessità esiste davvero, seppure in “modica” quantità, dovuto alla insipienza interessata di amministratori locali che non seppero, o non vollero, spendere fior di miliardi fatti stanziare dal compianto Enzo Mazzella e da me, al tempo della comune responsabilità di assessori regionali. Se quelle risorse ingenti fossero state spese, tanti cittadini non sarebbero stati costretti a quella che per loro pareva una scorciatoia, per giunta “autorizzata” dai potenti del tempo, di costruirsi la casa, abusiva ed a rischio demolizione. Ma al tempo del “boom” dell’abusivismo, la fine degli anni ’70 e tutti gli anni ’80, non erano i Sindaci titolari del diritto-dovere del controllo del territorio?! E quale azione fu intrapresa contro coloro, non tutti per fortuna, responsabili di quelle “omissioni” così patenti? In tal modo la lotta all’abusivismo fu lasciata ai vicini rancorosi ed alle denunce anonime, non alla doverosa e responsabile azione delle Istituzioni. Di tutte le Istituzioni. Così come quali azioni intraprese la sempre “solerte” Corte dei Conti nei confronti di quei Sindaci responsabili del mancato impiego delle risorse destinate all’edilizia economica e popolare, che impedì a tanti di avere una casa, per giunta a carico dello Stato, e li costrinse all’abusivismo, quello sì di necessità? Per non dire del vincolismo esasperato della Soprintendenza, che mentre negava pareri positivi per l’allargamento di una finestra, autorizzava autentici scempi, ben noti a tutti in aree particolarmente sensibili. So bene quello che dico. Di tutto questo non si parla e l’Isola d’Ischia, indifesa o, peggio, mal difesa è finita tutta intera nel tritacarne delle cronache giornaliere, “scalpo” strumentale nelle diatribe dei talk show. E così, mentre, opportunamente, il Senato ha osservato un minuto di raccoglimento per le quarantatré vittime del Ponte caduto a Genova, le nostre due donne, vittime del terremoto dell’agosto 2017 non hanno avuto neppure questo onore postumo, come se la dignità di una vita si misuri a peso ed a numero. Eppure, mentre c’è questa concentrazione di attenzione su di un tema comunque scottante, non si “spreca” un rigo per gli Scavi di Santa Restituta, chiusi al pubblico, perché non messi in sicurezza (lì convivono prodigiosamente le fornaci dell’antica Pithecusa ed una Necropoli Paleocristiana) o per la Colombaia di Luchino Visconti, chiusa e dal destino incerto, oppure per l’assenza di depuratori su di un’Isola che continua a produrre ricchezza importante perché, come amo ripetere da tempo, essa, nonostante la mano dell’uomo, è ancora bellissima e da scoprire nella sua intima identità. Anche per contribuire al recupero di questa memoria, il 6 di dicembre, giorno di San Nicola, insieme al sindaco di Serrara Fontana, affiggeremo una targa nel piazzale nell’Eremo del Monte Epomeo per ricordare Nicoletta D’Arbitrio e Luigi Ziviello, i valorizzatori, con le loro documentate pubblicazioni, di un’altra delle meraviglie della nostra Isola, “le Case di Pietra”: grondano storia e suggestione! L’invito a chi scrive e parla dell’Isola d’Ischia, e della sua gente, ad essere più… curiosi nella ricerca della verità.   

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