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Eternamente sotto le luci della ribalta, Napoli si è manifestata in questi giorni con la sua collera, i suoi appelli, la sua bellezza. Un Regno di estemporanee, stridenti contraddizioni dove il nobile passato di ieri si mischia con il sangue innocente di oggi, mentre la classe dirigente si svela, per l’ennesima volta, palesemente inadeguata. Terra di chiaroscuri che al rumore sordo delle pallottole risponde con l’incanto di Canova e Caravaggio, in uno slancio di cultura immanente ed eterno. Terra di camorra dove qualcuno, finalmente, comincia a sdoganarsi da quel destino, provocando tellurici movimenti mediatici in Italia e in Europa. Nel momento più difficile, Napoli prova ad incollare i suoi frammenti e lo fa con la forza eterna della cultura che garantisce al Museo Archeologico, domenica scorsa, un record assoluto di presenze: oltre 8mila ingressi, oltre mille visitatori l’ora , un flusso continuo, costante, degno dei grandi Musei europei. Certo, l’ingresso gratuito ha favorito indiscutibilmente la marea di presenze, molti erano gli stranieri in coda ma moltissimi erano soprattutto i giovani napoletani che hanno voluto rispondere con un atto di fede nel futuro alla confusa barbarie di questi giorni. Napoli ha così voluto replicare con una carezza alla cartavetrata di questi giorni inquieti, alla pubblicità negativa che ha attraversato impunemente la città, riportandola improvvisamente nel cuore di “Gomorra”. E la risposta al negativismo di facciata non è solo la cultura in scena in questi giorni, le magie di Canova, la passione di Caravaggio. Ma anche e soprattutto le grandi biografie del passato. Da Scarpetta ad Eduardo, da Totò a Taranto, con la grande storia di un teatro napoletano dai contenuti europei. Da Troisi a Pino Daniele, sulle orme del cinema e della musica. Per non parlare di un presente mai così ricco di talenti, da Sorrentino a Servillo, da Salemme a Siani, da Assisi a Sal Da Vinci, fino alla nutrita schiera degli attori di tante fiction di successo, come Gomorra. Senza dimenticare mai le grandi lezioni umanistiche di Gerardo Marotta e di Giuseppe Galasso. Ecco, probabilmente, dove aggrapparsi nei momenti di crisi. Alla grande fabbrica dei sogni che Napoli, nel tempo, ha saputo costruire con l’umiltà e l’intelligenza di tanti talenti che hanno deciso raccontare una storia nuova e diversa. In attesa che il vento cambi, in attesa che la città sappia rialzare realmente la testa.