Domenica 17 Dicembre 2017 - 5:12

La chiamata alle armi per formare gli uomini

Opinionista: 

Umberto Franzese

Fior di giovani studenti, che quando disertano le aule scolastiche, e ciò accade spesso per futili motivi, non trovano di meglio, che rovesciandosi per strada, che imbrattare le vetrine degli esercizi commerciali, lanciare uova, carta igienica, insozzare le mura con scritte triviali e blasfeme e appiccare falò. Succede anche, che quando mancano i docenti, intere classi vengono prese in ostaggio dai cosiddetti collettivi. Ne consegue che si procede così alle occupazioni con relative devastazioni, party, video hard, spaccio di cocaina e confezioni di bombe carta. E quando i giovani virgulti non vanno a lezione e non frequentano una qualsiasi bottega artigianale, vanno in cerca di trastulli effimeri o di divertimenti travianti. Sono codesti giovani estenuati, senza risorse né desideri austeri, ripiegati su se stessi, debilitati, avviluppati nel vuoto più assoluto. Fanno parte di una società senza freni né vigorosa. Una società tollerante, che lascia correre, che giustifica ogni capriccio. Una società debole, cedevole, senza alcuna voglia di conservarsi integra. C’era un tempo chi nasceva un po’ troppo selvaggio, chi invece anelava ad una vita meno monotona e sognava l’avventura ed il pericolo. Chi era scosso da inquietudini giovanili, da febbrili energie. Allora decideva di evadere dalle quattro mura di casa e andare soldato, via verso l’ufficio di arruolamento per correre verso l’imbarco, verso l’ignoto. Per tutti gli altri la chiamata alle armi rappresentava un moto di ribellione o di rivalsa. In poche parole il servizio militare serviva per i volontari o per i richiamati per migliorarsi, per formare l’uomo, il carattere. Edmondo De Amicis diede alle stampe prima per l’Edizioni Treves nel 1868, poi per Le Monnier nel 1869, “Vita Militare”, un abbecedario in cui indicava ai giovani italiani come la vita da coscritto fosse una scuola, una palestra del “buon vivere” e di educazione morale alle virtù del buon suddito e del buon soldato. L’Esercito in quanto istituzione da affiancare alla scuola e alla famiglia, ma soprattutto conoscenza della Nazione e dell’idea di Patria. Concetti oggi del tutto imputriditi essendo distrutta la famiglia, devastata la scuola, infamante l’idea di Patria. Nel corso della guerra del 1915- 18, sotto le direttive del generale Luigi Cadorna, vennero istituiti a bella posta i bordelli di guerra. E i soldati mandati al fronte e sottoposti ad una vita di trincea la più nera e massacrante, trovano nelle braccia della bella di turno tenere e vogliose carezze con poca grana. Dopo la conquista dell’Abissinia è una corsa sfrenata per l’ottenimento di concessioni di licenze per aprire casini laggiù. Il maschio italiano prova così la sua virilità assaporando un “prodotto esotico”. Di tanti, troppi doveri da compiere era costellata la vita di un giovanotto di allora a partire dai fatidici 18 anni: gli esami di maturità, l’ingresso all’Università, la chiamata alle armi, l’iniziazione ai riti di Venere. Il ripristino della leva militare è del tutto auspicabile per formare gli uomini di domani di cui la Nazione ha assoluto bisogno.

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