Mercoledì 20 Febbraio 2019 - 14:53

La crisi dei cinquestelle e la caduta di Di Maio

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

La prova che sta dando di sé il M5S supera anche i peggiori presagi. Che si trattasse d’un personale privo di particolari competenze, non aduso alla gestione del potere, anche se da questa terribilmente attratto, più propenso ad usare slogan che ad attuare regole appropriate, mancante della necessaria concretezza nella gestione della cosa pubblica, tutto ciò lo si sapeva da prima. Ma che di queste doti vi fosse una concentrazione tale da porre il votatissimo movimento in crisi profonda dopo appena alcuni mesi di governo, no questo francamente non era agevole da prevedere. E la crisi in cui versa, spinge verso nuovi e peggiori errori. Narrano le cronache che il leader del momento, Luigi Di Maio, vedendosi già pieno d’ammaccature, temendo di perdere il suo ruolo di guida, e soprattutto paventando che i suoi parlamentari potessero transumare verso gli accoglienti liti di Forza Italia, abbia inviato il seguente, acuto messaggino: «Se questa gente vi avvicina registrate tutto. Vediamo se c'è materiale per la Procura della Repubblica. Daremo una piccola dimostrazione di come funziona l'agente sotto copertura dello spazza corrotti». Non è difficile intendere il senso della brillante iniziativa: Luigi Di Maio sente venir meno il terreno sul quale poggiano i suoi stivaloni di capo; avverte che la quotidiana colluvie d’errori sta facendo perdere a lui ed al M5S quel consenso sino ad ieri abbondante, in ragione della grande illusione creatasi intorno al ‘nuovo’, ed al M5S quale portavoce di esso. Ed allora ha la bella pensata: mancando la radice politica del consenso e vedendosi già chiare le crepe dell’un tempo monolitica compagine penta stellata, la nuova risorsa può essere ricercata nell’Ordine giudiziario. Notoriamente in scarsa empatia con Silvio Berlusconi e la sua formazione politica, le Procure italiane potrebbero puntellare, questa l’idea del Capo, la pericolante intesa con la base democratica e parlamentare. Un’idea davvero brillante, dato che è molto più facile intendersi con qualche eventuale ben intenzionato magistrato che creare quotidianamente intese grazie all’azione concreta ed ai risultati positivi conseguiti nell’agone della politica: vale a dire amministrando correttamente gli interessi collettivi ed servendosi correttamente delle risorse non abbondanti di cui il Governo dispone. Sennonché, la politica è un luogo in cui le regole che si applicano non hanno granché da condividere con quelle della giurisdizione. Queste ultime, sono quelle rigide del diritto preesistente che si cala su singoli fatti che si verificano per ricondurli ai propri duri paradigmi se da questi abbiano deviato; la politica è il luogo della sovrana creazione dell’accordo intorno ad obiettivi che ad essa non preesistono ma che anzi essa concorre dialetticamente a formare nel suo procedere attraverso sempre nuove realizzazioni. Ed anche il mutamento delle maggioranze e delle appartenenze è una forma della politica, che si verifica quando i parlamentari ritengono che seguire una certa strada o mantenere in piedi un determinato leader non risponda più agli interessi, spesso ai propri, ma altrettanto spesso a quelli collettivi ed ancor più di frequente ad entrambi. Usare il richiamo terroristico alle Procure è un ulteriore segno d’inettitudine politica, un segno che peraltro può creare danni non scarsi, irrigidendo ulteriormente, come ve ne fosse bisogno, il dialogo ed il confronto, quanto cioè nell’arena politica è il luogo indispensabile per conseguire ogni fine. Ma il M5S è anche la formazione che invoca un giorno si e l’altro anche il contratto di governo: una forma giuridica con la quale due soggetti privati s’impegnano per perseguire specifici interessi, assumendo obblighi ed acquistando diritti fissati in modo tendenzialmente inflessibile. Una forma del tutto inadatta al mondo della politica, dove le questioni si presentano sempre nuove, gli interessi da considerarsi sono molteplici e di vario livello, dove insomma la flessibilità e la resilienza costituiscono attributi propri. Ma il M5S è anche la formazione che ha stabilito la regola rigida della non candidabilità oltre la seconda legislatura dei suoi parlamentari, leader compreso. Altro formalismo sciocco e – come tutte le cose sciocche – assai dannoso al fluire delle cose in politica, come mostra la sua nefasta influenza sulle scelte compiute dallo stesso M5S, il cui leader pur di andare al governo – sua ultima possibilità, in questa legislatura – avrebbe venduto anche i genitori (sia lontana l’ingiuria dalle mie parole). Ed alla stessa irrequietezza dei parlamentari del Movimento pare non sia estranea questa geniale regolazione. Insomma, qui il problema, chiaramente, non è su quella o questa questione, è sulla capacità o meno d’essere in politica, ed a me pare che il M5S, il suo leader ed i suoi riferimenti ne stiano dimostrando assai poca, nonostante l’onda di consensi che li ha fin qui sostenuti.

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