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Le parole arretrano di fronte alla tragedia e alla crudeltà delle immagini che ci raccontano il fanatico integralismo dei terroristi del califfato islamico, il silenzio gravido di paure e di sconforto non è una rispettosa scelta ma ben più una reazione innaturale ecoercitiva da parte di un movimento settario, ormai divenuto un vero e proprio stato sovrano, con un dogmatismo mistico e fideico al di fuori della filosofia sociale e culturale che ha espresso nei secoli la grandezza e il metodo innovativo e rivoluzionario del mondo arabo. Come per determinati ambienti ideologici di un vecchio continente genitore di sciagurate crociate, oggi riscopriamo, con angoscia, in costoro, la resurrezione di odi tribali e nazionalistici mai sopiti, di faide scismatiche genocidiche, di ritorsioni, bagnate dal sangue di vittime innocenti, per l'ottusa, centenaria politica dell'occidente, alimentata dal maleodorante liquame nero, malefico alibi e poderosa forza economica, camuffata da una cortina di intransigenza teologale, che farebbe impallidire il grande Saladino. Sempre più la mano portatrice di morte, asservita al lato oscuro della forza dell'Islam, è quella di infedeli ex cristiani che abbracciano il monoteismo maomettano, scaduto e ridotto al rango di una cieca e barbarica idolatria: una inequivocabile sconfitta di un occidente che ha più volte tradito le aspettative e gli ideali delle sue giovani generazioni. Un occidente colonialista ed imperialista che ha negligentemente sottovalutato la grandezza esemplare della storia millenaria di antiche civiltà mediorientali e che oggi assiste attonito all'abbattimento delle loro stesse simboliche testimonianze. Non c'è più tempo. Al grido isterico e genocidico di "Dio lo vuole" che ottunde i nostri ricordi e rimorde ancora oggi la nostra coscienza, si sta sostituendo, in una cruenta nemesi storica, l'invocazione altrettanto fatidica di "Allah è grande" e lo scompiglio terroristico, e la campagna di "pulizia" musulmana si rivolge verso la nuova Gerusalemme, quella Europa odiosa e odiata che rappresenta il nuovo Satana infedele e che alberga in sé il seme della decadenza occidentalizzante delle terre di Maometto, che continua ad offrire, anche se con contraddizioni interne geopolitiche, asilo e protezione a coloro che fuggono da una visione tanto abnorme ed estrema della civiltà sociale indottrinata dal califfato, e purtroppo, in tal senso, l'attacco alle torri gemelle di New York sembra essere stata soltanto una prova generale, un'anteprima criminale di una storia ancora tutta da scrivere. Quale futuro attende l'Italia, molo geofisico degli attracchi migranti mediterranei? Quali potrebbero essere gli obiettivi a rischio, sulle basi di una scelta simbolica, che l'ISIS sembra gradire strategicamente? Saltano agli occhi le città d'arte, le culle testimoniali della cristianità, ma anche i siti strategici e codificati del potere economicopolitico di un paese, che nonostante le sue contraddizioni sociali e le variabili ideologiche sulla politica dell'accoglienza, è ben presente nello sforzo interventistico internazionale nell'area nordafricana e mediorientale. Paradossalmente, a tal proposito, si avverte la mancanza di una personalità dello spessore politico di Andreotti, tanto fastidioso ed ingombrante alla vecchia teoria della "lista nera" americana! La data del futuro Giubileo sembra troppo allettante e Roma, da sempre, si è guadagnata l'appellativo di "città aperta" oltre a quello, estremamente inaccettabile per i terroristi, di "città eterna", inoltre non sono da sottovalutare obiettivi sensibili come città ad alta densità di comunità israelitica. E Napoli? Sin da Federico II alle dominazioni franco spagnole, la nostra storia è stata caratterizzata da un senso di accoglienza, tipico di un popolo tollerante e aduso all'arroganza dei potenti, e sia per commerci che per esigenze di opulente nobiltà, la presenza di etnie africane o levantine, con il loro corredo culturale e religioso è stata sempre costante, e i richiami idiomatici e fonetici nella lingua sono ancora evidenti. La corte federiciana prediligeva tanto la presenza e la consulenza di filosofi, astronomi e artisti del mondo arabo, da cadere in duri scontri ideologici con la Chiesa ed essere tacciato di eresia. La comunità musulmana, se pur eterogenea, incide sempre più nel tessuto economico e sociale di questa regione, il 30% delle nostre nuove nascite è da ascrivere ad essa, anche se molto è ancora da compiere per una giusta integrazione sociale e civile, e ciò potrebbe fungere da esempio per un futuro di connivenza ed osmosi culturale, nel rispetto però delle regole e delle nostre leggi. Una condizione quindi di relativa, invidiabile, tranquillità psicologica, che non può e non deve far distogliere il pensiero dal condannare, senza mezzi termini, l'inumana e perdente dottrina del terrore e sangue di questi falsi interpreti di una religione millenaria.