Lunedì 17 Dicembre 2018 - 15:26

Le colpe dei padri e il “quarto potere”

Opinionista: 

Michele Di Salvo

“A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura”, a dirlo fu Pietro Nenni, classe 1891, tra i padri nobili della Repubblica e di certo persona al di sopra di sogni sospetto. E così accade che decenni dopo la storica frase di Nenni, deputato della primissima Repubblica, il Governo auto-definito del cambiamento e “inizio della terza Repubblica” ci presenta un ministro del Lavoro – che non ha praticamente mai lavorato in vita sua – ad interim ministro dello Sviluppo Economico – che non ha studiato economia o finanza o ha esperienza di impresa a qualsiasi livello – il cui padre avrebbe “assunto” (si fa per dire) dipendenti “al nero”. Lui si difende: “devo indagare”, come se non bastassero dieci minuti di chiacchierata con papà la domenica a pranzo! Nenni sempre più attuale se consideriamo che gran parte della campagna elettorale del Movimento 5 stelle, di cui tale ministro è “capo politico”, è stata incentrata su attacchi su altri due padri: quello di Renzi e quello della Boschi. Lei ovviamente è sarcastica, augurandosi che per il padre di Di Maio si usino toni meno violenti di quelli usati verso il suo, ed a breve – come è logico – non mancherà un simile commento di Mattero Renzi. Di Maio, il super ministro vicepremier, parlerà – ancora una volta – di macchina del fango dei poteri forti padroni della stampa che montano campagne tese a screditare il lavoro rivoluzionario suo e del suo governo (e ci potrebbe finire dentro anche qualche commissario europeo che ci sta sempre bene, membro di oscure trilaterali, che avrebbe partecipato e diretto questa orchestrazione). Ci aspettiamo anche che Il Fatto Quotidiano, ormai organo ufficiale del Movimento fondato dal comico Grillo, ci faccia qualche ricostruzione apocalittica e difenda a spada tratta un errore “che non è certo di Di Maio figlio, ma al massimo una leggerezza di Di Maio padre” – dimenticandosi i propri fiumi di inchiostro sui già citati altri due padri. E del resto Travaglio che disse “se un politico assume una colf al nero deve dimettersi” nulla disse proprio sulla colf al nero di Roberto Fico, presidente M5S della Camera. Sin qui è l'ennesima puntata della reality- politik figlia dell’epoca dei social e dei reality-show in cui ciascuno, nel recitare la propria parte e il proprio ruolo, deve, per acchiappare più like possibili (misurati anche in ospitate tv), essere necessariamente più forte, più violento, e perché no anche più fantasioso e complottista (è il pubblico che lo chiede!). Rimanendo nei toni del nostro bi-ministro, vicepremier, deputato e capo politico - si lui che si è sempre dichiarato contro le doppie poltrone ricopre attualmente ben cinque ruoli- ci dirà anche che questa vicenda mostra ancora una volta la malafede dei giornali, che lo attaccano solo perché lui vuole togliere i finanziamenti pubblici. Ed anche questa retorica è cosa già vista, perché da sempre i giornali sono il “quarto potere”, quello che deve raccontare i fatti e mettere a nudo le criticità di chi sta al potere, al servizio dei cittadini-lettori, esattamente come da sempre chi sta al governo attacca i giornali, che siano i padri o i figli, che sia la prima la seconda o la terza Repubblica. Anche se – ed anche questa è cronaca – almeno “anni fa” il contegno era differente, come i toni, l’educazione, il rispetto reciproco, e perché non citarlo anche il vocabolario. Ma questa vicenda – se vogliamo trarne una lezione oltre quella di Pietro Nenni – ci indica anche una strada per la “nuova politica”. In Italia abbiamo un serio problema generazionale. Nel 1968 in Germania gli studenti manifestavano con uno striscione che recitava: “diffida di chi ha più di quarant'anni” perché è stato sicuramente nazista. Ebbene noi i conti con gli errori delle generazioni precedenti non li abbiamo mai fatti. Su un’amnistia è stata fondata la Repubblica e su continui “vecchi che muovevano i fili dei giovani” abbiamo perso il ’68, abbiamo subito il ’77 e dietro la seconda Repubblica altro non c’erano che i figli e figliocci della prima. Sino a quando non saremo in grado di fare i conti con gli errori del passato, con l’evasione fiscale come metodo, con la raccomandazione del padrino per il posto fisso, con il baratto del voto per pochi spicci, con “l’amico dell’amico”, con la piccola truffa per un finanziamento o per la pensione di invalidità, con il lavoro nero come via “normale” per cominciare a fare qualcosa... sino a quel giorno non sarà un problema di Di Maio, della Boschi, di Renzi e altri. Sino a quel momento sarà un problema nostro di “fare come i padri” in un eterno ciclo che porterà a che non cambi mai nulla davvero.

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