Sabato 20 Ottobre 2018 - 23:31

Le convergenze parallele dello sciovinismo italiano

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

Il nazionalismo fanatico, negazionista dei diritti degli altri popoli, del pensiero non conforme a tale travisamento del patriottismo è tornato prepotentemente alla ribalta. È una costante storica. Riaffiora ogni qual volta s'insinua la consapevolezza della nostra inadeguatezza ad affrontare periodi di recessione economica o di ristagno etico. Ridiventa un'esigenza di "revanscismo" in nome di un malinteso prestigio perduto, di una generica riappropriazione del diritto territoriale, di una incomprensibile "identità nazionale" se rapportata alla irrefrenabile deriva verso la globalità del mercato, al conformismo culturale su valori che non ci sono più peculiari. C'è sempre una Caporetto, militare, economica o sociale alla radice di questi sentimenti contrastanti, vetero-d'annunziani e confutabili, che "urlano" alla pancia del popolo e minano la sua mente. E sembra inutile ricordare il contenuto dell'arringa di Menenio Agrippa ai plebei sull'Aventino, a chi - perfino nell'aula parlamentare o nel senato - ha, in questi giorni, rivendicato con orgoglio ignorante la propria genuina appartenenza al popolo "anticasta", manco provenisse dal mondo operaio delle saline apule o sicule! Che questo governo nato da un patto scellerato fra un rigurgito esofageo fascista e il giacobinismo grillino avesse i numeri per la fiducia, era noto perfino ai muli, ma che attuasse un revisionismo storico ed una reinterpretazione becera del pensiero politico di un vero statista come Aldo Moro, sulle famose "convergenze parallele", è inatteso e dissacratorio. Il tragitto dei binari politici del compromesso storico Dc-Pci avevano come stazione d'arrivo una convergenza verso una meta comune per superare un momento d'impasse politico senza precedenti per il Paese, ma oggi, la meta dichiarata del contratto fra M5S e Lega è la rottamazione, di un sistema politico perfettibile in cui la Lega ha "sguazzato" insieme ad un bel numero di pentiti transfughi nel grillismo, come quella a cui possono portare soltanto "binari morti" frutto d'idee obsolete e pericolose. Appare dilettantesco il messaggio programmatico di questo "carneade" Conte, enunciato in occasione della richiesta di fiducia, ben elaborato dai suoi due suggeritori tutors Di Maio e Salvini, a loro volta giunto dai ghostwriters in una desolante catena di "copia e incolla". Far leva sull'amor patrio, su una rivoluzionaria rivincita del cittadino - erede diretto di quella plebe secessionista del 494 a.C. - e presentarsi non da capo di governo ma come un nuovo tribuno del popolo in pectore, in realtà anello debole di un triumvirato, come lo fu M. E. Lepido con Ottaviano e Antonio, la dice lunga su quali sono le prospettive e il percorso personale di una figura che dovrebbe "in autonomia" guidare una nazione verso lidi più tranquilli. Un professore universitario, un tecnico prestato alla politica nel perfetto stile dei sui contestati predecessori, che non si prende la briga di informarsi con i suoi collaboratori sul nome del "congiunto" del Presidente della Repubblica, da cui è stato incaricato, e che per l'inaccettabilità di tale pochezza istituzionale, ci far venir voglia di twittare, in antitesi ai suoi volgari sostenitori, #è nato il governo sbagliato! È mio personale pensiero che la "colpevole" distrazione ostentata in aula dal "piccolo Conte antico" sia stata in realtà vendicativa e voluta; a conferma di tale opinione, la manifestazione d'indifferenza delle squadracce leghiste e dei manipoli grillini quando Del Rio ha ricordato che il congiunto aveva un nome, Piersanti, assassinato dalla Mafia, mentre l'aula applaudiva. È nato il governo sbagliato, figlio dell'odio, del razzismo e dell'italofobia, di una classe politica retrìva agli ideali più genuini della democrazia, colpevole dello sfacelo dell'istruzione e della sanità. Lo scrissi, in tempi non sospetti, anche per Matteo Renzi. Questi sono figli incapaci di un "parricidio" catartico, e appena avranno acquisito il fascino del potere, ripercorreranno lo stesso viaggio senza meta dei loro predecessori: polvere da soffiare sui libri di storia.

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