Mercoledì 28 Giugno 2017 - 14:28

Le piccole rivincite degli elettori

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, io non amo ripetermi, ma, purtroppo, ogni giorno che passa trovo più convincente ciò che scrisse Mark Twain: “Se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero mai fare”. La tornate elettorali di questa repubblica fatiscente rispecchiano sempre meglio la definizione di Benito Mussolini: ludi cartacei! Non mi riferisco al gioco sporco, come quello dei diversi bari che in provincia di Napoli commerciavano in schede clandestine già votate. No, la prima cosa che mi viene in mente è l’elezione, per il quinto mandato, di un personaggio come Leo Luca Orlando, che si giova anche del trattamento di favore nella regione a statuto speciale per cui in Sicilia basta il 40% per l’elezione al primo turno. Siate sinceri: non vi sembra, a questo punto, che fosse più valido il sistema dei podestà? Il nostro totale disincanto nei confronti di questa sedicente democrazia non può, peraltro, impedirci di spilluzzicare fra le notizie degli esiti elettorali per trarne motivo di divertimento. Non mi dite che non c’è niente da ridere; “quis vetat ridendo castigare mores?”. Non mi riferisco ai deludenti risultati dei grillini e, sopattutto, dei seguaci di Dema: sono fatti che possono compiacere, non divertire. Ne sono lieto e soddisfatto, cioè, ma non rido. Sono i piccoli risultati carichi di significato simbolico che inducono all’ilarità. Il più ameno è certamente quello di Rignano, la cittadina toscana che, nell’immaginario collettivo, sta diventando quello che un tempo era Nusco: la capitale morale di questa Italietta da quattro soldi. Colà il sindaco uscente Daniele Lorenzini, comunista come quasi tutti i rignanesi (maledetti toscani, diceva Curzio Malaparte dei suoi corregionali) ma molto sgradito a Renzi per la sua deposizione sui fatti della Consip, è stato confermato nella carica. Battuta nettamente la candidata dal Pd Eva Uccella, di cui gira su Internet la fotografia in cui l’ex premier l’abbraccia, sotto lo slogan “Matteo Renzi sta con Eva”. A evitare che Eva fosse “uccellata”, non è servito a nulla, tuttavia, l’infaticabile sostegno di Renzi padre (come sono soddisfatto di essermi tolto la barba che somigliava alla sua!) né l’intervento in campagna elettorale di personaggi come Lotti, Martina e Nardella. Un’altra sconfitta eccellente è stata quella di Lampedusa, anch’essa storica località dell’Italietta renziana. Ne è stata vittima Giusi Nicolini, che l’anno scorso aveva accompagnato Renzi alla Casa Bianca come “simbolo dell’eccellenza italiana”: è arrivata addirittura terza, superata non solo dal nuovo sindaco Totò Martello, ma persino dal candidato grillino. Anche nell’isola un comunista doc ha sconfitto una renziana di ferro, componente della segreteria nazionale dem. Terzo risultato divertente è stato la sconfitta della sinistra a Bettola, paese natale di Pier Luigi Bersani: il nuovo sindaco di questo piccolo centro del piacentino è Paolo Negri, ex democristiano sostenuto anche dalla Lega e da Fdi. Non ci sono soltanto i sindaci, però. Ci sono anche piccoli successi elettorali che fanno notizia, perché sintomi di qualcosa di nuovo. A Lucca, per esempio, il candidato di Casa Pound, Fabio Barsanti, ha ottenuto il 7,84% dei voti, piazzandosi al terzo posto dietro centrodestra e centrosinistra e precedendo i pentastellati. Io apprezzo Casa Pound nella misura in cui questo movimento trae legittimazione dalla persecuzione del potere. Se non piace a loro, evidentemente merita. Last but not least i casi di Mura, paesino del bresciano, e Seramide-Felonica, comune del Mantovano. A Mura tre consiglieri comunali sono andati al “Movimento fascismo e libertà” con la lista Psn (Partito socialista nazionale) e il fascio della Repubblica Romana di Mazzini nel simbolo. A Seramide-Felonica la lista “I fasci italiani del lavoro” ha preso un solo seggio, con il 10,42% dei voti, ma il fatto ha suscitato le ire della Boldrina, che, indignatissima, ha ottenuto la revoca dei funzionari rei di aver ammesso la lista. I fasci avevano già più volte partecipato alle elezioni comunali, ma senza ottenere seggi, per cui nessuno ci aveva fatto caso. Va detto, a questo proposito che c’è una disposizione transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista. La Boldrina vi si è attaccata. Si vede che quella disposizione è transitoria come i lavori che, qui a Napoli, interessano la Metropolitana, Via Marina e la Funicolare Centrale. Anzi, tutto sommato, un bel po’ di più, visto che sono passati settant’anni. L’antifascismo è più duro a morire del bonapartismo, del guelfismo e di altre ideologie risalenti sino all’epoca dei Sumeri. Ogni tanto, però, gli elettori si prendono una piccola rivincita; che, in ogni modo, non scalfisce la profonda verità di quel che scrisse Mark Twain.

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