Mercoledì 18 Ottobre 2017 - 4:21

Liquida o immobile Napoli è allo sbando

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Nella società dove tutto scorre ed è inafferrabile -perché non ci sono punti fermi, pensieri e proposte credibili - la nostra città vi è dentro fino al collo; nei territori dove la “modernità” è drammatica stagnazione e ritardo cronico, il nostro si distingue per caratteristiche particolari e immediatamente percepibili. Zygmunt Bauman non pensava certo a Napoli quando elaborava la teoria della “liquidità” postmoderna, mentre è direttamente riferita a Napoli l’espressione di Aldo Masullo di “città deragliata, sospesa e delusa”. MOBILITÀ NEGATA . Se vogliamo andare da una parte all’altra, non sappiamo più che direzione prendere. Cambiano di continuo segnaletica e percorsi per auto e bus. I piedi non sappiamo dove poggiarli, ogni passo è un rischio. Troppe buche e rappezzi alla men peggio, troppi tratti pezzottati. Auto lasciate in doppia e tripla fila, vigili che a loro volta si muovono con l’incertezza dei fantasmi in un clima decisamente amletico: multare, non multare? E che si multa a fare, se poi più della metà dei verbali finisce come carta straccia? Ganasce, carri gru: sembrano più provvedimenti ferocemente punitivi senza ragione, che inviti a rispettare il codice stradale. C’È CHI PENSA A NOI. Purtroppo, viene subito da pensare (perché, a volte, sarebbe auspicabile che se ne facesse a meno!). Immaginiamo quello che accade in alcune stanze del potere o in alcuni uffici delle pubbliche amministrazioni. Un giorno si decide (bisogna farlo per forza) di ripavimentare strade che per troppo tempo sono state abbandonate agli eventi, all’usura impietosa e incalzante del tempo, al pesante traffico dei mezzi pubblici e privati di dimensioni e quantità non facilmente prevedibili (a Napoli anche il traffico è eduardiano: si recita a soggetto). Primo problema: come procedere alla ripavimentazione? INCREDIBILE MA VERO. Sul tavolo le proposte non possono essere molteplici, perciò si potrebbe decidere velocemente. E invece no. Scendono in campo le agguerrite “scuole di pensiero”. C’è chi vuole basoli di pietra lavica (Vesuvio o Etna), chi i cubetti di porfido, chi l’asfalto. Basoli e cubetti danno una pavimentazione dura che però poi si allenta, crea sconnessioni e si torna punto e a capo. L’asfalto, materia bituminosa, è di più rapida collocazione e offre un manto che appare più veloce. Si parla giustamente di costi: la prima soluzione è più cara, la seconda meno (così almeno sulla carta: la risparmiosità è un dovere, ma certo non a scapito della qualità e dell’efficienza). CHI DECIDE COSA? Di fronte a una questione indubbiamente tecnica, la scelta dovrebbe competere solo ai tecnici. Così, almeno, dove non mancano sensorio vigile e ben dell’intelletto. Tuttavia siamo fuori strada. I Palazzi si scontrano: Comune contro Regione, Sovrintendenza contro tutti salvo poi a “modulare” le sue decisioni in modo da non scontentare nessuno. Ci si chiede: ma trattandosi di viabilità e materiali da usare per rendere le strade meglio transitabili (a piedi, in auto o viaggiando sui mezzi pubblici) non sarebbe giusto lasciare le scelte a coloro che se ne intendono? Che ci stanno a fare gli Uffici tecnici? E poiché le strade servono anche per camminarci a piedi, non sarebbe bene consultare anche un po’ di ortopedici? CASI EMBLEMATICI. Parliamo di due strade di valore storico. Interessata da tempo prima per la fantomatica idea del tram veloce, poi per la stazione di una linea metropolitana, la Riviera di Chiaia (antica “platja” che significa spiaggia in catalano) ha bisogno urgente di essere ripavimentata, serve un nuovo “manto”. Ci si è accorti che non poteva essere più quello di quindiciventi anni fa, tanto più (si fa per dire) quello che ebbe subito dopo la colmata a mare, all’epoca del Risanamento. Ora il tratto è quello tra 2 piazze: Vittoria e Repubblica. Nei Palazzi di competenza (più presunta che reale) c’è tutto un traffico di carte bollate, pareri dati e poi rimangiati, passaggi di patate bollenti. Il Comune, dopo un po’, si tira indietro (la scusa è che non ha ancora integrato la Commissione edilizia). La Regione si oppone fieramente all’asfalto (anche se fonoassorbente), poi cambia parere e dice sì (costa di meno!). A Palazzo Reale, la Sovrintendenza difende a spada tratta i sampietrini (sono arte e storia), ma non ne fa una battaglia all’ultimo cubetto. LA PRIMA TANGENZIALE. A questo suo primato, il corso Vittorio Emanuele ora ne aggiunge un altro. Rischia di avere, nella sua carreggiata, due corsie: una pavimentata con l’asfalto, l’altra coi sanpietrini. Così è attualmente per effetto di tanti pezzottamenti. Si arriverà ad un manto unico per tutti i 5 chilometri da Mergellina a piazza Mazzini? Niente asfalto, grida la Sovrintendenza. Sulla sua strada c’è Vittorio Sgarbi (“rimuovere i sampietrini è una insensatezza totale”). Ma di traverso si mette non senza ragione,vista la Riviera, la Federico II. Renata Picone, ordinaria di Restauro, è molto esplicita: “Una striscia di moderno asfalto non sarebbe un’offesa alla storia della città e della strada”. BRUTTO SEGNO DEI TEMPI. Quando il Corso venne inaugurato, primo asse esterno al centro città progettato dall’architetto Errico Alvino, ebbe nome Maria Teresa moglie di Ferdinando II. L’anno dopo si chiamò Vittorio Emanuele primo re dell’Italia unita. Cambio di nome, ma anche di capacità operativa. Allora, in pochi anni, si fece una tangenziale-autostrada urbana; oggi mesi e mesi di polemiche solo su come rifarle il manto! Non sempre il tempo ci migliora.

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