Domenica 17 Dicembre 2017 - 18:28

L’irrituale e ridicola fascia dei corsari

Opinionista: 

Fabrizio Carloni

Ho conosciuto il sindaco de Magistris in un paio di circostanze ludiche e la percezione che ne ho ricavato è stata univocamente positiva; mi è sembrata, infatti, una persona molto garbata, empatica e simpatica. Tanto nella misura in cui una natura probabilmente timida e riservata gli consente di essere in una situazione informale che non richieda il linguaggio incendiario indispensabile quando, per motivi politici, si deve sembrare. Precisato che non sono portatore di alcuna riserva mentale o pregiudizio sul sindaco, anche le vicende di sabato scorso relative alla visita di Salvini a Napoli, acutizzano una mia perplessità che, credo, accompagni, anche, molta parte della popolazione napoletana affidata alla sua amministrazione. In poche parole, come è possibile che un individuo di bella presenza ed a modo, con l’apparato radicale ben affondato nella cultura della media borghesia cittadina; con famiglia che, per quello che mi risulta, è un sodalizio convenzionale con nonni, zii, padre, madre del sesso impostato dalla Natura e da tutte le religioni monoteiste; magistrato di buoni studi, continui, e l’ha fatto anche in questi giorni con gli indecenti risultati noti a tutti costituiti dalla messa a fuoco di una parte di Napoli, continui, dicevo, come in un mantra, ad esprimersi a favore di tutto ciò che è contrario alla sua storia ed a quella di tanti altri? Cos’è che spinge il sindaco de Magistris alla costante esaltazione dei matrimoni tra omosessuali, con tutte le conseguenze collaterali che comporta un legame che in Natura è riportato come anomalo e che la religione di Cristo ha esplicitamente relegato tra i peccati che bisogna emendare? Cos’è che spinge de Magistris ad esaltare il ruolo di ragazzi che pochi si augurerebbero di avere per figli e che occupano, abusivamente, proprietà che non gli appartengono, facendone uso personale e spregiudicato? Perché i Centri sociali sono indicati dal sindaco come una formazione sociale da incoraggiare di fronte ad un pubblico di cittadini che pagano normalmente il mutuo, l’affitto e le tasse? Cosa spinge un personaggio popolare, amabile nel privato e legato nella vita a situazioni tradizionali, a contestare, per principio, altre funzioni istituzionali come i ministri della Repubblica, i prefetti e le loro diramazioni, ricorrendo ad intemperanze dialettiche e comportamentali sul palco? Vestendo, in qualche circostanza, l’irrituale e ridicola fascia dei corsari? Perché un uomo politico nella vita di tutti i giorni aperto e cordiale, non vuole che un suo omologo possa manifestare il suo parere pubblicamente a Napoli? Peraltro sulla base di una previsione costituzionale?

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