Martedì 12 Dicembre 2017 - 2:00

L’Italia duale vive solo di annunci

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Il titolo sembra fatto apposta per scoraggiare qualsiasi velleità di lettura: “Ricognizione dei livelli delle prestazioni che le Regioni a Statuto Ordinario effettivamente garantiscono e dei relativi costi”. Se si aggiunge che il rapporto consta di circa 250 pagine, si capisce come diventi arduo, nell’oceano informativo quotidiano, dedicare attenzione al prodotto in questione. Per i politici del Sud, tuttavia, per gli amministratori locali e soprattutto per i parlamentari, l’approfondimento è doveroso. Il rapporto, infatti, è la fotografia impietosa di un’Italia duale, quella dei servizi sociali. Realizzato da Sose spa, società operante per il Ministero dell’Economia, dovrebbe costituire il presupposto su cui basarsi per dare concretezza al principio costituzionale di eguaglianza territoriale. L’iniziativa s’inquadra in un processo di trasformazione federalista dello Stato, che, sia pure solo parzialmente, ha conseguito importanti risultati. Basti pensare all’incremento delle addizionali che ha colpito i contribuenti meridionali negli ultimi anni, per sopperire ai vistosi tagli dei trasferimenti dal centro, effettuati per far fronte alla recessione ma anche per soddisfare le istanze dei fautori della questione settentrionale. All’autonomia fiscale delle diverse aree avrebbe dovuto accompagnarsi la solidarietà, attraverso un fondo perequativo per venire incontro ai territori con minore capacità fiscale. Il rapporto disegna uno stivale in cui soltanto il 2% dei bambini campani e calabresi sotto i tre anni può fruire di asili nido, contro il 25% dell’Emilia Romagna, e l’assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari tocca in Campania neppure a un decimo dei pazienti assistiti in Veneto. Dalle mense scolastiche ai mezzi di trasporto pubblici, fino al sostegno agli affetti da patologie psichiche, il documento è pieno di questi indicatori di disparità. Numeri, dati. Non parole o annunci. Quest’ultima merce, al Mezzogiorno non manca. È di martedì scorso la visita del premier Gentiloni per l’inaugurazione (finalmente!) della stazione di alta velocità di Afragola. Sviluppo e sicurezza per il Sud, gli slogan risuonati per l’occasione, a poche ore da omicidi di camorra apparentemente connessi ad appalti che ruotano intorno alla nuova grande infrastruttura viaria. Ecco, per il Mezzogiorno serve dare più peso alle parole. Facendole seguire dai fatti, a cominciare da un impegno concreto per avvicinare i servizi sociali erogati a Sud a quelli assicurati nelle aree più ricche del Paese.

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