Venerdì 24 Novembre 2017 - 12:19

Ma dove è finita la dignità umana?

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

Le ultime notizie dal fronte immigrati sono drammatiche. Alle 27 giovani donne giunte morte nel porto di Salerno qualche giorno or sono, si aggiungono i 50 morti in mare provocati – secondo a testimonianza della Ong tedesca Sea Watch – dalla marina libica. Tra l’altro c’è un video pubblicato sul sito di questa ONG nel quale si vede chiaramente un uomo che frusta i naufraghi raccolti in mare tra i sopravvissuti. Nel frattempo a Salerno si sono conclusi gli accertamenti autoptici sulle salme delle giovani donne annegate. Il Comune per bocca del sindaco Napoli ha subito mostrato il volto umano e accogliente (pur nella tragedia della morte) della città, disponendo la chiusura delle “luci d’artista” durante i funerali delle giovani ragazze e consentendo, insieme ad altri Comuni della provincia, di accogliere le salme nel proprio cimitero, malgrado le volgarità e gli insulti da bestie inumane e razziste che si sono riversati sul sito del sindaco e del Comune. Dopo le prime settimane di retorica politicistica che sbandierava come se fosse già in atto la soluzione del problema dei migranti, grazie al decreto Minniti- Orlando, la drammatica realtà dei fatti ha provveduto a smentire la fin troppo frettolosa convinzione che non ci sarebbero stati più naufragi e arrivi in massa sulle nostre coste. Mi pare del tutto evidente come non abbiano sortito gli effetti sperati e sbandierati le norme contenute nel decreto Minniti: il codice di condotta per le ONG, che impone la presenza della polizia giudiziaria a bordo e gli accordi con la guardia costiera libica. La parola d’ordine sbandierata dal ministro e dal suo partito, ma anche dal presidente del Consiglio, è “sicurezza”, definita un inalienabile bene comune. Ora, se per sicurezza s’intende quella dei cittadini italiani ed europei, essa è stata assicurata solo per qualche settimana, giacché gli sbarchi e i viaggi della disperazione sono ricominciati su altre rotte e su altre spiagge. Ma certamente non si può parlare di sicurezza per le migliaia di migranti ammassati come bestie in centri di raccolta dentro i quali regnano sovrani la violenza, la fame, l’abuso, gli stupri (denunciati sia da Amnesty International che da Medici senza frontiere). Resta poi una parola magica con la quale si pensa di risolvere il problema e di arginare il senso di paura di tanti cittadini europei che ogni giorno ingrossano i partiti populisti di estrema destra. La parola è integrazione, talmente generica da significare tutto e il contrario di tutto: assimilazione, superiorità, abbandono coatto della propria religione e della propria cultura e, quel che è peggio, violazioni palesi del principio supremo della civiltà liberal-democratica e cioè “la giustizia è uguale per tutti”, visto che i giudici possono evitare l’escussione diretta dell’immigrato e avvalersi solo dei filmati e visto ancora che per i richiedenti asilo valgono solo due gradi di giudizio e non i tre di cui usufruiscono tutti gli altri cittadini. Dietro di essa si nasconde la paura della sconfitta elettorale, il dilagare dell’astensionismo, il rafforzamento dei movimenti neofascisti, tanto evidente se si pensa per un attimo all’iter tormentato e sempre rinviato della legge sullo ius soli. C’è da chiedersi dove mai sia finita la tradizione giuridica ed etica della cultura europea ed occidentale, dov’è finita la grande idea filosofica della dignità umana - pensata e sancita dalle grandi costituzioni, quella americana e quella francese della fine del secolo XVIII e quella della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 – la quale se vuole essere veramente tale non può avere un unico colore, un’unica razza, un unico credo religioso, un’unica cultura.

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