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L’imprevedibilità è certamente una delle caratteristiche della politica, così come il suo sottrarsi alla logica, anche la più elementare. Ed è per questo che, a volte, gli avvenimenti evolvono in maniera tale da prendere la mano agli stessi che ne sono protagonisti. Ecco, dunque, che il dissidio Lega- Cinquestelle, sull'opportunità o meno di procedere alla costruzione della codiddetta Tav, potrebbe essere, da un momento all'altro, elemento scatenante di una crisi di governo. Ha detto Matteo Salvini: «Non faremo cadere il governo per la Tav». E, del resto, il sostegno dato a Luigi Di Maio dal leader leghista dopo le pesanti sconfitte elettorali subite dai Cinquestelle inducono a ritenere che Salvini abbia tutto da guadagnare mantenendo in vita un Di Maio fortemente indebolito. Ha stupito, perciò, che, proprio a causa della vicenda Tav siano cominciati a soffiare incontrollabili venti di crisi. Il fatto è che Di Maio si è trovato stretto in una morsa dalla quale è stato quantomai difficile uscire, preso da una parte dalla determinazione leghista a far sì che la Tav si realizzi ("se loro pensano di andare sino in fondo, sappiano che andrò sino in fondo anche io" ha dichiarato Salvini) e dall'altro dalla pressione della base pentastellata che sembra aver fatto del "no alla Tav" la sua bandiera e invoca da Di Maio un atto d'orgoglio che affranchi il Movimento dalla sottomissione a Salvini che è forse il motivo principale delle catastrofiche performances elettorali fatte registrare negli ultimi tempi. Ora, grazie alla mediazione del povero Conte, terrorizzato all'idea di perdere quella poltrona di Palazzo Chigi sulla quale è inopinatamente approdato, è stata posta una "pezza" allo strappo che stava per compiersi. Ma è lecito chiedersi per quanto tempo ancora durerà l'agonia - ché di autentica agonia si tratta - di questo governo. È ormai chiaro che l'obiettivo che i due partiti di governo si prefiggono è quello di arrivare alle prossime elezioni europee di primavera con il governo ancora in piedi anche se Di Maio continua a proclamare che l'attuale esecutivo durerà per l'intera legislatura. Poi, se Salvini dovesse ottenere ancora una vota un risultato rilevante, tale da consentirgli di governare con l’alleanza della sola Giorgia Meloni (il leader leghista non vuole allearsi con Berlusconi), si potrebbe aprire un capitolo nuovo e, probabilmente, si andrebbe ad elezioni anticipate. Ma questo è un discorso di altra natura che affronteremo prossimamente. Comunque, per arrivare senza traumi alle "europee", come la vicenda della Tav chiaramente dimostra, non c'è che una strada: quella che molti indizi dimostrano essere la strategia dei cinquestelle, vale a dire "la strategia del non fare". Molte parole, molti annunci, molte promesse, ma fatti pochi, anzi pochissimi. C'è da porsi, ora, tre domande: per quanto tempo gli elettori o, per essere più esatti, quella ridotta parte di elettori che le sono rimasti, continuerà a sostenere una forza politica che non è altro che un concentrato di parole ? Per quanto tempo Salvini che tende a presentarsi come .un decisionista, continuerà. senza rischiare di perdere la faccia, a subire la politica del rinvio ? E, infine - ed è la domanda alla quale è più pressante ottenere risposta - può il nostro paese, travagliato da una crisi economica che si aggrava di giorno in giorno e da una perdita di prestigio che ci sta collocando ai margini dell'Europa, tollerare un governo che, per restare in vita, deve non governare?