Mercoledì 14 Novembre 2018 - 14:08

Napoli, dopo Ancelotti ora aspettiamo Salvini

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Non bisogna essere esperti di calcio, lo sport, si sa, più popolare, in cui si sentono tutti dei “liberi docenti”, per poter dire che l’ingaggio di Ancelotti, come nuovo “mister” del Napoli, è stato un felicissimo colpo, capace di far aumentare di molto le possibilità di conquista dello scudetto. In verità, già conquistato due volte e sfiorato la terza nella brillante era Sarri, che ha lasciato il segno. A noi qui preme, più che entrare in valutazioni tecniche, spettanti di rigore ai succitati esperti, porre in risalto, al di là della scelta professionale e sportiva di Ancelotti, il suo profondo significato umano e entusiastico di venire a Napoli. Che, senza giri di parole, vuol dire innanzitutto: stima, alta considerazione e sincero affetto verso la città, non sempre presentata con credenziali lusinghiere, anzi troppo spesso liquidata con il ricorso alle solite e logore oleografie, frutto di pregiudizi e anche di ricorrenti ingratitudini. La decisione di uno degli allenatori più apprezzati al mondo per intelligenza, competenza e buonsenso conferisce rinnovato prestigio al club e esalta, allo stesso tempo, il profilo positivo, affidabile della città. Benitez è stato “il trampolino” europeo; Sarri “calcio spettacolo” e goduria; Carlo XIII, il re di coppe e scudetti, a occhio e croce tredici, è davvero una bellissima e continua sorpresa: Ancellotti, il grande conquistatore di trofei in tutta Europa è stato conquistato da Napoli, da “il Napoli” e dai napoletani, presentandosi con lo spirito, le motivazioni giuste, per andare oltre ogni ottimistica previsione. Dopo questa felice “venuta”, ora anche se il nostro accostamento potrebbe apparire ardito, ne occorre un’altra, molto importante, anzi indispensabile: quella di “Salvini”, del ministro dell’Interno. Nella storia di questa città, sempre tollerante, c’è un 9 marzo del 2017 da dimenticare. Si tratta di una data inquietante, in cui si impedì a un leader, allora segretario della Lega, l’esercizio di un diritto fondamentale: poter parlare e esprimere il proprio pensiero. È il momento giusto per mettere una pietra sopra su alcune frasi vergognose pronunciate quel giorno dal sindaco de Magistris, su cui è meglio tacere per non riaprire ferite ancora dolenti. Nel frattempo, un anno dopo quel 9 marzo, il 4 marzo, nelle recenti elezioni politiche, è successo di tutto: quel leader beffeggiato è oggi vice premier e ministro dell’Interno, anche per il consistente consenso avuto a Napoli e nel Sud. Basta con ripicche e risentimenti: si punti subito a una pacificazione, che, come suggeriva Alessio de Tocqueville “può avvenire per l’incontro di due volontà costruttive, decise a ritrovarsi insieme, senza sacrificio, per un alto obiettivo”. Quale obiettivo più alto della sicurezza di Napoli? La città sta vivendo una delle sue storiche emergenze per atti delinquenziali e criminali sempre più diffusi, una “visita” del ministro Salvini, che assicuri un più forte impegno dello Stato in questa impresa, potrebbe risultare quanto mai utile. Chi la favorirà per primo, meriterà gratitudine e ammirazione.

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