Martedì 13 Novembre 2018 - 6:18

Occorre una giustizia rapida e giusta

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

“Diario di un giudice” del magistrato Dante Troisi uscì nel lontano 1955 con una nota di Andrea Camilleri nei “Gettoni”, celebre collana diretta da Elio Vittorini per Einaudi, e, come sovente succedeva con le opere di denuncia nel nostro Paese, l’autore finì nei guai. Per averlo scritto, “diffamando la magistratura”, il giudice fu sottoposto a provvedimento disciplinare e sanzionato con una “censura”. Elio Vittorini interpretò il testo sottolineando il suo essere specchio di una “società primitiva, impetuosa e insieme come stupefatta di non riuscire ad avere altro di civile che avvocati e giudici”. Sarebbe il caso che Mondadori lo ripubblicasse. Nel 1998 fece scalpore “La toga rossa” di Francesco Misiani perché si leggono, tra l’altro, frasi come queste: ”I magistrati italiani hanno come compito la ricerca di una politica della magistratura che sia capace di inserirsi utilmente nella lotta difensiva e offensiva condotta dal movimento democratico nel suo complesso (…) considerano il capitalismo nemico della democrazia e hanno come fine l’abbattimento dello Stato borghese”. E questa è la Bibbia di Magistratura Democratica, la corrente di sinistra dei giudici e dei pm italiani. Il libro “Toghe rotte” dell’ ex Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti è del 2007. E Tinti non è stato sottoposto a provvedimenti disciplinari nonostante che abbia scritto, tra l’altro: “Sono da condannare i vizi nell'esercizio dell'autogoverno della magistratura, dovuti alla degenerazione corporativa delle correnti ideologiche, che influiscono negativamente sull'efficienza dell’ amministrazione della giustizia nel suo complesso e rappresentano la causa non ultima dell’ interminabile durata dei processi, destinati a concludersi per prescrizione nel 95% dei casi”. Nel suo libro “Magistrati”, apparso presso Einaudi nel 2009, Luciano Violante, ex presidente della Camera dei deputati, ha scritto: “Con il tempo le correnti dei magistrati si sono trasformate da luoghi di discussione e approfondimento in ben oleate macchine di potere interno. Basti considerare che, prima o poi, tutti i capi corrente sono eletti al Csm. La conseguenza è che oggi, come denunciano molti magistrati, chi non appartenga a una corrente o non sia protetto da un partito, difficilmente arriva a ricoprire incarichi rilevanti. In pratica, e spiace dirlo, bisogna difendere l’indipendenza dei magistrati dalle correnti ideologiche, e bisogna trovare il modo di superare quel corporativismo che i Costituenti speravano di avere eluso stabilendo che un terzo dei componenti fosse eletto dal Parlamento”. Penso che bastano queste citazioni per rendere urgente una riforma della Giustizia. Questo Parlamento la farà? Non lasciano ben sperare le frasi: “Bisogna difendere la indipendenza della magistratura (…) Andare avanti ma non attaccare i magistrati (…) la indipendenza dei magistrati è intoccabile” et simila. Nessuno impedisce ai pm di inquisire i parlamentari e di chiederne il rinvio a giudizio. Per il semplice fatto che la legge costituzionale n°3 del 29 ottobre 1993, voluta dal pool di mani Pulite, nel confermare alcune garanzie parlamentari dell’articolo 68, ha cancellato la preventiva autorizzazione del Parlamento a inquisire e processare i deputati e i senatori. E nessuno impedisce ai giudici di condannarli. Perciò parlare di “indipendenza della magistratura” è un esercizio privo di senso. Due sono gli scopi primari della riforma della Giustizia. Impedire che una larga parte della magistratura italiana, soprattutto quella di sinistra (non fanno mistero di esserlo gli aderenti a “Magistratura Democratica” tant’è che su tutti i giornali si legge da decenni: “i magistrati di sinistra hanno conquistato la maggioranza nel Csm” oppure “la corrente di sinistra dell’Anm si dichiara a favore dello sciopero”), continui a essere una corporazione, che, con buona pace della distinzione e separazione dei poteri, fa i propri interessi operando nel e sul sistema politico senza mandato popolare e non pagandone i costi. Prevedere un nuovo sistema giudiziario in grado di garantire una Giustizia rapida e giusta.

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