Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Quale fu il motivo del clamoroso successo ottenuto nelle ultime elezioni politiche che consentì al Movimento Cinquestelle di conquistare il ruolo di partito di maggioranza relativa? I motivi furono certamente molteplici ma, dovendo indicare quello principale, non esiteremmo a indicarlo in quel grido, "Onestà! Onestà!", che la propaganda grillina fece echeggiare in tutte le piazze italiane. L'opinione pubblica era, a buon diritto, esasperata per la dilagante corruzione dalla quale era stata invasa l'Italia della politica e si lasciò facilmente conquistare da quel movimento composto in via pressoché esclusiva da candidati (in larga parte giovani) che il virus della corruzione sembrava non aver contaminato. Così quella parola magica – “onestà” - fede sì che gli elettori dimenticassero o, comunque, relegassero in secondo piano, l'altra peculiare virtù della quale deve essere dotato chi si proponga di amministrare la cosa pubblica: la competenza. Ora un anno di governo ha inequivocabilmente dimostrato due cose delle quali gli elettori hanno dovuto acquisire consapevolezza: la prima è che non si può pensare che la cosa pubblica possa essere governata senza competenza perché si corre il rischio - come troppe volte è capitato - di commettere enormi svarioni; la seconda è che è molto difficile riuscire a tener separate politica e corruzione. I cinquestelle - Roma docet - non ci sono riusciti. Hanno perso la "verginità" che con quel grido - "onestà"! - proclamavano e contemporaneamente è venuta meno quella "diversità " che aveva consentito loro di calamitare un così elevato numero di consensi. Insomma, per dirla tutta, il movimento fondato da Beppe Grillo sembra aver perso la propria identità ed è largamente diffuso il convincimento che le probabilità che esso risalga la china siano ridotte al lumicino. Diciamolo con brutale franchezza: la cosa in sé non ci preoccupa. Quel che, però, ci sembra meriti attenzione è cercar di capire verso quali forze politiche si indirizzeranno i non pochi voti ottenuti soltanto un anno fa dai grillini. È evidente, infatti, che questa redistribuzione dei consensi, determinerà un nuovo assetto del quadro politico. Chi se ne avvantaggerà? Nel 1972 un consistente numero di consensi si spostò dalla Dc al Msi. Giulio Andreotti parlò, in quell'occasione di "voti in libera uscita " intendendo dire che quei voti sarebbero tornati presto alla base. Questa volta è diverso. Senza per questo voler mancare di rispetto a Beppe Grillo e ai suoi seguaci ci sembra di poter dire che difficilmente i cinquestelle avranno una lunga vita politica. Ma chi può avvantaggiarsi del loro dissolvimento? Al momento i sondaggi e i risultati delle varie elezioni parziali stanno ad indicare che il maggior beneficiario di questo dissolvimento dovrebbe essere Matteo Salvini con la sua Lega. Le prossime elezioni europee potranno dare indicazioni più attendibili, ma l'orientamento che va delineandosi è questo. Resta, comunque, un altro interrogativo: che dimensioni avrà l'esodo verso la Lega dei transfughi pentastellati ? È proprio dalle dimensioni di questo esodo che dipenderà, probabilmente, l'assetto politico parlamentare prossimo venturo. Ecco, allora, il compito che attende, nella prospettiva non remota di elezioni politiche anticipate, le forze politiche che non intendono subire il predominio salviniano: convincere gli elettori che un anno fa votarono per i grillini a non cadere dalla padella nella brace.