Martedì 11 Dicembre 2018 - 3:01

Perché Maurizio deve cambiare

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Maurizio Sarri è un grande maestro di calcio, paragonabile ad Arrigo Sacchi. Ma oggi Sarri è a una svolta: deve cambiare. Può farlo in due modi. O lascia il Napoli per trovare nuovi stimoli e fortune maggiori in un’altra equipe o resta in azzurro, ma sposa la filosofia della società. Quest’anno il Napoli, se non fosse spirato un vento arbitrale oltre misura juventino nel big match di Milano, avrebbe potuto vincere lo scudetto. Ma lo avrebbe fatto vivendo una splendida anomalia. La campagna acquisti di agosto, infatti, confermata in versione minore da quella di gennaio, era stata condotta ignorando alcuni dei dogmi dell’era De Laurentiis. Don Aurelio è un imprenditore e mai sacrificherebbe alla vittoria in un campionato la sostenibilità finanziaria della sua squadra. Se lo scudetto deve precedere il fallimento, come nell’era Ferlaino, è meglio una sfilza di secondi o terzi posti. Qualche tifoso, e non credo siano pochi, la pensa diversamente. Ma la logica dice che campagne acquisti come quella dell’estate 2017, fatte per conservare più che per rinnovare, non possono ripetersi. Per continuare la magica avventura ai vertici del calcio nazionale, il Napoli deve puntare sui Rog e sui Diawara, come all’epoca ha fatto con gli Hamsik e i Lavezzi, i Ghoulam e i Jorginho. De Laurentiis ha individuato un limite di Sarri nella rigida gestione della rosa. È difficile dargli torto. Non è sicuro che i Maksimovic o gli Ounas avrebbero potuto alternarsi ai titolari senza produrre sconquassi. Ma è un fatto che Sarri ostenta disinteresse verso il mercato, limitandosi a emarginare o bocciare in partenza i nuovi acquisti. Il tecnico toscano ha dimostrato con i fatti di assicurare un gioco d’attacco al Napoli senza la precarietà difensiva emersa ai tempi di Benitez. Ma lo spagnolo ha portato a Napoli Callejon scommettendo in partenza sulla sua capacità realizzativa, ha telefonato personalmente a Koulibaly, che nessuno conosceva in Italia e nel resto d’Europa. Il Napoli ha un bisogno vitale di continuare su questa strada, deve saper coniugare capacità competitiva e scoperta di nuovi talenti. Il turnover serve anche alle casse della società, non solo a evitare di arrivare “spompati” alle ultime battute della stagione. Se Sarri lo capisce è un bene per tutti, arriverà anche qualche trionfo. Altrimenti, amici come prima. Dopo Cavani è approdato Higuaìn, dopo Mazzarri, Benitez e poi Sarri. De Laurentiis sarà pure fortunato, ma nella sua storia il Napoli non aveva mai conosciuto un così lungo periodo di permanenza ai vertici.

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