Mercoledì 21 Novembre 2018 - 20:49

Petizione per Garella: soprintendente a vita

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Propongo di promuovere una petizione per la conferma a vita di Luciano Garella alla Soprintendenza alla Archeologia, Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli. Nella città dell’immobilismo, in cui c’è un partito degli intellettuali che sembra avere come obiettivo affossare qualsiasi velleità di rilancio del territorio, sparando a destra e manca contro chi si azzarda a smuovere le acque, Garella ha il coraggio di andare avanti per la sua strada, dicendo dei sì e non solo dei no. La vicenda delle grate a piazza Plebiscito ha del grottesco. Chi ha visto il rendering sull’esito finale dell’intervento, tanto avversato dai campioni dell’estetica “fino all’ultimo basolo”, non può che sbalordirsi al pensiero che, per impedire tanto misfatto (!), si pensi di bloccare un’opera giunta quasi al traguardo. Buttando soldi a palate e rimandando per chissà quanti anni l’entrata in funzione della mitica Linea 6, una Salerno- Reggio Calabria in micro nella storia del trasporto napoletano degli ultimi decenni. A colpire, soprattutto, in questa stucchevole ricorrente mobilitazione della cosiddetta società civile a difesa di un passato inscalfibile - al di là di qualsiasi analisi di valore effettivo di quanto si intenda preservare - è la palese contraddittorietà di certi comportamenti. Si esamina al microscopio l’antico Largo di Palazzo per individuare (eccolo là!) il pericolo grata. Al contrario, si dimostra totale cecità rispetto a fenomeni di ben altra consistenza. Non si fanno campagne, ad esempio, contro il degrado di zone storiche come via Carbonara. Dove un’imprenditoria coraggiosa ha dato impulso a un magnifico albergo, contribuendo al rilancio di un’area che ospita alcune delle più ricche testimonianze artistico religiose e monumentali di Napoli e d’Europa. A ostacolare il lodevolissimo tentativo di ridare lustro e nobiltà a un luogo che quanti altri mai lo meriterebbe, vi sono: incuria e inciviltà, immondizia sversata in strada, inclusi vecchi materassi e suppellettili, cantieri aperti che non si chiudono mai, ulteriore ricettacolo di “monnezza”, servizio rifiuti carente, con campane ingombre di plastica mai svuotata. A poca distanza, la vergogna del Vasto, dove risse si alternano quotidianamente e furti e rapine. Ebbene, al di là della piaga sociale, tutto questo è o non è un pugno nell’occhio al buon gusto? Non scandalizza gli esteti, impegnati a bloccare infrastrutture che possono creare sviluppo? Forse sì, ma esprimere sdegno, in questo caso, disturberebbe il manovratore, il Motore Immobile della cayenna partenopea.  

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