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05 Febbraio 2017 - 01:09
L’incredulità ed il dolore dominavano il sentimento della moltitudine di amici e camerati che ha affollato la basilica di San Ferdinando per la liturgia funebre per Pietro Golia. Quella chiesa, voluta da Re Ferdinando, ha assunto nel tempo la funzione di luogo simbolico della città come comunità. Lì si svolgeva il Te Deum di fine d’anno, lì sono stati accolti per l’ultimo abbraccio gli uomini illustri e gli artisti più amati dai napoletani, quello il luogo giusto per Pietro. Lì accanto, nella sede storica di “Controcorrente” in via De Cesare, ha sviluppato interamente il suo percorso terreno, partendo dalla militanza politica e finendo con l’identificarsi con la Storia di Napoli come Capitale di un Regno dell’anima di un popolo che abbraccia tutto il Sud. Ma in quella Chiesa, intesa propriamente come assemblea, con la testimoniava della stima per l’uomo, non c’era solo incredulità per la circostanza improvvisa ed il dolore per la morte di una persona cara, c’era anche un sentimento di preoccupazione, quasi di timore se non di paura; quel sentimento che ti accompagna e ti pervade quando un evento ti sconvolge perché rischia di determinare l’interruzione di qualcosa che dai per scontato che esista. Un evento che mette in discussione la prosecuzione di un percorso qualcuno faceva anche per te! Serpeggiava, insomma, con il dolore anche il timore che con la sua scomparsa si potesse disperdere il frutto dell’enorme lavoro svolto con l’azione tenace, costante, e coerente delle edizioni di Controcorrente. Un lavoro straordinario che ha dato certamente una spinta propulsiva determinante alla poderosa opera di revisione storiografica della vita del Regno ed in particolare alla ricerca delle verità nascoste o negate del processo di unificazione di Italia o “dell’invasione piemontese” come diceva lui. Se da una parte anche questo sentimento dimostra il riconoscimento della sua attività, discreta e lontana da presenzialismi vanesi ma sempre presente laddove c’era da sostenere, anche con passione e virulenza, le ragioni del popolo del Sud, nei più piccoli e sperduti paesini dell’Irpinia o della Basilicata, dall’altra parte, come ha detto giustamente il suo fratello ideale Gigetto Branchini, pone a tutti coloro che hanno condiviso in tutto o in parte, con più o meno forza o partecipazione, la sfida e l’obbligo morale di non far finire questa eccezionale opera. Non solo per affetto, ma principalmente per l’importanza storica e politica della azione che Pietro ha contribuito a costruire. La funzione culturale di una casa editrice coraggiosa ed indipendente come Controcorrente è fondamentale per garantire la possibilità di espressione anche a chi è contro o fuori dal pensiero unico e dal politicamente corretto. In definitiva non possiamo permetterci di perdere Controcorrente come luogo di verità e di battaglia culturale per il riscatto della dignità del popolo meridionale.
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