Martedì 18 Settembre 2018 - 15:24

Quarta sponda e scelta sbagliata

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, in tempi migliori di quelli che stiamo vivendo, la Libia era la “quarta sponda” dell’Italia. Tornata paese sovrano dopo la seconda guerra mondiale, la Libia era in buoni rapporti con l’Italia. Poi Sarkozy e la Clinton, con la complicità di Napolitano e Frattini, decisero di attaccare Gheddafi, che teneva unito il paese, e cominciarono i guai. Gheddafi come Saddam: assassinare i dittatori dei paesi musulmani non giova né ai popoli “liberati”, che sprofondano nel caos e nella guerra civile, né alla pace internazionale. Giova senz’altro agli affaristi internazionali, i soliti padroni del vapore, ai quali qualche milione di morti ammazzati in più non pesa, non essendo essi afflitti da quella malattia chiamata coscienza. Restituita, dunque, la Libia allo stato tribale, con i francesi, anche dopo la caduta di Sarkozy, sempre a pescare nel torbido, l’Italia deberlusconizzata, ossequiente alle direttive dell’Onu (Organizzazione che Non ne ha mai azzeccata Una), ha parlato soltanto con al Serraj, il grande capo tripolino che a mala pena controlla il palazzo ove abita. I vari governi dem hanno sempre dimostrato poca simpatia nei confronti di Khalifa Belqasim Haftar, dal 2015 ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore del governo cirenaico di Tobruk, benché Haftar sia l’uomo forte della Libia, controlli tutta la metà orientale del paese (oltre alcune zone occidentali abitate da tribù a lui fedeli) e goda il sostegno, oltre che della Francia, di Egitto, Russia e Arabia Saudita. Macron va d’amore e d’accordo con Haftar che, in occasione di una recente malattia (lo davano per morto), è andato a curarsi in Francia, dove sembra lo abbiano guarito. Ora sembra che qualcosa stia cambiando poiché Moavero Milanesi, il nuovo ministro degli esteri, è andato a Tobruk e sembra aver trovato un’intesa con il generale. Questo, almeno, risulta dai comunicati ufficiali, anche se probabilmente si tratta soltanto di aria fritta. Leggiamo, infatti, che “il maresciallo Haftar ha espresso al ministro Moavero il suo apprezzamento per l’impegno di politica estera dell'Italia, ritenuto imprescindibile per la Libia, grazie anche alle svariate e articolate iniziative e proposte che lo caratterizzano” e che “fra i due vi è stata ampia convergenza per un'intensa cooperazione e sul comune impegno per una Libia unita e stabile”. Io penso che sarebbe ora di mandare a quel paese l’Onu e il suo protetto al Serraj. Da un lato bisogna considerare che le organizzazioni criminali dell’ondata migratoria operano nel territorio che Serraj dovrebbe controllare, non in quello controllato da Haftar: le partenze, infatti, avvengono dalla costa occidentale e non da quella orientale della Libia. Dall’altro lato ricordiamo che noi all’Onu non dobbiamo assolutamente nulla. Come la Boldrina che l’ha preceduta, l'Alto commissario Onu Michelle Bachelet è per i migranti e contro di noi, tanto che Salvini ha giustamente pensato di tagliare il contributo che versiamo all’Onu. Questa Bachelet, che male fece nel paese sudamericano che governava, è amica e sostenitrice dei peggiori personaggi del mondo, da Castro a Chavez a Maduro e se ne infischia delle vittime dei regimi a Cuba, in Nicaragua e in Venezuela: rompe, invece, le scatole a noi. Viva allora una Libia unita e stabile sotto Haftar, che rispedisca nei paesi d’origine i migranti portati in territorio libico dai mercanti di schiavi al servizio di Soros e Attali. Illusioni? E’ probabile. Ma da quando ho visto che i vu’ cumpra’ sono sostanzialmente spariti da una spiaggia toscana che prima ne era infestata, credo che tante cose siano diventate possibili. Alla faccia del procuratore di Agrigento e dei suoi sostenitori.

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