Mercoledì 18 Ottobre 2017 - 4:22

Quegli sconfinamenti causa di invivibilità

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Ogni qualvolta abbiamo trattato delle vicende amministrative di Napoli, abbiamo sempre cercato, per rispetto della obiettività, di separare e distinguere le responsabilità su quanto non si è fatto, tra un prima e un dopo. Cioè tra i “consolati” di Bassolino, lo “sconsolato” decennio della Iervolino e l’odierno “spontaneismo ribellistico” di de Magistris. Naturalmente calcando la mano sui primi due, che hanno lasciato una montagna di problematiche, e scagionando, in parte, il terzo, che non poteva e non può avere la bacchetta magica per rimediare alle troppe negligenze da lui ereditate. Detto questo, ci preme subito però dire che ci ha molto sconcertato quanto dichiarato di recente dal sindaco sulla questione della sicurezza a Napoli. Per il quale tutto, invece, “spetta fare allo Stato, al governo centrale”. Parole del genere, anche se mirano a rimarcare certe competenze, sotto sotto rivelano purtroppo uno scarso “appeal” per una vera sfida di autentica civiltà urbana, che richiede coraggio e determinazione non chiacchiere. La gigantesca questione emergenza- criminalità, che abbraccia un po’ tutto il territorio, ora con un preoccupante, cronico sconfinamento nell’area della “movida”, va stroncata con civili, energici e tempestivi provvedimenti del comune. Non è una scoperta che quando si “ingozza” il centro di pub, bar, baretti, bistrot, vinerie, prosciutterie, taverne e tavernette, non solo si creano problemi di “praticabilità del territorio” - che scoppia per le masse che vi si riversano - ma se ne compromette anche la vivibilità con ingorghi e ammucchiate, causa di pericolose criticità. Come si è potuto constatare tragicamente anche nei giorni scorsi. Se alcune strade risalgono al periodo vicereale o al ’700 e all’’800, costruite per il transito di carrozzelle e diligenze, non si può permettere di farvi scorazzare “suv” e altri mastodontici veicoli senza conseguenze? Siamo in una tale saturazione urbana, che non v’è più spazio nemmeno per un ombrellone. Ci si rende conto in quale situazione ci si è cacciati? Ora si tratta di saper dirimere il caos, figlio di un irresponsabile “laissezfair”. Lo sa molto bene chi abita nelle aree “rosse” - Chiaia, piazza dei Martiri, Riviera, piazza Amedeo - dove, venerdì e sabato notte, chi vuol tornare a casa con la propria auto o in taxi se lo sogna, in una città abbandonata a se stessa, alle sue sbronze. Una realtà degenerata e senza decoro. A proposito di competenze, vogliamo ricordare che i nuovi, straordinari poteri dei sindaci, in questa materia, riguardano interventi e correttivi segnatamente per ingorghi, movida selvaggia, degenerazioni comportamentali derivanti da degrado o da scarso controllo e vigilanza di precise regole di convivenza. Avviso ai naviganti: il Decreto sicurezza del ministro dell’Interno, che li contiene, è quello del 5 agosto 2008. Farvi ricorso, quanto gioverebbe alla nostra demagistrisiana Napoli “bella e abondevole”! Su via, cerchiamo di ascoltare il legislatore - le poche volte che è stato molto lungimirante - nel prevedere e provvedere a certe critiche evenienze.

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