Sabato 16 Febbraio 2019 - 14:57

Quella “resa dei conti” che fa male alla Sanità

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Da tempo si parla e si “sparla” della Sanità, da farne il problema più serio della nostra Regione. Che lo sia, nessuno ne dubita; che però diventi campo di battaglia e di lotte, spesso strumentali, tra opposte fazioni politiche e caste, è inaccettabile. Tutto alla fine ricade sulla pelle del malato. Bisogna uscire da un’infernale spirale da resa dei conti, cui da tempo assistiamo, tra Governo e Regione. Si parli meno e si operi di più in silenzio, sull’esempio della regola benedettina, decisiva in una delle prime importanti evangelizzazioni del nostro Medioevo, fondata su poche, semplici parole: “Ora et labora in silentio”. Che per i monaci significò: “Prega e lavora in silenzio” e per i laici: “Medita e lavora nella discrezione”. Abbiamo seguito attentamente le recenti visite della ministra alla Sanità Grillo ad alcune roventi corsie napoletane - dal Cardarelli al Pellegrini - e dobbiamo dire, con la massima franchezza, che poteva risparmiarsi qualche stilettata demagogica su De Luca. Il Governatore avrà - e sicuramente come ogni uomo di potere, e non solo di potere - tutti i difetti di questo mondo, però è stato capace di sanare un comparto, compromesso da sprechi e “malapolitica” tra il 2000 e il 2011. Se proprio gli si deve imputare qualcosa: è di aver paradossalmente imbarcato sulla sua flottiglia regionale, chi è stato tra i maggiori responsabili del precedente sfascio, con una scelta - il cosiddetto “patto di Marano-autolesionistica, anzi “tafazzista”, in ragione di quanto egli avrebbe poi dimostrato di saper fare nel ripiano di pregressi sciali. La ministra Grillo ha fatto bene ad esaltare la eroica professionalità dei vari operatori sanitari, che agiscono in strutture obsolete, con afflussi insostenibili e la impossibilità di potervi far fronte, ma nel riscontare oggettive diffuse carenze, si sarebbe dovuta anche rendere conto che, se la Sanità campana è stata commissariata - e quindi costretta a un regime di rigore, di austerity con rispettivi sacrifici - è perché c’è stato un passato scandaloso. Una ministra decisa a rivoltare la Sanità come un calzino, se lo vuol fare sul serio - da medico qual è - deve sapersi documentare prima con una “scrupolosa anamnesi”, che, in Campania registra anni bui dalle conseguenze da scontare ancora a lungo. La Sanità è un problema innanzitutto di civiltà e cultura civile, non riduciamolo alle perfide “ordalie”, tra schieramenti e movimenti, oggi questi più nocivi dei vecchi partiti. Per come sono giunte a stare le cose, le uniche serie risposte possono venire soltanto da collaborazioni leali e la “ridefinizione e mobilitazione delle responsabilità”, in cui ciascuno risponda del proprio operato: da un comune “flebotomo” a un eminente clinico o chirurgo. Dove questo avviene, la Sanità è un modello di efficienza. La Grillo operi in silenzio, se le riesce di farlo. Il Paese si accorge quando le cose cambiano: il cambiamento si vede. In verità oggi rimasto solo un auspicio.  

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