Lunedì 22 Gennaio 2018 - 1:44

Riformiamo il sistema degli appalti pubblici

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Consip serve o non serve? L’abbattimento, da trentaseimila a poche decine di unità, delle centrali di acquisto della Pubblica amministrazione è stato un bene o un male per il Paese? Le indagini della Banca d’Italia che hanno accertato come i Comuni più inquinati dalla corruzione siano quelli dove si pratica l’affidamento diretto delle forniture contano qualcosa o sono esercizi di stile? Da cittadino, non da esperto in grado di indicare soluzioni, resto tuttavia perplesso rispetto al rallentamento dei grandi appalti determinato da ricorsi e contenziosi, con vittima principale le regioni del Mezzogiorno. Cambiamo pure metodi, indichiamo a Consip direttrici di marcia più rigorose, chiediamo percorsi più tracciabili, ma non buttiamo il bambino con l’acqua sporca. Il potere giudiziario è uno dei pilastri dello stato di diritto. Una garanzia per l’esercizio delle nostre libertà e dunque per il rispetto dei principi consacrati nella carta costituzionale. Chi indaga sulla trasparenza dell’operato dei pubblici poteri, Consip inclusa, fa solo il proprio dovere. Ma, a parte i tempi della giustizia, purtroppo spesso troppo lunghi per le esigenze dell’economia e dello sviluppo dei territori, pare necessario rafforzare e rendere più fruttuoso il dialogo tra magistratura e livello politico istituzionale. Per conciliare il più possibile l’interesse alla crescita del Paese con quello volto alla repressione dei reati di qualsiasi genere. Se il bilancio di Consip, tra riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni e diminuzione dei reati, risulta largamente positivo, è il caso di arginare qualsiasi tentativo di strumentalizzare alcune inchieste per tornare a un passato segnato da sprechi e opacità. È vero che siamo il paese di Vico, ma non esageriamo con i corsi e i ricorsi! Ci prepariamo a tornare al voto con un sistema elettorale simile a quello della Prima Repubblica. La grande maggioranza dei politologi e dei sondaggisti prospetta un responso tale da non escludere un rapido ritorno alle urne. L’Italia, insomma, rischia di essere il Paese che torna sempre sui propri passi. Non ha memoria, si costringe a ripercorrere strade già solcate, come quella del sistema proporzionale, a suo tempo abbandonato perché determinava la paralisi decisionale. Evitiamo di estendere questo andazzo anche al sistema degli appalti pubblici. Riformiamolo pure, ma in meglio. Senza costringere intere popolazioni ad attendere all’infinito opere indispensabili per migliorare la qualità del vivere civile.

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