Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 22:50

Rivolta anti-Salvini, sbagliano i sindaci

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Anche se le notizie non sono del tutto chiare – causa d’una comunicazione che predilige il commento al fatto – appare molto grave la ribellione di alcuni sindaci italiani, capeggiati dal capitano di lungo corso Leoluca Orlando, contro talune norme del cosiddetto “decreto sicurezza”. Il cosiddetto “decreto” in realtà è, sul piano formale, una legge dello Stato, che per suo proprio vigore vincola ogni istituzione alla piena ed integrale applicazione. I sindaci che vi s’oppongono invocano valori umanitari, diritti naturali, inderogabili norme costituzionali. Ciò perché la legge stabilisce che alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, gli immigrati presenti sul territorio dello Stato perdono la residenza anagrafica e così il diritto ad ottenere prestazioni assistenziali di base, oltre che (salvo i minori d’età) ad essere accolti negli Sprar, centri di prima assistenza di gestione comunale. La norma, si sa, è discutibile ma si dà il caso che sia la forma giuridica data alle più forti posizioni anti-immigrazioniste della Lega guidata dall’attuale ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Posizioni che possono o meno esser condivise (e che dovrebbero essere scrutinate con una maggiore cognizione di dati), ma che oggi, appunto, non sono più posizioni politiche, bensì hanno assunto la forza di legge. La legge, in ogni comunità, si sostanzia in un comando presidiato da sanzione che, avendo attraversato certi percorsi formali previsti dalla Costituzione o da altra norma fondamentale -da noi l’approvazione da parte dei due rami del Parlamento e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dopo la promulgazione da del Presidente della Repubblica ed il controllo di conformità del Ministro Guardasigilli- avendo compiuto questi percorsi, si trasforma – per una illusio propria ad ogni società organizzata – in qualcosa di profondamente diverso: si trasforma in regola giuridica cogente ed inderogabile, come usano dire gli addetti al mestiere, alias i giuristi. Da questo momento in poi – quando sono varcate le kafkiane porte della legge – non è più rimesso all’arbitrio di ciascuno il rispettarla o meno: la si rispetta e basta (o almeno si fa le mostre di farlo): chi non lo fa, s’espone alle sanzioni all’uopo previste. Il leguleio Orlando ha elaborato la seguente tesi: siccome la legge è incostituzionale, io ho titolo per non applicarla e dunque la sospendo. Sennonché, il diritto – che è un sistema di rigide forme – non consente al sindaco di sollevare questioni di costituzionalità, né tampoco di certificar lui il contrasto della norma di legge con la costituzione. Se lo fa – e lo fa in questione di siffatto valore politico – incorre in due distinte fattispecie giuridiche (che sono appunto le forme sanzionatorie apprestate dall’ordinamento): l’annullamento da parte del Governo a tutela dell’unità dell’ordinamento degli atti illegittimi degli enti locali e/o lo scioglimento dell’ente, per gravi e persistenti violazioni di legge, previste rispettivamente agli articoli 138 e 141 del D.lgs. 267/2000, teso unico delle autonomie. Questi sono i meccanismi giuridici, non le ardite architetture di Orlando. Perché – indipendentemente dalla costituzionalità o meno della legge – c’è un valore che è ancor più irrinunciabile: quello dell’unità dello Stato e dell’ossequio alla legge formale, pena la dissoluzione. La questione di costituzionalità potrà essere sollevata solo dal giudice nel corso di un giudizio, come scolpisce l’articolo 1 della legge costituzionale 9 febbraio 1948 n° 1, approvata all’indomani della promulgazione della Costituzione. Il sindaco, quindi, non può nulla e se si rifiuta d’applicare la legge, null’altro sta facendo che ribellarsi all’ordinamento dello Stato. Per di più, lo sta facendo chiaramente per ragioni di propaganda politica: giacché avrebbe avuto il mezzo giuridicamente legittimo per salvaguardare i valori che ha a cuore, semplicemente deliberando con la sua giunta l’impugnazione dinanzi al Tar del Lazio della circolare applicativa della legge, chiedendone la sospensione e sollevando ivi – nelle legittime forme dell’ordinamento giuridico – la questione di legittimità costituzionale. Ma ciò avrebbe fatto meno notizia, probabilmente. Epperò, se in uno Stato si consente di calpestare il rigore delle leggi per ragioni di propaganda politica da parte di un’altra importante istituzione dello Stato, allora quello Stato non c’è più, ma al più v’è quell’antonomastica Repubblica dove si produce il dolce frutto scientificamente noto come musa acuminata. Se siamo ormai lì – è c’è da temerlo – tutte quelle norme sanzionatorie qui sopra descritte resteranno desolatamente inerti, ed Orlando con i suoi colleghi continueranno a far da sindaci. Altrimenti… Non c’è che da aspettare e vedere.  

Share

Commenta

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Global tokens will be replaced with their respective token values (e.g. [site:name] or [current-page:title]).
  • Twitter-style #hashtags are linked to search.twitter.com.
  • Twitter message links are opened in new windows and rel="nofollow" is added.
  • Twitter-style @usernames are linked to their Twitter account pages.
  • Replaces [VIDEO::http://www.youtube.com/watch?v=someVideoID::aVideoStyle] tags with embedded videos.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

REPORTACI
di Automobile Club Napoli
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale