Venerdì 28 Aprile 2017 - 6:39

Saviano-de Magistris una sconfitta per due

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Le due SS (lo scrittore e il sindaco) non possono gloriarsi. Quando le polemiche non nascono da ragionate riflessioni su obiettivi possibili, realistiche visioni programmatiche e strumenti necessari per governare, ma da sterili contrapposizioni se non da incontenibili narcisismi, allora diventano fastidiose, stucchevoli e nocive. Entrambi i contendenti, in guerra ormai da un paio d’anni, ci rimettono qualcosa. Lo scrittore appanna il suo profilo di intellettuale, il sindaco quello di amministratore (della terza città d’Italia!). Probabilmente ognuno dei due pensa così di portare acqua al proprio mulino (si sono mai chiesti se è potabile o inquinata?). *** Una terra di nessuno. Non è un piccolo pezzo di Napoli, ma uno dei quartieri più vasti e popolosi: Forcella, la Duchessa, la Maddalena e dintorni, tutta l’area che si estende lungo la centralissima via Duomo. Qui i clan sono più agguerriti che mai. Almeno tre si contendono il predominio sulle attività commerciali a cominciare dall’ambulantato. Le bancarelle sono la forma più diffusa. C’è un tariffario tangentista: 150 euro, a settimana, per le postazioni più grandi, 80 per le più piccole. Quando gli “esattori” sono andati per riscuotere, hanno trovato quello che non si aspettavano. Tre senegalesi dicono no al pizzo. *** Reazione rabbiosa. Il raid punitivo diventa un “mezzogiorno di fuoco” con pioggia di proiettili.Tre ambulanti gambizzati, una pallottola vagante ferisce una bambina di dieci anni (da Melito il padre l’aveva portata a “conoscere” Napoli). Immediato il ricordo di Annalisa Durante: aveva 14 anni quando, nel marzo 2004, rimase vittima di un regolamento di conti. A Villa Rosebery c’è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Si era rifugiato nel verde di Posillipo per un po’ di riposo. Invece quello che accade alle spalle della statua di Garibaldi nella grande piazza della Ferrovia, lo turba profondamente. Forse anche per questo anticipa il suo rientro a Roma. *** Saviano attacca. Napoli non è cambiata, il turismo è solo convulso affollamento che non porta reddito, i giovani vanno via, la camorra imperversa più di prima, le baby gang e le “stese” segnano svolte drammatiche. De Magistris non ci sta e si abbandona all’enfasi iperbolica: il cambiamento della città è addirittura epocale e tutti ce lo invidiano. Solo l’autore di Gomorra non lo vede perché inventandosi continuamente disastri alimenta e giustifica la sua apocalittica scrittura; così può pubblicare libri, fare denaro, in sostanza arricchirsi sui mali della città senza i quali la sua vena rischierebbe di inaridirsi. *** Un’accusa non nuova. Per de Magistris, Roberto Saviano pubblicizza speculativamente i mali della città. Nei primi anni Settanta era sindaco di Napoli Bruno Milanesi, un ingegnere e uno degli uomini di punta della Democrazia cristiana. A Eduardo de Filippo (che lo criticava perché gli sembrava ostile alla nascita, a Napoli, della Scuola di arte drammatica) lui replicò consigliandogli di starsene zitto visto che si era arricchito portando in teatro i guai della città. Tutti solidarizzarono con Eduardo e alle successive elezioni Milanesi non venne rieletto. Perse lui e venne sconfitta la Democrazia cristiana. *** A ciascuno il suo. Diceva Alberto Moravia che la cultura sa ma non può, mentre la politica può ma non sa. Nel caso di Saviano si potrebbe obiettare che la sua cultura, dopo aver prodotto Gomorra (un libro che segna oggettivamente una svolta significativa nella compressione dei fatti criminali) poteva avere un seguito coerente. Se l’autore, balzato per suo merito a un successo editoriale e di immagine pubblica davvero sorprendente, avesse deciso di abitare a Casal di Principe, la sua presenza in questa piccolagrande capitale del camorrismo, avrebbe certamente avuto più effetti della stessa presenza di mille carabinieri. Leonardo Sciascia continuò a scrivere libri di coraggiosa denuncia senza mai allontanarsi dalla Sicilia. *** Un desiderio “nero”. Di fronte al “disastro” Napoli, Saviano non esita a desiderare “sindaci africani per il mio martoriato Mezzogiorno”. Qui la polemica va oltre Luigi de Magistris. Fa pensare a come la storia riesca a capovolgere le parti. Nell’Ottocento erano in molti a considerare Napoli la più settentrionale delle città africane. Il fascismo scoprì la vocazione africana e tutta una cultura si ispirava al “mal d’Affrica” (sì scritto con due effe). Faccetta Nera (la canzone più famosa del regime) diceva, alla bella abissina, ”quando saremo insieme a te, noi ti daremo un’altra legge e un altro re”. Ora noi non siamo in grado di dare niente a nessuno. A stento riusciamo a tener dietro al flusso di immigrati che scappano disperatamente dall’Africa. La frase di Saviano vale, perciò, come una inutile e folcloristica provocazione. Dicevano Gramsci e don Sturzo, anche se in modi diversi, che il Mezzogiorno doveva salvare se stesso. *** Dal dire al fare. Per Albert Einstein l’idea-guida era “meno problemi e più soluzioni”. Vale ora per tutti e due i contendenti. Saviano continui a raccontare Napoli, ma per attrarre su di essa, come un dovere, le solidarietà internazionali che servono perché esca dal lungo tunnel in cui la storia più lontana e più recente l’ha infilata. De Magistris pensi meno al masaniellismo anni Duemila, alla creazione del partito personale che considera la città solo come un serbatoio di voti e al protagonismo esibizionistico. Recuperi al più presto il rapporto istituzionale (dal Governo alla Regione). Se vuole un modello di riferimento, si ispiri alla straordinaria figura di Nicola Amore il miglior sindaco che Napoli abbia mai avuto. La sua filosofia politica si riassumeva nel principio “Napoli nello Stato e lo Stato a Napoli”. La città uscì dalla tragedia del colera e vide nascere un vero “risorgimento industriale”.

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