Martedì 17 Luglio 2018 - 15:38

A Sepe il giusto premio di Papa Francesco

Opinionista: 

Franco Iacono

È una buona notizia quella della “proroga” del cardinale Crescenzio Sepe alla guida dell’Arcidiocesi di Napoli. Papa Francesco ha fatto proprio un bel regalo alla città ed a tutti noi. Lo dico perché in questo tempo di grandi incertezze, di rilassamento, si fa per dire, di troppe coscienze, di pericolosi e tragici “fermenti” che attraverseranno l’universo giovanile sempre più senza guida e senza valori positivi, sapere che Santa Madre Chiesa offrirà un riferimento fermo e sicuro per altri due anni è cosa buona. Il cardinale Sepe ha saputo levare la sua voce contro la violenza e, soprattutto, contro la criminalità organizzata e contro il modello che “offre” ai giovani ed alla società, spesso “contagiata” proprio da quel sistema di violenza e di sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Ha saputo dare un respiro sociale, anche al di là dei compiti tradizionali di una Curia, alla sua azione, di cui “La Casa di Tonia” per le madri nubili è solo l’esempio che a me piace di più citare, perché la leggo come un canto di vita, volendo incoraggiare le “madri nubili” a portare avanti la loro gravidanza ed a far nascere i loro bambini, con fiducia e con speranza. Certo, si può fare di più, soprattutto, se i parroci, i sacerdoti sapranno ascoltare e fare proprio il grande messaggio di amore che ci viene dal Vangelo, di cui, papa Francesco è superbo “testimone”. So bene come, anche nella Chiesa di Napoli, proprio il messaggio di Papa Francesco incontri forti resistenze. Anche autorevoli. Ecco, vorrei, nel mio piccolo, incoraggiare il cardinale Sepe ad osare di più, proprio in questa direzione, forte com’è ora, più che mai, proprio della fiducia di questo grande Papa. Anche rompendo, fisicamente e visivamente, dei cordoni ombelicali con realtà, soprattutto in provincia, con parti della società che, in maniera meramente rituale, ostentano potenza economica e prepotenza materiale, addirittura in cerimonie “religiose”: feste patronali, battesimi, comunioni, matrimoni e perfino funerali. Facendo capire anche ai più riottosi che l’adesione convinta al messaggio evangelico richiede ben altro. Per esemplificare il pensiero comune: fra i fedeli più “tradizionali”, si ritiene, senza incontrare troppe resistenze nella Chiesa secolare, che il ricorso alla lite, anche a quella giudiziaria, non sia un atto violento proprio contro il dettato evangelico, di cui al chiaro monito del Cristo: “Se stai per fare l’offerta all’altare e ivi ti viene alla memoria che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, posa la tua offerta davanti all’altare e va a riconciliarti prima con il tuo fratello” (Lc 5, 23-24). Sono certo che il cardinale Sepe vorrà confermare nella sua missione, che ora ha un orizzonte di lungo periodo, questi principi e questi valori, facendone cogliere anche la bellezza, di cui al fascinoso imperativo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Libertà e democrazia I miei sempre più pazienti sette lettori sanno bene che non sono un “fan” di Matteo Renzi, che è, anche come carattere e temperamento, lontano dalle mie “corde”. Come sono lontane alcune delle sue “sterzate” sul piano della identità di sinistra, socialista e riformista, come il “Jobs act”, contro il quale, poche voci si sono levate quando fu approvato, capogruppo…, Roberto Speranza, fra quelli che sono “fuggiti” in Mdp ed ora in “Liberi ed Uguali”. Non ricordo che Pietro Grasso, ma neppure Bassolino, allora si scandalizzò. Dopo la bagarre per le candidature che ha riguardato, chiedere al coofondatore Pippo Civati, anche quel Movimento, a questo punto, mi verrebbe da… ribattezzarlo in “Liberi ed Uguali… agli altri”. In una fase così delicata addirittura per il destino della Democrazia in Italia, sul piano anche personale e su quello collettivo è necessario un comportamento quanto mai responsabile. Bene ha fatto Romano Prodi a denunciare a chiare lettere che il movimento guidato (?!) da Pietro Grasso divide il centrosinistra e favorisce la paventata vittoria della destra e la crescita, anche impetuosa, del Movimento 5 Stelle. La presa di posizione, la dichiarazione di voto a favore del Pd, e dei suoi alleati, è tanto più apprezzabile perché Romano Prodi, sul piano personale e politico, di torti ne ha subiti da parte di Renzi: dal concorso dei “suoi” alla formazione dei 101 contro la sua elezione a Presidente della Repubblica fino al mancato invito alle celebrazioni, recenti, del decennale della fondazione del Pd. A prescindere dal mio rapporto personale, ritengo che questa presa di posizione di Prodi, analoga a quella assunta in occasione del recente referendum costituzionale a favore del Si, sia esemplare. Dovrebbe indurre i tanti, che intendono “salvarsi” l’anima non andando a votare, a ripensare questo irresponsabile proposito “pilatesco”, anche riflettendo sulle ragioni di questa presa di posizione di Prodi. Certo, Prodi, con questa scelta, richiama al voto anche i tanti che pare abbiano dimenticato le antiche battaglie, a prescindere da quelle astiose e giustizialiste, contro il fu Cavaliere, che ora, anche in Europa, appare addirittura come un “salvatore” della Patria. Si tratta, in parole povere, di esercitare il diritto-dovere di andare a votare per senso di responsabilità. Pensando anche a quanto sia costato, fino al martirio di tanti “apostoli” della libertà e della democrazia, conquistare il diritto al voto, al quale diritto ora intende rinunciare, a cuor leggero, quasi il 50% degli italiani. Il richiamo al valore della democrazia, sotteso da quello della libertà, deve essere primario nella coscienza di ciascuno di noi. Insieme all’assunzione della responsabilità di determinare, con il voto, il destino dell’Italia.

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