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Qualche anno fa, in concomitanza con la sentenza di assoluzione per Bassolino e una schiera di commissari e sub commissari nel maxiprocesso sui rifiuti - un solo condannato per quel disastro, un soggetto astratto cioè il “contesto”, da chiedersi, stupiti, chi fosse in realtà il vero responsabile di quei giorni maleodoranti e amari - non passò neanche un minuto dalla pronuncia del verdetto e subito prese corpo un’imperiosa richiesta di “risarcimento morale” per quei poveretti. In particolare per uno su tutti, Bassolino - già mesi prima della sentenza animato da profetico ottimismo - con una richiesta speciale, di una incoronazione compensativa in base a una singolare equazione: assoluzione=ritorno in politica , anzi in sella. Presumendo a torto che bastasse quell’esito giudiziario sorprendente per restituire agibilità politica a colui che, condannato o non condannato , in anni bui era stato comunque il presidente delle Ecoballe, raffigurato dai media in un mare di sacchetti a perdere . Nella furia di ottenere una rapida rivalsa per un processo, considerato dalla casta un atto di lesa maestà, tanti se la presero con i Pm, colpevoli di aver messo in croce il povero Governatore, ignaro che la “monnezza” era arrivata davanti al suo uscio di casa. E cosi, da allora, con la grandinata degli “allelluja” per il pericolo scampato - secondo i più, per grazia ricevuta - cominciò a montare, insieme con una raffica di fulmini per coloro che lo volevano invece sul rogo, una campagna tambureggiante per il suo ritorno in politica. Molti assatanati dalla voglia di una nuova Bengodi bassoliniana hanno però dimenticato che le assoluzioni giudiziarie non potevano prescrivere il processo politico su quanto non fatto, e cioè una montagna di errori: da Napoli Est, dove Bassolino scoraggiò un gruppo di imprenditori emiliani a investire, a Bagnoli, al centro storico, allo stesso Porto con la chiacchierata gestione Nerli. Senza contare il danno di aver sdogato Ciriaco De Mita e fatto da sponsor alla Iervolino-sindaco, dieci anni di immobilismo sulla propria coscienza. La cosa più intollerabile oggi è che molti di coloro che si sgolano nel chiedere il suo ritorno erano, “consule Bassolino”, dentro i consigli di amministrazione, gli organismi decisionali dei citati fallimentari siti. Il colmo della sfacciataggine. Fortunatamente, nonostante tutto, in questa città c’è ancora una provvidenziale ramazza politica per far pulizia. Stavolta l’ha impugnata la giovane generazione del Pd che, per bocca di Leonardo Impegno, ha intimato l’alt a Bassolino con parole senz’appello:«Basta, siete figli di una cultura dell’immobilismo, ossessionati dalle mani sulla città che non vi ha fatto mettere mano a nulla. Il pubblico per voi è il puro, il privato il demonio. Avete fallito, togliete il disturbo». Un benservito storico, grazie a dio, che ci libera di una vergognosa “ammuina”, o meglio, pretesa. Morale: “Il Signor Bassolino che cinguetta in rete un enigmatico“Statesereni” , sognando Palazzo San Giacomo, non tornerà.