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Una chiacchiera ci seppellirà. Il Governo aveva promesso di tagliare la spesa pubblica improduttiva, ma la realtà - ormai l’unica opposizione rimasta in campo - dice che l’idrovora statale continua a drenare i nostri soldi senza freni. Renzi aveva garantito una spending review da 20 miliardi, ma finora non si è visto nulla. Che si tratti di una presa in giro di proporzioni spaziali lo confermano i dati diffusi ieri dal centro studi della Cgia. Guardate qui: nel 2014 le uscite di parte corrente al netto degli interessi sul debito pubblico (ovvero spese per il personale, consumi intermedi, prestazioni sociali e così via) sono cresciute ancora, portando il saldo degli ultimi 5 anni a +27,4 miliardi di euro. Vuol dire che, nonostante la crisi, mentre gli italiani si impoveriscono la mangiatoia dello Stato continua ad allargarsi. Il 2015 è iniziato allo stesso modo: a parole il premier annuncia tagli di spesa, ma l’unico atto legislativo concreto è l’assunzione di un’altra vagonata di dipendenti pubblici nella scuola. Secondo voi chi pagherà? Semplice: la legge di Stabilità dice che tra 2015 e 2017 la spesa pubblica aumenterà di 62,4 miliardi, cioè più del doppio rispetto ai 5 anni precedenti. Ma non dovevamo cambiare verso? Di questo passo il rischio che scattino le pesantissime clausole di salvaguardia su Iva e accise diventa sempre più elevato. Formule astruse che significano una sola cosa: ancora più tasse. La distanza tra palco e realtà sta diventando un abisso. Gli unici tagli sono stati quelli agli enti locali (che hanno raddoppiato la tassazione), agli investimenti (-15,4 miliardi), ai pensionati, all’editoria e qualche auto blu venduta. Sono stati colpiti i soggetti più deboli. Una roba che grida vendetta. Cosa si debba fare lo sanno tutti: intervenire sulle partecipate, che costano 23 miliardi l’anno; abbattere il debito pubblico con un’operazione sul patrimonio immobiliare; ridurre selvaggiamente le 35mila stazioni d’acquisto e appalto pubblico esistenti, fonte di corruzione. Con i soldi risparmiati si potrebbe davvero tagliare un fisco folle, rilanciando i consumi interni e l’edilizia, due cose senza le quali non esiste vera ripresa. Per convincersi basta riflettere su un dato. Ci ritroviamo al centro di una congiuntura straordinaria: il petrolio ai minimi storici, l’euro praticamente alla pari con il dollaro e la Bce che inonda di soldi le banche. Dovremmo galoppare, invece la commissione Ue prevede che l’Italia crescerà la metà dell’eurozona (0,6% contro 1,3%). Perché? Perché l’unica spinta arriva all’export da fattori esterni e il Governo continua a non fare l’unica, vera riforma di cui abbiamo disperato bisogno. Altro che correre, questi ci portano nelle sabbie mobili.