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L’ansia di mare di Max Allegri, forse il più stanco dell’orchestra bianconera insieme all’altro livornese, Chiellini, crollato sul campo, pari all’ansia di notizie dei tifosi juventini che ormai, come molti osservatori, incassato il settimo scudetto con un pareggio con la Roma pensano all’anno prossimo, alla Champions che verrà e dunque ai giocatori che Marotta scoverà. Di scudetti non ne possono più. L’Ammazzasette ne ha fatto il pieno. Gli esclamativi archiviati con l’Intensità di Conte e il cinismo di Allegri. E per fortuna che c’è il Napoli a farla da nemico non solo a chiacchiere: con gli azzurri è cominciata una vera e propria battaglia a puntate, da Mazzarri in poi; fra tifosi oltranzisti addirittura una lotta senza quartiere a volte parossistica e incivile soprattutto sul web il cui cuore - direbbe Buffon - è un bidone dell’immondizia. E invece va salvato, il duello fra Juve e Napoli, come annate di buon vino, perché credo che sarà il tema anche del prossimo campionato. Non ci credete? Guardate a quanti punti dalle prime s’accontentano di restare la Roma e la Lazio: una ventina. E le milanesi? Giocano un altro campionato e non vedo i cinesi metter mano al portafoglio per attrezzarsi fino a contendere lo scudetto alla Juve. O al Napoli, come dicevo. Perché De Laurentiis, alla faccia dei detrattori che si meriterebbero Corbelli tutta la vita, ha messo piede in paradiso e vuole restarci anche se certe vicende gli bruciano come se fosse all’inferno. Aurelio le ha passate tutte, da Reja a Mazzarri, da Benitez a Sarri, apprendendo davvero il calcio che prima fingeva di maneggiare a piacere. Cosa farà con Sarri non so, ogni giorno ci sono almeno dieci indovini che slinguettano altrettante novità; penso soltanto che sia l’ora di uno che fra il bel giocare e il vincere trovi la quadra, come direbbe Bossi; l’ora del sogno è passata, la stagione del divertimento archiviata, resta una passione che ha tuttavia bisogno di uno sfogo razionale. Detto che avrei visto sulla panchina del Napoli, Allegri (anche per fare un po’ di cinema) fra le tante voci per la panchina azzurra ho colto con interesse quella che parla di Ancelotti: non la prendo in considerazione per la persona (chissà cos’ha in testa Carletto dopo il no alla Nazionale) ma per il prototipo. Il Napoli ha bisogno di un Ancelotti, per il gioco, per l’organizzazione complessiva, per l’esperienza e l’autorevolezza. Per vincere. In questi anni il Napoli - è giusto dirlo - non ha lavorato per sè, non ha vinto per il proprio albo d’oro: ha lanciato allenatori di qualità come Mazzarri e Sarri (Reja era già un vecchio maestro collaudato) e con loro ha inventato campioni. Dice bene ADL, nel cinema prima viene il produttore, poi il regista, a ruota gli attori. Ecco, mi metto già in poltrona, con bibita e patatine (ancora Buffon...) con l’ansia di consumare il prossimo film di Aurelio De Laurentiis. La Juve? Ho finito gli aggettivi. Dico solo che ha vinto con pieno merito. Il segreto? Me lo ha rivelato Boniperti quando aveva già conquistato la seconda stella:«Siamo abituati a vincere». E cavoli amari per chi è abituato a perdere.