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Non ho la minima idea di come finirà questa storia delle Universiadi. A suo tempo, mi sono espresso chiaramente. Pur apprezzando l’attivismo e il decisionismo del Governatore De Luca, mi è sembrato troppo rischioso per Napoli subentrare a Brasilia in un evento scartato dai sudamericani, con tutta probabilità per timore di un flop finanziario. Il mio pessimismo era sprofondato quasi in una rassegnata certezza dopo aver constatato che, così come su diversi altri fronti, tra le istituzioni locali non sembrava esserci il minimo accordo, e i lavori necessari per attrezzare sia gli impianti per le gare sia la logistica per l’ospitalità degli atleti tardavano all’inverosimile. Tutto a un tratto, i litiganti hanno firmato una tregua (almeno sulle Universiadi!) e, su uno scenario apparentemente compromesso, è piombato una sorta di Superman. Dall’avvento del nuovo commissario straordinario, Gianluca Basile, la macchina organizzativa si è letteralmente scatenata. Il manager, perché di autentico manager si tratta, sembra stare sul pezzo su ogni questione. Dalla comunicazione, che finalmente sembra avvicinarsi agli standard di una manifestazione internazionale, alla stessa scenografia immaginata per l’inaugurazione. Per non parlare del recupero “miracoloso” ancora in atto per predisporre e portare a buon fine i bandi e la conseguente assegnazione degli appalti finalizzati a predisporre le strutture dell’agone sportivo. Si riuscirà a raggiungere il traguardo? Chissà, ma certo c’è da rammaricarsi che Basile non abbia ricevuto l’incarico almeno un anno prima. Se, tuttavia, si stende lo sguardo oltre le Universiadi, si capisce che Napoli è condannata al rush finale. Proprio in questi giorni un’impresa eroica sta cercando di completare almeno parzialmente i lavori di via Marina, evitando la perdita di preziose risorse comunitarie. In queste ore riprendono, a tambur battente, anche le operazioni per portare la linea 6 a piazza Plebiscito, dopo lo stop originato dalla surreale vicenda delle grate, presunto ostacolo di ordine estetico al completamento ormai prossimo dell’infrastruttura. Solo grazie al buonsenso dei giudici amministrativi (anche nell’interpretazione e nell’applicazione della legge vi è un ambito di discrezionalità affidato alla valutazione e alla sensibilità degli uomini!), è stato arginato il “nonsipuotismo” del Mibac, supportato da animosi intellettuali integralisti. Insomma, da queste parti, siamo condannati allo sprint. L’auspicio è che qualcuno, assistendo alle Universiadi, cominci ad apprezzare anche il valore delle gare di fondo.