Martedì 19 Giugno 2018 - 16:14

Una domenica col voto e senza partite di calcio

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, non mi è possibile ignorare i risultati elettorali, che però non esauriscono i miei interessi. L’esito del voto è stato, certo, molto apprezzabile. Come non compiacersi della pietra tombale sulla carriera di Pinocchietto Renzi? Come non godere per il drastico ridimensionamento delle ambizioni dei due presidenti uscenti? La Boldrina e Grasso dovranno smettere di pontificare, per lo più a sproposito, e di porsi come incolti maestri di vita. Certo, parecchi ministri si sono salvati con il mezzuccio del listino plurimo e così anche la Fedeli tornerà in Parlamento, ma ben difficilmente potrà continuare a gestire l’italica cultura. Mi dispiace per Massimo D’Alema, unico esponente “doc” dell’antica sinistra, che è uscito di scena molto dignitosamente: egli soccombe ai troppi nemici quasi come Leonida alle Termopili, senza cercare, come hanno fatto tanti altri, una via di fuga. Il trionfo dell’armata Brancaleone grillina nel Regno, tuttavia, è una brutta macchia: come dimenticare i rapporti fra Casaleggio e Soros? Meno male che Salvini c’è! Così, anche il buon Gianluca Cantalamessa entra in Parlamento. Mi congratulo e sono certo che farà bene. Per un governo che faccia qualcosa di buono, occorre sperare nella Divina Provvidenza e pregare. Il Vangelo e il Rosario di Salvini potrebbero essere buoni segni. Come dicevo all’inizio, c’è almeno un altro fatto della settimana che richiama la mia attenzione. Si tratta della domenica senza calcio, decretata dalla Figc per la morte improvvisa di Davide Astori, capitano della Fiorentina. Il calciatore è morto durante la notte, nella stanza di un albergo di Udine ove si trovava con la sua squadra per disputare la partita di campionato contro l’undici locale. Non è stato applicato il principio “the show must go on” (lo spettacolo continua), che qualche commentatore ha ritenuto barbarico. Io vorrei segnalare che un paio di settimane fa ci ha lasciato una cara amica, presidente della società sportiva nella quale milito come giocatore di bridge. C’erano gare in programma quella sera e l’arbitro ha lasciato ai giocatori la scelta se disputare o meno gli incontri, suggerendo, tuttavia, che la memoria della scomparsa sarebbe stata maggiormente onorata giocando che tornando a casa. Tutti sono stati d’accordo e, dopo il minuto di silenzio, il gioco ha avuto regolarmente inizio. Avrete già compreso che non approvo la decisione della federazione calcistica di sospendere i campionati di serie A e B: si è proclamato, in sostanza, un lutto nazionale, assai più che un lutto cittadino. Con tutto il rispetto dovuto al povero Astori e alle molte persone che lo hanno pianto, non mi sembra che la sua scomparsa sia equiparabile a quella di un sovrano regnante. Io non sono molto interessato al campionato di calcio perché, ormai, il gioco del pallone non è più uno sport ma, appunto, uno spettacolo. Uno spettacolo, anzi, che per le assurde intemperanze degli spettatori, giustamente denominati tifosi perché affetti da una malattia degenerativa, somiglia assai più ai barbari “circenses” di Roma imperiale che agli spettacoli teatrali della Grecia antica. Ritengo, tuttavia, che la formale appartenenza allo sport imponga di seguire le regole di sempre. Una sospensione di quel genere sarebbe stata giustificata se la morte fosse giunta sul campo per effetto di violenze, purtroppo frequenti negli stati. Scontri fra tifosi o gioco falloso, due fatti “normali” ai giorni nostri, avrebbero potuto causare la morte di un giocatore e questo avrebbe giustificato un drastico “stop”. Non è, però andata in questo modo. Astori è morto, sì, prematuramente, ma per cause naturali, come ogni giorno muoiono milioni di esseri umani senza che per questo la vita si fermi. La morte fa parte della vita, è la sua conclusione naturale. Non deve diventare spettacolo, come purtroppo è d’uso nella società contemporanea. Nemmeno spettacolo alla rovescia.

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