Giovedì 24 Gennaio 2019 - 0:07

Una metro lunga 20 anni per una città in disuso

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Strano destino quello della metropolitana napoletana. Molti, un po' dappertutto in Europa, si sono appassionati all’idea del metrò dell’ arte, alla fantasia di una linea veloce capace di proporre un vero, autentico museo dell’ arte contemporanea. E fin qui, nessun problema, anzi. Ma quel che fa riflettere e meditare, oggettivamente, è altro: la lunghissima gestazione per varare le singole stazioni (in media oltre vent’ anni), tipo Toledo, Municipio, Piazza Nicola Amore, la limitata frequenza delle corse (ogni dieci minuti, forse più) e, conseguenzialmente, una folla costante, enorme strabocchevole, stipata per ore e ore tra le corse dei vagoni del convoglio. Al di là degli infiniti tempi di esecuzione delle stazioni, dicevamo almeno vent’ anni, in stridente rapporto con la nascita del Maschio Angioino che, nel 1279, con tecnologie oggettivamente antiquate, richiese soli tre anni per la sua maestosa realizzazione, è logico guardare con attenzione ai vincoli di una società moderna. I ritrovamenti archeologici recuperati soprattutto a Piazza Municipio, i finanziamenti europei non sempre arrivati puntualmente, le difficoltà logistiche e geologiche di un territorio che si presenta diverso e articolato. Insomma, un’impresa quasi infinita nella quale si intrecciano speranze, problemi di fruibilità e, in qualche caso, attese messianiche. Leggevo recentemente di Tokio. Anche lì, nonostante il metro garantisca un numero di corse abbondantemente maggiore, i problemi non mancano. Ma si studiano soluzioni, si inventano costantemente nuovi dispositivi. Così, nelle ore di punta, le donne avranno carrozze autonome ed ora, alla luce di ulteriori, pressanti richieste legate al 50% delle mamme che frequentano lo stesso metro, ci saranno carrozze riservate ai bimbi e ai loro genitori. Un modo per assicurare ai piccoli un viaggio sereno e per evitare ai passeggeri particolari fastidi acustici e fisici a contatto con i minori. Un altro mondo, lontano chilometri dalla realtà napoletana, una prospettiva radicalmente diversa che qui farebbe soltanto sorridere. Ecco, di fronte ad un senso civico che avanza nel globo, di fronte a prospettive così avanzate, quel disperato spingere nelle varie stazioni per assicurarsi un posto in piedi sembra ancora un mistero buffo. Il prezzo da pagare ad una città straordinaria, con tutti i limiti di un’ antica Capitale in disuso.

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