Sabato 15 Dicembre 2018 - 20:20

Una società marcia senza più la testa

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, consultare le cronache è diventata un’attività veramente angosciante. L’ultima notizia che ho letto sul televideo è quella di un’aggressione perpetrata nel Torinese: una signora, che si era recata in compagnia del figlio al supermercato, si è permessa di redarguire una banda di ragazzini che, uniformandosi a un’ormai diffusa abitudine, si dedicavano al turpiloquio. Come oggi è prevedibile, la donna e il figlio sono state aggrediti a pugni e calci e sono finiti all’ospedale. Un controllo più accurato mi ha consentito di stabilire che l’episodio risale allo scorso ottobre, ma è stato divulgato soltanto adesso. Mi è venuto spontaneo immaginare che questa tardiva pubblicazione tendesse a consolare, in questo caldo gennaio del 2018 (un calore atmosferico che si accompagna a un ormai torrido clima sociale), noi napoletani. Vedete, ragazzi! Queste cose non succedono soltanto da voi, nella remota colonia che fu capitale di un Regno, ma anche nelle ricche capitali industriali del Nord! Io, in verità, non sono riuscito a consolarmi. Già la circostanza della tardiva pubblicazione sta a significare che in quel di Torino il fatto non rientri nella quotidianità e che gli abitanti locali si vergognino ancora di quel che accade. In secondo luogo i malcapitati se la sono cavata con lesioni non gravi: non c’è stato il morto o lo “struppiato”, come sempre più spesso capita, ormai, nella nostra sventurata città. In terzo luogo, i teppistelli piemontesi hanno agito con una motivazione, se non proprio a seguito di una provocazione: dal loro distorto punto di vista era infatti assolutamente inaccettabile che una persona estranea si permettesse di censurare il loro abituale linguaggio. Non sto a farvi perdere tempo con le cronache degli ultimi numerosi fatti di sangue verificatisi a Napoli anche in questi ultimi giorni: ne avete certamente contezza da giornali, televisione e web. Le bande di ragazzini ormai spadroneggiano in tutti i quartieri della città. Ci sono stati morti e feriti gravi, da arma da fuoco e da arma bianca. Nella maggior parte dei casi si tratta di azioni criminali assolutamente immotivate, tranne che si voglia considerare un motivo la voglia di dimostrare a se stessi, prima che agli altri, di esistere e contare qualcosa. Mi sembra superfluo ribadire ancora ancora una volta che la mostruosa antisocialità di quest’ultima generazione di ragazzini è causata dalla progressiva distruzione delle due istituzioni, la famiglia e la scuola, cui competeva la loro educazione. Ne abbiamo già parlato e ne riparleremo. Oggi preferisco porre l’accento sulla totale assenza delle istituzioni pubbliche preposte al mantenimento dell’ordine. Ieri un amico, giustamente scandalizzato, mi ha raccontato di aver assistito poco prima al furto di un motoveicolo (sempre ad opera di un ragazzino), di aver segnalato in fatto a una pattuglia della polizia municipale, che avrebbe avuto tutto il tempo di impedire il delitto (eh, già, scusate se lo ricordo, il furto è tuttora un delitto previsto dal codice penale), ma la pattuglia gli ha risposta che la cosa non rientrava nelle loro competenze (!?!); come se non bastasse, al cittadino che chiedeva si informassero almeno le polizie competenti, i vigili, che pur vedevano il furto in atto a non troppa distanza, hanno risposto che telefonasse lui se voleva! Potete, del resto, leggere sui giornali le polemiche se la responsabilità dello stato demenziale in cui versa l’ordine pubblico sia solo del sindaco o anche del prefetto e del questore! La verità è che la nostra società è acefala, poiché nessuna autorità si preoccupa del benessere dei cittadini. Quanta involuzione rispetto al vituperato medioevo, quando, nei secoli bui (?) il castellano riscuoteva sì la decima (incredibile, una pressione fiscale del 10%, cosa era, l’Eden?), ma pagava gli armigeri che proteggevano la gente, quando riparava dietro le mura del castello per fuggire la violenza delle bande crininali. E gli armigeri lo facevano. L’Italia non ha più testa, ma Napoli sta ancor peggio. Leggo che la nuova linea metropolitana che dovrà servire Chiaia e San Ferdinando non potrà utilizzare i moderni treni all’uopo acquistati perché non c’è modo di portarli sulla linea sotterranea: la loro misura, infatti, eccede di oltre dieci metri quella del buco attraverso il quale avrebbero dovuto entrare. Cosa volete che dica per commentare questa follia? Chi è l’imbecille che ha progettato e acquistato senza sapere quello che faceva? Sono curioso di sapere chi sia e se la giustizia penale e contabile si muoverà per punirlo, ma certamente si trattava di qualcuno che aveva il potere di farlo ed era stato eletto o nominato e pagato per farlo. Si trattava di politici o di tecnici o di entrambe le categorie? E noi stiamo a discutere se il prossimo governo, che dovrà succedere a quelli inqualificabili che si sono succeduti sino ad oggi, dovrà essere composto di politici o di tecnici? Si dovrebbe, piuttosto, pretendere dagli elettori che scelgano esseri umani capaci di pensare e di agire secondo logica e buon senso. Ma come pretenderlo? ‘O pésce fète d’â capa, ma dòppo nu pòco fète tutto quanto nfi’ a córa. E così, se la testa puzzolente è come se non ci fosse più in questa società marcia, anche il popolo sovrano non olezza davvero di verbena!

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