Domenica 30 Aprile 2017 - 1:16

Il pediatra-tifoso appassionato di politica

Alfredo Ponticelli (nella foto), responsabile della Neonatologia della Clinica Sanatrix, considera la sua professione di pediatra come una missione. È stato consigliere comunale nel 1997 con Bassolino sindaco ricoprendo l’incarico di presidente della Commissione Sport, assessore nel 2001 nella prima giunta della sindaca Iervolino con delega ai Servizi Interni e nel 2006, sempre con la sindaca Iervolino, assessore con delega allo Sport e all’Infanzia. Ama lo sport, in particolare il calcio, ed è un grande tifoso del Napoli.

Dottore voleva fare l’ingegnere e poi è diventato medico. Perché?

«Frequentavo il secondo anno del liceo scientifico e un giorno mio padre, un ragioniere di grande intelligenza, mi disse: il più grande desiderio della mia vita è quello di vederti medico. La sua non era una imposizione ma un messaggio. Avrei potuto ignorarlo e invece colpì il mio intimo più profondo e fece emergere dal mio inconscio quello che realmente avrei voluto e potuto fare nella vita: il pediatra perché amo i bambini. E il tempo mi ha dato ragione».

Quando è iniziato il percorso della sua “missione”?

«Appena laureato, a 25 anni, entrai subito nella scuola di specializzazione in pediatria del professore Auricchio e immediatamente dopo in quella in puericultura che ho terminato nel 1982. Da allora ho sempre operato nei reparti pediatrici soprattutto come neonatologo, come pediatra della sala parto, del neonato pretermine e a termine e dei bambini di basso peso. Sono stato venti anni all’ospedale Annunziata, in terapia intensiva neonatale. È stata un’esperienza stupenda che ha rappresentato il top della mia professione».

Quando ha lasciato l’attività ospedaliera?

«Nel 1997. Mi sentivo pronto e maturo professionalmente per assumere il ruolo di responsabile della neonatologia della Clinica Sanatrix. Rappresenta a Napoli una bellissima realtà soprattutto se si considera che è un punto nascita di oltre mille nati l’anno».

In questo periodo la sua attività di medico impatta con il mondo della politica. Qual è stata l’occasione?

«Dico sempre che non siamo noi a scegliere la vita ma che è la vita a scegliere per noi esperienze nuove e a fare realizzare delle passioni spesso sopite. La politica per me era una di queste. Un mio carissimo amico, l’onorevole Giuseppe Ossorio, mi chiese di candidarmi alle elezioni comunali di Napoli del 1997 con Bassolino sindaco. Facemmo una lista repubblicana, Antonio Bassolino fu eletto sindaco e io consigliere comunale con circa mille voti. Fui nominato presidente della commissione Scuola e Sport del Comune e questo mi diede l’opportunità di continuare a lavorare con i bambini perché le competenze comunali sono soprattutto per gli asili e le scuole elementari e medie inferiori. Nel 2001 mi ricandidai al consiglio comunale e ho fatto parte della prima giunta di Rosa Russo Iervolino con delega per i Servizi Interni. Mi occupavo tra l’altro di provveditorato, economato, toponomastica. Nel 2006 mi ricandidai con una lista federativa Italia dei valori e repubblicani. Fui il primo degli eletti e la sindaca Iervolino mi riconfermò nella sua giunta dandomi la delega allo Sport e agli Impianti sportivi».

Come giudica l’esperienza legata a questa delega?

«Bella e importante perché lo sport è stato sempre una mia grande passione. Mi sono impegnato al massimo e sono riuscito a trovare fondi, soprattutto con risorse regionali, per ristrutturare alcuni impianti. Le più significative testimonianze sono la nuova pista del Virgiliano, completamente rinnovata, e i lavori alla piscina Scandone che aveva problemi al velario e agli spogliatoi».

Ha però un rammarico…

«Ho sempre avuto il sogno di ricostruire il Palazzetto dello Sport Mario Argento, che è distrutto dal 1997, ma è stato impossibile. Ce l’ho messa tutta fin dal primo giorno in cui sono diventato assessore. Portai anche un project financing di privati. La ricostruzione costava circa 25milioni di euro perché ci voleva un impianto di almeno 10mila posti, capienza minima per poter disputare incontri internazionali di pallacanestro e di pallavolo. Ma non c’era ritorno per i finanziatori ».

Nel 2011 è terminata la sua esperienza politica…

«Mi ricandidai alle Comunali sempre con la lista repubblicana in appoggio al sindaco De Magistris. Sono risultato primo con 939 voti ma la lista era piccola, in tutto ha preso 4.300 voti, e non sono stato eletto. Ho appoggiato Luigi De Magistris perché ritengo che in una città come Napoli, che ho conosciuto bene come assessore per 10 anni, è difficilissimo amministrare. Lui lo sta facendo in maniera egregia. L’ha resa una città di maggiore attrazione turistica e nella sua amministrazione sta dando un grande esempio di legalità».

È ritornato, quindi, a tempo pieno alla sua attività di pediatra e di responsabile della Neonatologia della Sanatrix…

«Il bambino è una creatura delicata che può richiedere la tua assistenza in qualsiasi momento e ci possono essere problemi molto seri. Lavoro a tempo pieno, 12-13 ore al giorno e faccio studio 5 giorni alla settimana. Il mio cellulare è sempre acceso. Non posso mai dimenticare che il 24 dicembre di due anni fa per caso mi portarono a vedere un bambino di tre mesi che aveva una meningite in fase acuta. Era una famiglia milanese che si trovava a Napoli in visita a parenti. A Natale mi telefonano sempre per ringraziarmi. Dirigere questo nido e i bambini con piccole patologie con un costante follow up rappresenta una bella soddisfazione. Penso che non era destinato che continuassi a fare l’assessore comunale».

Una piccola isola felice nella sanità della Campania?

«Sono fortemente preoccupato per il destino della sanità nella nostra regione. Più passa il tempo e più ci avviamo verso una sanità negata per i cittadini. La sanità in Campania è commissariata da tanti anni. Chiedo un impegno forte da parte del governo per trovare un accordo con il presidente della Regione. Basta conflitti, basta guerriglie, sforzo comune, invece, perché i cittadini possano essere tutelati nella loro salute in maniera adeguata perché la salute è una priorità».

Ha anche un’altra grande passione: il calcio.

«È vero, ma senza trascurare le altre discipline. Ritengo che le Olimpiadi siano la più grande manifestazione che esista al mondo. Al calcio sono legato da quando ero ragazzino e giocavo nelle giovanili del Posillipo ai tempi di Gianni Improta. Non avevo talento mentre ero molto bravo in atletica. Sugli 80 metri facevo 9”4. Con la società Zauli alla quale appartenevo ho vinto molte gare e ho partecipato alla Coppa Italia per società. Fummo i primi in Campania e nelle finali nazionali a Milano facemmo una bella figura. Un giorno il mio allenatore, Franco Savy, mi chiese di scegliere tra calcio e atletica. Scelsi il calcio e sbagliai».

Ed è un grande tifoso del Napoli.

«È una squadra di grandi campioni e fa un gioco spettacolare. I primi venti minuti della recente partita con il Milan sono stati una lezione di calcio. Apprezzo il lavoro che ha fatto Aurelio de Laurentiis. Nel 2004 ha preso la squadra che usciva da un fallimento e stavamo in serie C. Da allora è stato un crescendo. Siamo quasi sempre in Europa e ai primi posti della classifica, nonostante non apparteniamo alle potenze economiche calcistiche. È un ottimo “amministratore” sempre molto attento al bilancio. Gli muovo, però, un grande rimprovero: una squadra per diventare definitivamente grande ha bisogno di un grande stadio, ma non inteso come numero di posti. Non deve essere un luogo dove si va solamente la domenica a vedere la partita. Va vissuto quotidianamente anche come location dove la famiglia può trascorrere una giornata diversa tra shopping, ristorazione, bar, giochi per bambini e visite al museo della squadra e della società. Recentemente Maradona è stato a Napoli. Lo avrei immaginato in questo tipo di stadio a visitare una mostra-museo dedicata a lui».

Quanto tempo dedica alla sua famiglia? «

Non quanto vorrei, ma la sua qualità è altissima. Ho una moglie splendida, Loredana, che è la madre di Sara e Domenico. Sono i figli migliori che avremmo potuto desiderare. Domenico è chirurgo specializzando e si avvia all’esercizio della professione medica. Sara, tra i tantissimi meriti, ha quello di averci regalato due meravigliosi nipotini, Iacopo e Asia, sono gemelli e occupano ogni momento libero delle nostre giornate».

di Mimmo Sica

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