Martedì 17 Ottobre 2017 - 2:05

Salvatore Lauro, il mare nel sangue

Salvatore Lauro (nella foto), armatore ischitano, è il presidente del gruppo di famiglia Alilauro, una holding con oltre 800 persone tra dipendenti e collaboratori, che trasporta 5 milioni di passeggeri l’anno. È stato senatore della Repubblica per due legislature. Divorziato dalla prima moglie (tedesca) dalla quale ha avuto due figlie, Angelina e Serena, si è risposato con la romana Milena Di Pierri. Da lei ha avuto tre figli, Maria Celeste che lo ha reso nonno, Maria Sole e Agostino. Insieme a Milena ha relizzato il Relais B&B Corte degli Aragonesi e il ristorante Coquille in  corso Vittoria Colonna a Ischia. «Ho avuto la passione del mare dalla tenera età. Mia zia, parlando con il parroco locale, gli diceva: “vedete mio nipotevuole fare il prete”. Io replicavo: “zì parrucchià io voglio fare ’o capitano”. Accompagnavo mio padre Agostino che faceva la pesca della tonnara con la barcaa Lacco Ameno».

Suo padre fu chiamato il “secondo” Cristoforo Colombo. Perché?

«Terminata la guerra acquistò in America un dragamine di 50 metri. Per venire aNapoli impiegò sei mesi. Partì da NewYork a ottobre e arrivò nell’aprile dell’anno successivo. Quel viaggio avventuroso e difficile, che fece versare tantissimelacrime a mia nonna perché pensava chenon avrebbe più rivisto il figlio, gli valse il nome dello storico navigatore genovese».

Quando è iniziata la storia imprenditoriale della sua famiglia?

«Nel 1944 con l’acquisto da parte di papà della “Freccia del Golfo”, una barcadi 42 metri, stretta e lunga, che impiegòsulla linea turistica IschiaCapriNapoli.Garantì per la prima volta più viaggi nella stessa giornata. La Span, infatti, effettuava un solo viaggio al giorno toccandotutti i porti».

Subito dopo varò il primo traghetto…

«Comprò la “Celestina” e poi l’“Acquavite” con le quali per la prima volta effettuò anche il trasporto di auto. Imbarcava le vetture con una passerella formata da tavole di ponte».Quando c’è stata la svolta imprenditoriale?«Nel 1962 con l’acquisto del “SalvatoreLauro” che era il mezzo più grande cheriusciva a entrare nel porto di Ischia. Affiancava l’“Agostino Lauro” e l’“Annamaria Lauro”, che era la barca più veloce del Golfo. Ci impiegava quasi un’oraper arrivare a Ischia. Faceva diciotto nodi e vinse il Nastro Azzurro».

Ci parli del suo debutto.

«Ufficialmente è avvenuto nel 1972. NelGolfo operava la Snav di Carlo Rodriquez,che era succeduto al padre Leopoldo, fondatore della Rodriquez Cantieri Navalicon sede a Massina. Questa società effettuava collegamenti marittimi con gli aliscafi costruiti nel cantiere messinese. Erano chiamati “Calimero” e portavano solo 61 passeggeri. I prezzi dei biglietti erano molto alti e per questo motivo si parlava di “aliscafi d’oro”. Papà ne compròtre dalla Seaflight. La cosa clamorosa fuche fissò il costo del biglietto per gli isolani a 800 lire a fronte delle 1.500 dellaSnav. Fu un successo e “don Agostino”,come lo chiamavano tutti, inventò di fatto la tariffa residenti che oggi è previstaper legge».

È noto che a suo padre, però, questimezzi così innovativi non piacevano…

«Creavano frequenti problemi di naturatecnica e avevano bisogno di continua manutenzione da parte di persone specializzate. Voleva eliminarli ma io, che nel 1968mi ero diplomato Capitano di lungo all’Istituto Nautico Francesco Caracciolodi Procida, gli dissi che volevo occuparmene in prima persona. Accettò: era il1972 e, a soli 21 anni, diventai l’amministratore delegato della società AlilauroCompagnia Sarda di Navigazione».

Come era composta inizialmente la flotta?

«All’inizio partimmo con sei aliscafi: Alilauro I°, Alilauro II°, Alilauro III°, Alicapri, Alinapoli, Alisorrento. Nel ’73 avemmo l’idea di prendere quelli costruiti inUnione Sovietica. Avevano una capacitàincredibile in quanto portavano 155 passeggeri, erano velocissimi e molto confortevoli. Il loro limite, però, erano i motori. Montavano quelli dei carrarmati percui i pezzi di ricambio in tempi brevi cominciarono a scarseggiare. Risolvemmoil problema sostituendo i motori con quelli dell’azienda tedesca MTU (Motorenund TurbinenUnion)».

Il Calimero era sempre più un ricordo perché poi vennero i catamarani…

«Il primo si chiamava “Celestina”. Seguì il “Martini Bianco”. Constatammo che a parità di potenza dei motori il catamarano portava il doppio dei passeggeri». Infine gli aliscafi di nuova generazione…

«Parliamo dei monocarena. Li abbiamo acquistati tutti in Svezia e Norvegia tranne due a Singapore e l’ultimo, l’“Agostino Lauro Jet”, a Messina nei cantieri navali Rodriquez. Raggiunge la velocità massima di 33 nodi e trasporta 320 passeggeri».

Ha implementato notevolmente le “Viedel Mare” che fu una geniale intuizione di suo padre…

«Insieme all’armatore sorrentino Salvatore Di Leva abbiamo formato l’Alilauro Gruson di cui deteniamo il 51 % delle quote. Abbiamo messo insieme i mezzi veloci e quelli tradizionali facendo nascere il Metrò del Mare. Abbiamo ampliato questo servizio fondando con la cooperativa di Tommaso Gentile Alicost con la quale arriviamo fino al Cilento. Con armatori ischitani abbiamo, poi, creato Ischia Cruises con cui organizziamo giri dell’isola».

Ha fatto il terminal a Napoli…

«Vinsi la gara per la privatizzazione della Stazione Marittima nel 1996. Sbagliai i conti perché all’epoca sbarcavano 125mila passeggeri all’anno e calcolai che dopo cinque anni saremmo arrivati a 300mila. Invece dopo solo tre anni arrivammo a500mila. Nel tempo sono entrati nella Spa altri soci, tutti ottimi imprenditori».

Un’attività imprenditoriale complessa e impegnativa che non le ha impedito di fare politica attiva a livello parlamentare per due legislature. Come nasce questo interesse?

«Nel 1996 Claudio Azzolini, giornalista e presidente del gruppo Forza Italia al Parlamento Europeo, mi propose di candidarmi al Senato perché c’era necessità diavere un uomo forte su Ischia. Accettai. Ritengo, infatti, che ciascuno debba dareil proprio contributo alla politica del Paese. La prima volta fui “recuperato” comeprimo dei non eletti. La seconda volta, nel2001, risultai primo nel mio collegio conun plebiscito di voti. In quell’occasioneinventai la “Nave Azzurra” che partivada Genova e arrivava a Venezia. A Napoli ebbe un trionfo».

Dieci anni di grande impegno...

«Ho fatto parte della Commissione permanente Industria, Commercio e Turismoe della Commissione parlamentare per le questioni regionali. Sono stato membro della Commissione Mitrokhin nominataper verificare le affermazioni contenute nel dossier dell’ex archivista del Kgb da cui prende il nome, specialmente quelle riguardanti l’attività spionistica svolta dai servizi segreti sovietici sul territorio nazionale e le eventuali implicazioni e responsabilità di natura politica o amministrativa. Sono il primo firmatario al Senato della attuale legge quadro sul turismo, che si dovrebbe chiamare Legge Lauro, e ho fatto il maggior numero di interrogazioni parlamentari».

Si è battuto molto per le isole, soprattutto quelle minori, ed è stato in prima linea per difendere il Banco di Napoli…

«Non si contano i miei interventi per difendere l’indipendenza e la vita stessa della nostra storica banca dagli appetiti del gruppo Sanpaolo Imi. Ne uscii purtroppo perdente e l’amarezza fu ancora più grande quando il sottosegretario al ministero del Tesoro del governo dell’epoca mi informò che il Banco valeva un miliardo e duecento milioni, mentre due settimane dopo fu venduto per 50 milioni».

Ha fatto registrare il marchio Centro Destra ai fini legali in Europa. Perché?

«Avevo creato il simbolo Casa delle Libertà. Volevo usarlo per elezioni ma Claudio Scajola me lo proibì. Poiché nella vita non si può mai sapere mi sono assicurato che per l’Europa il marchio CentroDestra possa utilizzarlo solo io».

Cosa ha dato e cosa ha tolto l’esperienza politica all’imprenditore?

«Mi ha dato esperienza, ma mi ha tolto molto anche a livello di ideali. Ero andato in Parlamento con la ferma intenzione di contribuire a cambiare il Paese, ma mi sono accorto che era impossibile perché la maggior parte dei politici non vuole che questo accada. Abbandonai tutte le cariche e tornai a fare il mio mestiere, l’imprenditore».

Dirige un gruppo di società considerate tecnologicamente all’avanguardia. Perché?

«Siamo l’unica società di navigazione che dà ai clienti, attraverso un’app o il web, la possibilità di essere informati in tempo reale di tutti i cambiamenti dei nostri servizi che cambiano e di interagire con gli uffici. A bordo abbiamo il wifi e stiamo per creare ai bar degli info point per dare valore aggiunto al mezzo di trasporto. Stiamo, poi, lavorando sulla “realtà aumentata”».

Che cosa è?

«È un’applicazione web con la quale il cliente, entrando nel nostro marchio, ha accesso a 400 pagine attraverso le quali può conoscere la realtà aziendale ma, per esempio, avere anche a disposizione un “cicerone” che descrive momento per momento quello che il viaggiatore sta vedendo».

Dieci giovani talenti della “realtà aumentata” hanno scelto Alilauro come la migliore società che fa innovazione a Napoli. Ora sono in azienda, perché?

«Stanno lavorando da noi per creare una specie di cruscotto della nostra azienda e darci un valore aggiunto».

Guarda molto ai giovani. Qual è il motivo?

«Oggi si parla di Industria 4.0. Sono fermamente convinto che soprattutto a Napoli bisogna rendere partecipi i giovani di questi importanti processi evolutivi. È indispensabile inserirli nell’ambito marittimo e vedere le loro potenzialità di lavorare sul mare. Ma non sulla spiaggia, come normalmente si intende, ma sulle unità da diporto e su navi da crociera, e impiegarli in attività che riguardano la logistica, gli arrivi e partenze, e così via. Questa Industria 4.0 può essere l’occasione perché molti giovani napoletani si inseriscano nelle startup e nelle attività in outsourcing».

Il suo prossimo obiettivo?

«Forse per me è arrivato il tempo di passare il testimone aziendale a mia figlia Maria Celeste che con passione e con impegno si è inserita nella nostra realtà, e dedicarmi ad un progetto che coltivo con molto interesse e passione».

Qual è?

«Si chiama “Repubbliche Marinare 4.0”, e mette insieme Venezia, Napoli perché c’è Amalfi, Genova, e Pisa. Quest’ultima perla parte innovazioni tecnologiche. La seden azionale è Roma. La mission è riscoprire i vecchi valori storici italiani nell’ambito di un turismo innovativo e attuale».

Ha qualche rammarico?

«Non potere dedicare maggiore tempo soprattutto ad Agostino che è il più piccolo dei miei figli. Ho però la fortuna di avere una moglie che riesce a colmare i vuoti dovuti alle mie assenze, senza mai farmi ombra e lasciando inalterato il mio ruolo e la mia autorevolezza di padre».

di Mimmo Sica

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