Mercoledì 14 Novembre 2018 - 14:48

Amedeo Finizio, l’avvocato tenore

Amedeo Finizio (nella foto), napoletano di Santa Lucia, esercita la professione di avvocato da cinquant’anni. Ha praticato atletica e calcio, quest’ultimo anche come allenatore, ed è stato tra gli organizzatori del Torneo Intersociale di calcio. Ha scritto il libro “Avvocati, sfide infinite. Lo Sport a Castelcapuano”. Per anni è stato presidente dell’Associazione Rinascita Forense. Giornalista pubblicista, ha collaborato e collabora con numerosi quotidiani sportivi. Ha dato voce agli altri sport anche attrverso trasmisioni televisive. È stato addetto stampa del Coni regionale ed è corista nel Coro Polifonico Santa Caterina a Chiaia.

«Dopo gli studi superiori dai padri Gesuiti al Pontano, al corso Vittorio Emanuele, mi iscrissi a giurisprudenza per esaudire un desiderio di mio padre Mario ».

Quale?

«Avere in famiglia un avvocato, figura professionale che mancava nell’ambito dei nostri parenti. Appena laureato, senza farmi distogliere da altre tentazioni, mi iscrissi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli per la pratica forense che feci presso lo studio di un famoso avvocato napoletano».

Può dirci il nome?

«Alberto Grimaldi, civilista, con studio a via Santa Brigida 51. Col passare degli anni il mio dominus lasciò la professione e si dedicò alla produzione cinematografica. Nel 1962 fondò a Roma la Pea, Produzioni Europeee Associate. I primi film interpretati da Bud Spencer, Carlo Pedersoli, li ha prodotti lui».

Mantenne i contatti con Grimaldi?

«Avevo conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione. Quando veniva a Napoli mi chiamava come suo consulente. Ho un bellissimo ricordo di quel periodo perché ho conosciuto molti attori. Poi si trasferì definitivamente a New York».

Come avvocato, qual è la sua specializzazione?

«Mi occupo prevalentemente di questioni fiscali e tributarie».

Perché proprio questo settore del diritto civile?

«Mio padre era esattore delle imposte. La materia mi ha appassionato da subito tanto è vero che ho avviato anche Roberta, una dei miei figli, a questa attività professionale. Da circa vent’anni mi affianca allo studio. Naturalmente non tralasciamo questioni afferenti il diritto civile in senso stretto e quello commerciale».

La sua carriera come avvocato si è svolta parallelamente all’impegno verso lo sport. Ce ne parli.

«Contemporaneamente all’attività di giovane avvocato, mi è piaciuto dedicarmi allo sport praticando atletica con il Cus Napoli e calcio. Ho giocato e poi allenato le rappresentative di calcio “Rinascita Forense” e “Associazione Unitaria Avvocati” con le quali abbiamo partecipato al famoso torneo Intersociale che organizzava il quotidiano “Roma” e che aveva fortemente voluto Sergio Capece Minutolo. Vi prendevano parte i più noti circoli cittadini a cominciare dalla Canottieri Napoli e dal Posillipo, che erano i più rappresentativi insieme al circolo La Pietra».

Fu la molla che la spinse ad occuparsi di giornalismo sportivo...

«Feci la pratica come pubblicista perché il mio status di avvocato era incompatibile con con quello di giornalista professionista e mi iscrissi all’albo nel 1985 quando era presidente dell Ordine dei giornalisti della Campania, Cesare Marcucci».

Con quale giornale esordì?

«Con la “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari. Quindi ho collaborato con “Il Domani di Napoli”, “Il Giornale di Napoli” e il “Roma”».

È stato tra i primi a portare in televisione gli sport minori. Quale fu l’occasione?

«Ero un grosso appassionato di pallacanestro. Conobbi il presidente del Napoli basket, Nicola De Piano, che era anche il presidente dell’emittente televisiva privata Teleoggi. Gli proposi di fare una trasmissione sulla pallacanestro e sugli sport diversi dal calcio. Accettò. Credo di essere stato il primo a condurre in televisione un programma sui cosiddetti sport minori. La trasmissione si chiamava “Altri sport”».

Un bel giorno la venne a trovare il conte Antonio Scotti di Uccio, il capo dei servizi sportivi del “Roma”. Cosa le disse?

«Lo ricordo come se fosse ieri. Mi disse: “Amedeo, ho una consulenza giornalistica con Canale 21. Il presidente Andrea Torino ti ha visto su Teleoggi e vorrebbe che tu conducessi il programma Altri Sport sulla sua emittente”. Canale 21 era al suo massimo splendore e quella offerta mi riempì di orgoglio. Accettai».

In che cosa consisteva il programma?

«Andavamo in diretta ogni lunedì. Facevo venire ospiti della serata gli sportivi che si erano maggiormente distinti la domenica precedente nelle singole di appartenenenza. Li intervistavo».

Quali sport erano trattati?

«La pallacanestro, il nuoto, la lotta, la pesistica, il judo, il pugilato. Quando Patrizio Oliva venne a Napoli con il titolo di campione olimpico nel 1980, lo intervistai per la Rai».

Quanto è durata la sua esperienza televisiva?

«Venti anni, dal 1975 al 1995 e ho chiuso con Televomero. Poi decisi di parlare degli “Altri Sport” sulla carta stampata».

Il suo “viso” e la sua “penna” non passarono inosservati al Coni.

«Fui corteggiato a lungo dalla dirigenza regionale. Mi volevano come addetto stampa e accettai. Ho ricoperto quell’incarico per il Coni regionale e per i comitati della Lotta, dei Pesi, del Judo, della Ginnastica e del Tennis da tavolo. Per quattro quadrienni olimpici ho ricoperto anche la carica di delegato provinciale di Napoli della pesistica».

Per la intensa attività svolta nel mondo dello sport, il Coni le ha dato diverse onorificenze.

«A livello regionale il Distintivo d’oro e l’Oscar campano di Lotta. A livello nazionale la Stella di Bronzo nel 1989, la Stella d’Argento nel 1997, la Stella d’Oro nel 2014».

Tanti impegni nello sport. Ma l’attività forense?

«Continuava e continua regolarmente. La mattina il tribunale e le commissioni tributarie provinciali e regionali, il pomeriggio il resto. Tutto questo, però, è stato possibile grazie alla preziosa e indispensabile collaborazione di un altro avvocato: mia figlia Roberta».

Nel suo percorso di avvocato, calciatore e giornalista sportivo, tra i vari personaggi che ha conosciuto ne ricorda uno in particolare?

«Omar Sivori. Non giocavo più ma allenavo le due squadre del Consiglio dell’Ordine degli avvocati. Disputammo una partita al campo di Agnano e l’asso argentino era nella squadra avversaria. Ci incantò. Fino ad oggi non ho visto un calciatore come lui».

A un certo punto affiorò in lei una forte passione per il canto e la musica. Cosa accadde?

«L’ho sempre avuta anche se in forma latente. È scoppiata con prepotenza quando alcuni amici mi dissero che volevano creare un coro e cercavano persone che volesero farne parte. Non ebbi esitazioni e mi unii a loro».

Che cosa canta?

«Sono corista tenore».

Qual è il coro?

«Nel 2005 sono stato tra i fondatori del coro Vox Nova di Napoli dove sono stato Presidente fino al 2009. Nel 2010 sono passato poi al Coro Polifonico Santa Caterina a Chiaia dove oggi conservo la carica di presidente, direttore artistico e corista tenore».

Da quanti elementi è formato il coro?

«Siamo 20 coristi diretti dal maestro Marco Scialò. L’accompagnamento musicale è del maestro del Conservatorio Livio De Luca che suona l’organo».

Che canti eseguite?

«Abbiamo in programma musica sacra e musica contemporanea».

Dal 2008 fa parte dell’Arcc, Associazione Regionale Cori Campani. Che cosa è?

«Ha sede a Salerno e ad essa sono iscritti settanta cori regionali. Ricopro la carica di consigliere del Consiglio direttivo e organizziamo manifestazioni di rilievo».

Per esempio?

«Quella di spicco si chiama “Salerno Festival - Musica per Cori nazionali”. Si svolge dal 30 giugno al 7 luglio di ogni anno. Lo scorso 6 luglio nella chiesa di Santa Caterina a Chiaia il nostro coro polifonico ha ospitato dodici ensemble che arrivavano dal Veneto e dalla Lombardia. È stata una manifestazione di incredibile bellezza dove si sono ascoltate le voci di novanta coristi».

Questa sua passione le ha aperto anche nuovi scenari come giornalista...

«Passione ma anche competenza. Scrivo anche di musica e seguo molte manifestazioni. Ne cito una molto prestigiosa che è il Premio Faraglioni a Capri. Ho conosciuto personaggi di alto spessore umano e artistico come Ernesto Calindri, Alberto Sordi, Paolo Villaggio, Carlo Verdone, Bruno Vespa, Pippo Baudo, Andrea Bocelli e tanti altri».

Come presidente del Coro Polifonico Santa Caterina a Chiaia ha un sogno che vorrebbe realizzare?

«Vedere il coro esibirsi all’estero».

Lo sport però è sempre nel suo cuore.

«Non lo dimentico mai. Il 23 giugno abbiamo organizzato a Napoli la Festa Europea della Musica. Nel repertorio non c’era la musica sacra. Quella napoletana sì. Allora ho invitato un grande sportivo, il “barone” Rino Merola, noto arbitro internazionale di pallanuoto. Ha dato il suo saluto alla manifestazione e al pubblico cantando alla grande un classico napoletano: “’O sole mio”».

Ha ricevuto numerosi premi alla carriera. L’ultimo?

«Il “Vesuvio d’oro” per la diffusione dello sport nelle periferie. Cito anche il premio “Beato Don Giustino Russolillo” perché la sua canonizzazione è imminente ».

di Mimmo Sica

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