Sabato 20 Ottobre 2018 - 5:56

Carlo Verna, il radiocronista “avvocato”

Carlo Verna è giornalista Rai della sede regionale della Campania. È avvocato ed è stato iscritto nell’Albo degli Avvocati del Foro di Napoli fino a quando è diventato giornalista professionista. È stato direttore responsabile del mensile “Il Lavoro nel Sud”. Storica voce da Napoli di “Tutto il calcio minuto per minuto”, è stato inviato speciale e conduttore del Tg Campania. Ha seguito complessivamente, lavorando da tutti i continenti, sette edizioni dei Giochi Olimpici, diciassette mondiali e diciotto europei di nuoto. È stato consigliere nazionale della Federazione della Stampa, Segretario nazionale dell’Usigrai, vice direttore con delega a seguire le redazioni del Sud Italia, e ora è il presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Quando ha iniziato il giornalismo?

«A diciassette anni con il “Roma”. Il battesimo lo ebbi con la partita Freccia Azzurra di Secondigliano contro il Pomigliano d’Arco nel 1975. Sempre con il quotidiano del comandante Lauro, il 16 dicembre 1977, ottenni il tesserino di pubblicista».

Per un periodo ha svolto contemporaneamente anche l’attivià forense...

«Dopo la laurea in giurisprudenza superai l’esame di abilitazione per l’esercizioo della professione di procuratore legale, all’epoca c’era la distinzione tra procuratori e avvocati, e mi iscrissi all’Ordine. Ero specializzato in diritto del lavoro e facevo il “lavorista” presso lo studio dell’avvocato Camillo Padula ».

In quel periodo vinse anche una borsa di studio presso la Rai...

«La mia prima sede da borsista fu il Tg1 dove conobbi i grandi volti della testata ammiraglia della Rai. Nel mio modo di amare la vita hanno sempre convissuto la passione per il giornalismo e quella per il diritto».

Perché scelse definitivamente il giornalismo?

«Non facevo mistero del forte fascino che aveva su di me la possibilità di interagire con le persone. La professione forense, bellissima e che continuo ad amare molto, finiva con l’essere recintata nell’ambito studio-cliente- tribunale».

Fu quindi una scelta facile?

«Sul piano concettuale forse si. Su quello pratico no».

In che senso?

«Ero convinto che il bando di concorso prevedesse l’assunzione a tempo indeterminato, ma evidentemente mi era sfuggito qualche cosa. Dovetti, infatti, affrontare un contenzioso con la Rai. Mi assistette il mio maestro e vincemmo la causa».

Qual è stata la sua prima sede di lavoro?

«La redazione di Bari. Arrivai lì come praticante perché non avevo ancora sostenuto l’esame per professionista e mi occupavo di un po’ di tutto».

Quando è rientrato a Napoli?

«Concorsero due circostanze: la separazione tra Tg3 e Tgr, che prima erano unificate, e la nascita nel dicembre del 1986 di Unomattina, il rotocalco in onda su Rai 1, che comportò un aumento dell’organico. Il direttore del Tg3 Sandro Curzi doveva “arruolare”. Capì che c’era un giovane su cui poteva investire e mi chiese di rimanere con lui. Io però volli tornare a Napoli perché sono napoletanissimo e amo profondamente la mia città».

Come fu l’impatto con la redazione partenopea?

«Sicuramente una buona stella mi accompagna. Mi trovai a raccontare la storia dello scudetto del Napoli del 1987 con l’apertura del telegiornale di Rai 2 e Rai 3 dalla Galleria Umberto. Le mie cronache sono rievocate nella storia dei novant’anni del Napoli che ho fatto l’anno scorso per la Tgr Campania».

Poi diventò radiocronista “titolare” del nuoto.

«A Sidney 2000 e l’Italia vinse la prima medaglia d’oro nella sua storia del nuoto grazie a Domenico Fioravanti. Feci poi la radiocronaca del trionfo di Massimiliano Rosolino portandomi in postazione, in diretta, Alberto Castagnetti, il mitico allenatore di nuoto scomparso nel 2009».

Quale è stata la più bella gara di nuoto che ha raccontato?

«Quella di Federica Pellegrini ai mondiali di luglio scorso a Budapest. Ha vinto l’oro nei 200 metri stile libero con una rimonta pazzesca negli ultimi 50 metri battendo le super-rivali Ledecky, McKeon e Hosszu. Le dissi: “Federica le ho raccontate tutte le tue medaglie d’oro ma questa è stata la più bella”. Mi rispose: “sì, perché è stata la più sofferta”».

Ha inventato anche una trasmissione di calcio.

«Sempre da Napoli ho fatto una trasmissione sulla serie C, suggerita da me, con il collega Mariconda che era il responsabile dello sport. Si chiamava “C siamo” ed è durata nove anni. Andava in onda su Rai 3».

È una voce storica di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Il ricordo più bello?

«Quando la Juventus perdeva a Napoli. Il conduttore era Massimo De Luca. La partita di Sandro Ciotti stava “larga” e allora De Luca disse: “Ameri darà la linea a Verna e Verna a Ciotti ».

Qual è stato il momento in cui ha incontrato maggiori difficoltà?

«Quando ho fatto il vice direttore della Tgr per il Sud. Avevo la responsabilità sul web e il controllo delle redazioni della Campania, della Calabria, della Puglia e della Basilicata. Era una funzione troppo da “stanza chiusa” anche perché sono stato molto attento a non invadere l’autonomia dei capiredattori. Intervenivo su macrofatti editoriali per portare in periferia le indicazioni del direttore. Dopo un anno e mezzo ho chiesto di non fare più il vicedirettore perché questo incarico mi impediva di stare sul campo e di continuare ad avere rapporti con la gente».

È da poco il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Come si sente in questo ruolo?

«Per potere fare parte del Consiglio nazionale la legge richiede che si abbia una posizione attiva. Rispetto rigorosamente la norma e usufruisco dei permessi sindacali e utilizzo le ferie arretrate che ho. Sono un presidente giovane rispetto a chi mi ha preceduto perché posso lavorare ancora sette anni. In una fase di trasformazione del giornalismo così profonda credo che chi rappresenta la categoria debba stare nella categoria. Quando non svolgo le funzioni istituzionali di presidente per me lavorare è come mettere il maglione a casa quando uno si ritira. È giusto fare il presidente dei giornalisti tra i giornalisti».

In che cosa si è trasformato il giornalismo?

«I canoni della nostra professione sono sempre gli stessi: il valore della testimonianza e il rispetto della verità nel segno del pluralismo. Però ci sono diverse espressioni e diverse condizioni. È sempre stato un valore lo “scarpinare” del giornalista, stare sul posto, capire, raccontare. Oggi è indispensabile interagire con la rete e sapere validare ciò che proviene dal web».

Qual è il suo primo obiettivo come presidente nazionale?

«La riforma dell’accesso alla professione. In questi anni l’accesso è avvenuto principalmente attraverso l’apprendistato presso le grandi botteghe rappresentate dalle redazioni dei giornali. Adesso sono polverizzate e non c’è più la certezza di ambienti formativi. Occorre perciò pensare a una formazione che sia adeguata e che metta il giornalista professionale in condizione di essere da esempio per il giornalista occasionale».

Sono utili allo scopo le scuole di giornalismo?

«Spesso non si incrociano con il mercato, ma penso che chiunque decida di fare formazione non segua solo la passione ma verifichi anche che tipo di sbocco può avere la sua scelta. Le scuole offrono una patente ma non garantiscono il posto di lavoro. Tutti devono essere consapevoli dei numeri tremendi che ci sono nel giornalismo e che il mercato non potrà mai reggererli. L’accesso alla professione deve avvenire con una formazione garantita. Ci prepareremo in questi mesi per presentare una proposta al nuovo parlamento dopo le prossime elezioni».

Nell’immediato su che cosa sta lavorando?

«L’Ordine deve diventare agenzia culturale in questo paese. Con il professore Michele Mezza, docente della Federico II ed ex collega, tra i fondatori di Rai News 24, stiamo cercando di organizzare un primo grande evento sull’etica dei sistemi tecnologici. La prima domanda è come si deve comportare un giornalista di fronte a un documento importante che arriva e sul quale non si possono fare tutte le verifiche. Pensiamo a quello che sta succedendo con Julian Assange, prima un grande rivelatore poi un grande mistificatore, e così di volta in volta a fasi alterne, e non si riesce a inquadrarlo per quello che è realmente ».

Ha gia avuto contatti operativi con esponenti del governo?

«Sono già stato ricevuto dalla presidente della Camera e dal presidente del Senato. Alcuni giorni fa mi sono incontrato con il presidente del Consiglio Gentiloni e con il ministro Minniti partecipando alla prima riunione del “Centro di coordinamento per la sicurezza del giornalista”, istituito con decreto del ministro degli Interni. È un evento storico per la libertà di stampa, una prima volta in Italia e probabilmente in Europa. Abbiamo costituito con la Fnsi una sorta di Fronte del Giornalismo, composto dai rappresentanti di tutte le espressioni della nostra categoria, all’insegna dello slogan “Diamoci del noi” perché noi siamo “i postini del diritto del cittadino di sapere”».

Qual è stata l’emozione più grande all’indomani della sua nomina?

«Entrare al Circolo della Marina Militare a via Cesario Console dove, dopo oltre 40 anni, ho rivisto i miei compagni della terza B del Liceo Genovesi dell’anno scolastico 1975/76 (nella foto). Hanno organizzato un incontro per festeggiarmi. Sottolineo questo evento perché tre cose mi danno la forza interiore: la famiglia, l’amicizia e la fede».

di Mimmo Sica

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