Domenica 21 Ottobre 2018 - 14:13

Il “visionario” dell’università telematica

Danilo Iervolino (nella foto) è il fondatore e il presidente dell’Università Telematica Pegaso. Si definisce un po’ visionario ma certamente è un eclettico con una elevata intelligenza. Laureato in Economia e Commercio, è alla guida di Multiversity, la holding alla quale fanno capo Pegaso e l’Universitas Mercatorum. È inventore di molteplici software, ha scritto libri e molte pubblicazioni di carattere scientifico. È il titolare della casa Editrice Giapeto ed è produttore cinematografico. Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, è sposato con Chiara Giugliano con la quale ha due figli: Antonluca e Federica. Ha avuto come mentore il padre Antonio, noto imprenditore nel settore della formazione e dell’istruzione, artefice delle scuole paritarie Iervolino.

«La vita a volte riserva delle sorprese inaspettate. Ero pronto per andare a Milano a frequentare un master in finance e invece ho conosciuto un amico con il quale ho avviato una start up di successo, la Certipass, il primo ente erogatore di programmi internazionali di certificazione delle competenze digitali e informatiche Eipass. Nel frattempo, un professore che aveva letto la mia tesi di laurea sul franchising mi ha chiamato dicendomi che alcuni suoi colleghi dell’Università di Salerno mi volevano incontrare perché entusiasti di quanto avevo scritto sul network dei servizi, cioè su come si vende la formazione. Da allora cominciai a collaborare con loro e ad approfondire il tema della formazione a distanza».

Sono i prodromi del “progetto Pegaso”...

«L’idea si era consolidata anche in seguito ad alcuni viaggi fatti negli Stati Uniti e con lo studio di autori come Levy, Kotler e Bruner. Il progetto prese corpo in seguito all’emanazione del decreto “Moratti- Stanca”, firmato nel 2003 dai ministri dell’Istruzione e dell’Innovazione, che istituiva le università telematiche. Creai un team con pochi amici e in una stanza di 9mq, redigemmo il progetto che fu approvato dal Miur. Di lì a poco ebbi la licenza e numerosi professori che erano stati i miei riferimenti all’Università di Salerno decisero di accompagnarmi in questa avventura: fu bellissimo».

Che cosa la spinse a iniziare questa avventura?

«Mi entusiasmava l’idea di realizzare un nuovo paradigma formativo, più democratico, meno ingessato, contaminato dalle nuove tecnologie e non refrattario alle innovazioni come spesso sono le università tradizionali. In un mondo che cambia con velocità vorticosa, anche attraverso la rivoluzione digitale, non è più sostenibile in maniera dogmatica che la fase in cui si studia è prodromica a quella in cui si lavora. Sono invece complementari l’una all’altra, si fondono insieme e possono coesistere».

Qual è stato il suo modello di riferimento?

«Quello anglosassone. In particolare, appena laureato avevo avuto modo di conoscere la Phoenix University, a Temple in Arizona. Questo campus, con la sua offerta formativa calibrata su corsi di laurea erogati tramite il metodo dell’apprendimento a distanza, aveva superato i confini domestici e si stava espandendo in tutti gli States».

Quando vede la luce l’Università Telematica Pegaso?

«Nel 2006, avevo solo 28 anni. Gli inizi furono difficili perché l’Italia non era pronta. C’era molta diffidenza e scarsa conoscenza dell’e-learning, sistema didattico online. Non era facile trovare i docenti. Nove su dieci interpellati rifiutavano. Chi accettava era impreparato sulla formazione a distanza e bisognava informarlo. Ancora più difficoltoso era trovare i tutor. Siamo partiti con 200 iscritti».

Poi il boom...

«Lo spartiacque lo posso fissare al 2010. Il modello viene accettato e irrompe sul mercato. Lo stesso successo lo abbiamo ottenuto anche nel mondo accademico, tanto che molti dei docenti più accreditati hanno chiesto di collaborare con la Pegaso ».

Come spiega questo fenomeno?

«Le persone hanno accettato l’idea di una cultura ibrida. Per un docente era diventato quasi “cult” partecipare alla rivoluzione avviata dall’università telematica. Si era creato un circolo virtuoso per il quale la presenza di accademici di alto prestigio, unitamente a un nuovo modello di studio, attraevano l’interesse degli iscritti ».

Perché il nome Pegaso?

«Me lo suggerì mio padre. È il più famoso cavallo alato della mitologia greca. Scalciando aveva fatto nascere la sorgente delle Muse che per noi è quella del sapere ».

Quali sono le differenze fondamentali tra l’università convenzionale e quella telematica?

«I canoni di comunicazione tra l’università frontale e quella telematica sono completamente diversi. Nella prima il docente fa lezione in un’aula e in orari stabiliti, nella seconda può farla in videoconferenza live oppure registrarla. Per seguirla agli allievi basta avere un terminale telematico che può essere anche un semplice smartphone e sono liberi di farlo dove vogliono, e se è registrata, quando vogliono. La piattaforma fa un monitoraggio continuo in tempi reali. Gli esami, però, si fanno di persona, secondo la formula canonica».

Figura di primissimo piano è il tutor. Qual è il suo compito?

«Crea quello che in gergo si chiama scaffolding in support, l’impalcatura a sostegno. Se lo studente ha delle lacune o è demotivato il tutor lo prende per mano e lo segue passo passo. Ogni studente, all’atto dell’iscrizione, viene affidato a un tutor ».

Quante sedi sono attive?

«Sono 72 su tutto il territorio nazionale. Sono molto prestigiose perché curiamo con particolare attenzione l’immagine. Le sale, quando sono libere, vengono messe gratuitamente a disposizione del territorio e del tessuto sociale per eventi politici, culturali, artistici, etc».

E all’estero?

«Siamo presenti a Malta e in Bulgaria. Tra poco apriremo in Brasile e a Mosca. Aspiriamo a una Global University».

Quanti corsi di laurea sono presenti nell’offerta formativa dell’Università?

«Dieci, tra triennali e specialistiche, ma nella nostra offerta formativa sono presenti oltre 200 master e corsi di alta formazione e di specializzazione. Sono tutti sviluppati sui temi multidisciplinari del Diritto, dell’Economia, dell’Ingegneria e delle Scienze Umane».

Quali sono i più frequentati?

«Quelli in campo economico-giuridico perché siamo ancora il paese delle imprese, della produttività e quindi c’è il triplice aspetto di pensare di studiare per i concorsi pubblici, per la libera professione e per creare impresa».

Qual è il numero di allievi che frequenta la Pegaso?

«Abbiamo oltre 60mila studenti, tra corsi di laurea e post laurea».

Per quanto riguarda i docenti?

«Tra incardinati e a contratto ne abbiamo circa 200».

A quante persone date lavoro?

«Con il nostro gruppo, nel cui interno ci sono una ventina di società collegate, a circa mille».

Che tipo di risposta ha dato il mercato del lavoro ai laureati della Pegaso?

«Bisogna distinguere tra la spendibilità pubblica e quella privata. Quella pubblica è uguale per tutti perché la laurea della Pegaso equivale a quella di qualsiasi altro Ateneo. Quella privata è meritocratica per cui se l’università è poco credibile è difficile trovare collocazione sul mercato del lavoro. La Pegaso è un’eccellenza, è la più grande università privata italiana a chilometro zero ed è inclusiva perché adatta a tutti. La grande riconoscibilità che ha il nostro brand e il prestigio che ci deriva dalla nostra qualità percepita, dà notevoli vantaggi ai nostri studenti ».

Siete anche l’università di Unioncamere…

«Abbiamo il 67% di Universitas Mercatorum, frutto di un progetto nato dall’accordo sottoscritto con l’Unione italiana delle Camere di Commercio. Si collega direttamente alle aziende e ha sede presso ogni Camera di Commercio».

Come vi ha visto il mondo universitario convenzionale?

«In un primo momento molto male e con diffidenza secondo una logica di delegittimazione. C’è stato, poi, un periodo neutrale a cavallo tra il 2013-2014. Negli ultimi anni si è compreso che la nostra è una metodologia di cui si ha bisogno e le stesse università tradizionali le stanno strizzando l’occhio. Oggi non c’è più un distinguo tra le università tradizionali e quelle telematiche, anzi c’è una grossa osmosi tra di loro».

Quali sono gli scenari futuri dell’Università telematica?

«Attualmente rappresentiamo il 15% del mercato nazionale. Sono convinto che arriveremo al 50%. Le tecnologie saranno sempre più presenti come supporto e ausilio allo studio e al lavoro. Lo strumento telematico sarà quello che darà maggiore libertà e personalizzazione perché si è visto che lo studio, per essere quanto più efficace possibile, deve essere calibrato come un abito su misura, deve parlare a ciascuno con i canoni che meglio gli si addicono. Mi aspetto che da qui al 2030 le università telematiche la faranno da padrone e sono convinto che i prossimi inquilini della Casa Bianca, del Quirinale o dell’Eliseo saranno laureati presso università telematiche. La Pegaso, in particolare, sfrutta tutto il potenziale del web, personalizza e porta a domicilio la formazione e fa continua ricerca anche ad alto livello».

È anche scrittore…

«Il primo libro che ho scritto è “Now” sull’avvento di internet e delle nuove tecnologie. L’ho fatto perché mi andava di dire a tutti due cose: non bisogna andare nel solco già fatto da altri ma avere il coraggio di esplorare terreni non toccati e non avere paura del fallimento. In Italia il fallimento e la morte sociale, in America è un modo di capire e di ripartire dagli errori commessi. Jeff Bezos, fondatore e proprietario di Amazon, è fallito tre volte. Poi ho scritto un libro fotografico su Napoli, città che adoro. L’ultimo è sulle startup che sono un nuovo modo di vedere il mondo. Nel libro dico che bisogna avere la testa per aria ma anche i piedi per terra perché il successo è determinato sicuramente dalla grande idea ma anche dall’essere concreti nel realizzarla. Insomma si deve essere mezzo Archimede e mezzo Ray Kroc, il geniale fondatore dell’impero McDonald’s».

…e produttore cinematografico?

«Ho prodotto un docufilm e un cortometraggio. La molla me l’ha fatta scattare Gomorra. Con “Senso di marcia” abbiamo parlato della criminologia camorristica senza mai far vedere un camorrista in faccia ma attraverso interviste fatte a vittime della criminalità organizzata. Tutto è rivolto alla speranza che la giustizia prevalga sul crimine. Insieme al magistrato Catello Maresca lo stiamo portando in giro: lo abbiamo fatto già in 30 scuole. Lo scopo è filantropico e pedagogico. Anche il cortometraggio affronta gli stessi temi».

Il suo sogno?

«Che Napoli diventi l’hub della formazione a distanza dove non ci sono barriere di spazio e di tempo e si studia come, dove e quando si vuole».

di Mimmo Sica

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