Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 22:56

Ugo Cesari, il medico dell’arte vocale

Ugo Cesari (nella foto con Sal Da Vinci), figlio d’arte, è professore di otorinolaringoiatria e foniatria del II Policlinico. È fonochirurgo e perito fonico per la Procura della Repubblica di Napoli. È consulente dell’Ente Lirico San Carlo di Napoli.

«Ho studiato al Polo umanistico Antonio Genovesi, in piazza del Gesù. Ero bravo in italiano ma avevo un compagno che scriveva i temi meglio di me: è Carlo Verna al quale sono legato da profonda amicizia. Il Polo era un liceo “piazza”. All’uscita ci incontravamo in tanti ed eravamo contaminati da artisti di ogni genere che si intrattenevano a parlare con noi. Ricordo un “giovane” Enzo Avitabile con il quale nel tempo ho costruito un solido rapporto di amicizia. Talvolta incontravamo anche Alan Sorrenti ed Eduardo Bennato. Lì ho avuto i miei primi approcci con la musica che, insieme agli insegnamenti e alla passione per la lirica, soprattutto di mio padre, sono stati il viatico per la mia professione. Ricordo che mamma e papà andavano spesso al vicino San Carlo e che in casa avevamo una ricca raccolta di opere liriche in 33 giri».

Dopo la laurea in medicina si è specializzato in otorinolaringoiatria e poi in foniatria. Perché?

«Innanzitutto avevo l’esempio di mio padre, morto purtroppo prematuramente, poi perché ascoltando cantare ho capito che mi sarebbe piaciuto fare il medico dell’arte vocale che avrei potuto coniugare con la scienza di cui sono permeati i miei studi».

Di cosa si occupa il foniatra?

«È lo specialista che diagnostica e cura i problemi della voce e del linguaggio».

Come ha iniziato a “esercitare” il suo udito?

«Frequentando teatri e concerti, ma assistendo anche a spettacoli di cantanti di musica moderna, che solo in Italia viene impropriamente definita musica leggera».

Qual è la causa più frequente delle patologie della voce cantata?

«L’uso eccessivo dell’intero apparato vocale e lo stile che si usa per raggiungere alcune note. Per esempio, si ricorre molto spesso a tecniche che stressano eccessivamente le corde vocali e parti della laringe».

Come si interviene per eliminare il problema?

«In alcuni casi è sufficiente la sola logopedia che utilizza terapie di abilitazione e riabilitazione della voce, in altri è necessario l’intervento chirurgico».

Quale tipo di chirurgia?

«Esiste una chirurgia tradizionale, di competenza dell’otorinolaringoiatra, che asporta la lesione nella maniera meno nociva possibile. C’è, poi, la fonochirurgia, di competenza del foniatra, che consiste in una microchirurgia molto particolare con elevati ingrandimenti al microscopio».

Lei è fonochirurgo. In parole semplici come interviene?

«La corda vocale è un muscolo ricoperto da un rivestimento che vibra ad alte frequenze. Si apre il rivestimento, si asporta la lesione, si richiude riaccostando i margini e non si deve vedere più nulla. Con la chirurgia tradizionale si corre il rischio di lacerare anche il muscolo sottostante. In questo caso il paziente continuerà a parlare ma non potrà più cantare. La parte più bella e gratificante del mio lavoro si realizza quando vado a trovare in teatro il cantante operato che mi dice di emettere con facilità note che prima non riusciva a raggiungere».

Ha messo a punto qualche tecnica di indagine particolare?

«Quella che analizza il timbro della voce e che evidenzia su quali note il soggetto ha maggiore sforzo. Si fa un’analisi e si vede l’estensione vocale. Quindi si stabilisce su quali note la persona visitata può cantare senza sforzo. Alla fine gli si dice che non deve cantare da baritono ma da tenore o viceversa, oppure non da mezzo soprano ma da contralto».

Che cosa è il timbro della voce?

«È il suono al termine di tutto il suo percorso, dopo che è stato prodotto dalle corde vocali ed è uscito dalle labbra. É caratteristico per ciascuno di noi perché le armoniche di ognuno sono distribuite in maniera diversa a seconda delle caratteristiche fisiche e degli atteggiamenti articolatori che si assumono quando parliamo o cantiamo. Le moderne tecniche di indagine permettono di vedere se la voce esce “povera” o “ricca” di armoniche, se c’è la “portanza”, un termine di fisica acustica che indica fin dove arriva la voce. Il compianto maestro Pavarotti, che ebbi occasione di visitare, e il soprano Giovanna Casolla, hanno una portanza tale che la loro voce arriva fino all’ultima fila di poltrone in teatro. Non dimentichiamo che nella lirica le voci non sono microfonate. Questo spiega perché è molto importante il giudizio degli spettattori del “loggione” che occupano i posti più lontani dal palcoscenico. Alcuni anni fa ho potuto fare un esperimento con il mio computer stando nel Palco Reale del San Carlo che dista metri dal palcoscenico ».

Per questa tecnica ha avuto due consulenze molto importanti. Quali?

«Quella con l’Agenzia Stage Door: mi ha indirizzato molti cantanti per studiare quale fosse il repertorio adatto a ciascuno oltre a monitorare la loro salute vocale. Dal 1992 sono consulente dell’Ente Lirico San Carlo».

Recentemente il maestro Riccardo Muti ha richiesto il suo intervento.

«Durante le prove di “Così fan tutte”, in scena al San Carlo a novembre scorso, il Maestro ha voluto che visitassi una cantante francese che aveva perso i filati. Sono andato al Massimo con la mia postazione mobile (l’endoscopio, la telecamera e il computer), l’ho visitata e dopo tre giorni l’artista ha ripreso a cantare. Con il Maestro c’è stata sempre una grande sintonia».

Qual è stato il suo primo intervento importante?

«Operai un cantante lirico che aveva una cisti di una corda vocale. Non ha mai voluto che rivelassi il suo nome. Gli avevano raccomandato di andare a Lione. Gli dissi che sono contrario alla Tav e che doveva operarsi a Napoli. L’intervento andò molto bene e dopo mi confermò che aveva aumentato l’estensione vocale. Da allora tutti i miei assistenti sanno che sono NoTav».

Perché è contrario alla Tav?

«Perché aumenterebbe il traffico di pazienti che vanno a curarsi in Francia, mandati da colleghi che non si prendono la responsabiltà di operare, ma preferiscono il ruolo di “procacciatori di pazienti” per i medici del Nord, senza pagare la polizza per professionisti della Voce che pago io. Se invece i cantanti si curano al Sud... Mi sembra di sentire, come dice Paolo Conte nella canzone “Bartali”, “I francesi che si incazzano”».

Fortunatamente non tutti scelgono l’anonimato. Può parlarci di qualcuno che non ha remore a dire di essere stato visitato o operato da lei?

«Un giorno venne da me Andrea Bocelli. Dopo un po’ di tempo mi fece visita Caterina Caselli, suo manager. Andrea le aveva detto di aver “visto” tutto il suo apparato vocale mentre lo visitavo con le fibre ottiche. Le risposi: “Come è possibile?”. Mi spiegò che avevo descritto a Bocelli talmente bene tutti i particolari esplorati in endoscopia che la sua acuta percezione aveva reso “visibile” ogni cosa nella sua mente».

È vero che anche il maestro Enzo Avitabile è ricorso alle sue cure?

«L’ho operto molti anni fa. Mi invitò a casa sua e mi fece vedere una ricca collezione di strumenti musicali provenienti da tutto il mondo e un archivio di circa duecento sue opere inedite: non si stanca mai. Suo fratello mi dice che ha potenziato l’estensione vocale al punto che incide un cd in poche ore mentre prima dell’intervento impiegava alcuni giorni. Ha seguito alla lettera le mie prescrizioni, non fuma più e ha scritto la prefazione al mio libro “L’igiene Vocale” che segue con scrupolo quotidianamente ».

A ottobre scorso ha operato un altro big della canzone napoletana e nazionale. C’è riserbo sul suo nome?

«Mi ha autorizzato a dirlo: è Sal Da Vinci. Me lo ha indirizzato uno speaker famoso: Gianni Simioli. Anche lui è stato mio paziente. Sal era alquanto titubante e mi disse: “Guardi, con me lavorano 50 persone: tra quattro settimane devo fissare le date per uno spettacolo al Diana con la famiglia Mirra”. Gli diedi ampia rassicurazione che per quella data avrebbe cantato regolarmente perché occorreva un riposo di quattro settimane dopo l’intervento nonostante i protocolli ufficiali prevedessero, per casi analoghi, un riposo di almeno tre mesi. Prese sette giorni di tempo per darmi una risposta, quindi accettò. Pose come condizione che andassi alla sua prima ».

Ci andò?

«Era il 15 ottobre e fu un successo. Io e mia moglie stavamo per allontanarci quando Sal prese il microfono e disse al pubblico testualmente: “ho avuto un incidente alle corde vocali e sono stato fermo per un mese. Spesso dicono che si deve andare al Nord a farsi curare perché lì si fanno i miracoli. Qui invece teniamo solo i problemi. C’è un’eccellenza in sala che devo ringraziare: è il professor Ugo Cesari che mi ha accompagnato fino a 2 minuti fa insieme al logopedista Emanuele D’Onofrio. Ringrazio anche lui per la pazienza che ha avuto durante la riabilitazione. Mi hanno portato qui, nessuno ci credeva perché il protocollo diceva altro. Avrei potuto cantare in playback tanto nessuno se ne sarebbe accorto. Perché non condividere anche questo con voi? Per me è una gioia importante, una rinascita. Io sono tornato in mezzo a voi a cantare e ho voluto raccontarvelo. Grazie professore”».

Dopo quella sera lo ha rivisto?

«Sono andato a rivederlo in replica e l’ho trovato ulteriormente migliorato. L’intervento a Sal Da Vinci, che ha una voce così acuta, con falsetti e filati, è stata una grande sfida. Lui, che è molto severo con se stesso, ha ammessso che dopo l’intervento la sua estensione è più ampia».

Come docente che cosa insegna al II Policlinico?

«Foniatria e fonochirurgia. Cinque anni fa ho avviato un master post laurea, unico in Italia, per la riabilitazione della voce cantata. Dura un anno; le lezioni si svolgono al II Policlinico. Si iscrivono logopedisti e laureati in canto provenienti da ogni parte d’Italia».

È perito fonico per la Procura della Rebubblica. Che cosa fa?

«Sottopongo ad analisi spettrografica i saggi fonici degli indagati e li confronto con quelli ricavati dalle intercettazioni telefoniche o ambientali per verificare se c’è corrispondenza».

Ha anche ritenuto di potere dare un nome alla voce di Liberato, il rapper misterioso.

«Il giornalista Gianni Valentino ha scritto un libro su di lui. Mi ha sottoposto la registrazione della voce di Liberato e quelle di altri sei cantanti. Per me Liberato è Livio Cori, il rapper attore di “Gomorra 3”. Cori però non ha confermato».

di Mimmo Sica

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