Il tumore della mammella in Italia, secondi dati Airc, colpisce il 29% delle donne. Se affrontato in tempo, è quello che contro il quale ci sono maggiori possibilità di successo. Nonostante quest’ultimo dato, esso è particolarmente odioso perché va a colpire la donna nel suo aspetto femminile più evidente, intaccando, talvolta, anche la sfera psicologica proprio per il disagio estetico che arreca. Come accennato, il cancro mammario è uno di quelli contro il quale sono stati fatti i maggiori progressi e, in caso di diagnosi precoce, è molto lunga l’aspettativa di vita nella maggior parte dei casi. Oggi tale aspettativa potrebbe ancora allungarsi, grazie a nuovi farmaci che la ricerca mette a punto costantemente. È il caso di una molecola denominata ribociclib che appartiene ad una nuova classe di farmaci e che agisce in tandem con la terapia ormonale prolungando l’aspettativa di vita grazie al forte rallentamento della progressione della malattia. Il direttore del Dipartimento Corp-S assistenziale e di ricerca dei percorsi oncologici dell’Istituto tumori Irccs Fondazione Pascale, Michelino De Laurentiis, in merito a tali composti farmacologici fornisce previsioni più che rosee: «Per chi si ammala oggi le prospettive sono differenti: con la malattia si può convivere e si può controllare, mentre 10-15 anni fa si pensava fosse comunque letale. Con questo nuovo farmaco possiamo controllare il tumore. Almeno il 50% delle nostre pazienti che assumeranno la terapia almeno per due anni vivranno bene. Utilizzato in prima battuta quando si sviluppano metastasi da tumore mammario ormone-sensibile è in grado di raddoppiare l’efficacia della terapia ormonale di base, consentendo nella maggior parte delle pazienti un ottimo controllo della malattia senza ricorrere alla chemioterapia. L’associazione tra ribociclib e ormonoterapia è infatti più efficace di qualunque chemioterapia disponibile, oltre che meglio tollerata dalle pazienti ». La particolarità di questo nuovo farmaco risiede nella modalità d’azione: il ribociclib, infatti, funge da inibitore verso una serie di meccanismi che agevolano la progressione del tumore, agendo su due enzimi specifici chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6). Questi, infatti, quando sono in uno stato di iperattività, accelerano l’azione delle cellule tumorali, favorendone la crescita e la moltiplicazione incontrollate. Il contrasto a tali enzimi in modo specifico, quindi, impedisce queste azioni fuori controllo che determinano il peggiorare della condizione della paziente colpita da tale forma di carcinoma. Ma i vantaggi non si fermano qui, come ha esposto la coordinatrice della Breast Unit del Policlinico San Martino di Genova, Lucia Del Mastro, in fase di presentazione della ricerca: «La cosa in più che ha questo farmaco rispetto ad altri è uno studio ad hoc sulle donne giovani in combinazione con un farmaco che blocca le mestruazioni associato a un terapia endocrina. Possiamo rallentare la progressione della malattia e tenerla sotto controllo per un periodo più lungo. Inoltre, con questo farmaco possiamo trattare anche donne più giovani con una terapia che non dà gli effetti collaterali della chemioterapia e si riesce a conservare un'ottima qualità della vita». mi_sa@inwind.it