Domenica 30 Aprile 2017 - 1:15

Composto chimico ci allungherà la vita

Le cellule che compongono un organismo compiono il loro ciclo di vita in cui vanno incontro a divisioni per rinnovare le stesse cellule dell’organismo, sostituendo quelle morte o danneggiate. Poi sono programmate per morire, dando così spazio a cellule nuove che possano compiere meglio il medesimo compito. Capita, però, che cellule invecchiate non portano a termine il loro ciclo vitale, restando così nell’organismo e dando luogo a disturbo delle altre cellule e dell’intero organismo. Viceversa, la morte programmata delle stesse cellule garantirebbe un idoneo ricambio e un decorso sano. Tutto è riconducibile alle condizioni del sistema immunitario che, col tempo, perde la sua efficacia e smaltisce poco o male tali cellule, le quali hanno progressivamente effetti dannosi, con l’insorgere di patologie più o meno gravi, fino a quelle degenerative. Grazie ad uno studio condotto presso la Mayo Clinic (Minnesota, USA) dal prof. Van Deursen, docente di Biochimica e Biologia Molecolare, si potrebbe esser giunti alla formulazione di un farmaco che interviene in tale processo, ripristinandone il corretto funzionamento, garantendo quindi un prolungamento di vita dell’organismo intero. Un piccolo elisir di lunga vita. La premessa della ricerca nelle parole dello stesso prof. Van Deursen,: «La senescenza cellulare è un meccanismo biologico che funziona come un freno di emergenza utilizzato dalle cellule danneggiate per fermarne la divisione. Sebbene il sistema immunitario funzioni regolarmente, con il passare del tempo diventa meno efficace, le cellule senescenti accumulandosi danneggiano le cellule adiacenti e causano infiammazione cronica, che è strettamente associata alla fragilità e alle malattie legate all’età». Alla base della ricerca c’è una costatazione: lo smaltimento delle cellule non sane da un organismo ritarda l’insorgere di tutte quella patologie legate al deterioramento dell’organismo stesso, tra cui proprio i tumori, mantenendo una ottimale funzione di organi e tessuti, prolungando quindi la vita dell’intero organismo senza apparenti effetti collaterali. La sperimentazione, per ora avvenuta solo su cavie da laboratorio, ha avuto risultati lusinghieri, arrivando a prolungare la vita dei topi fino al 35%, grazie alla somministrazione di un composto chimico in grado di eliminare fino al 7,% di cellule danneggiate. I primi ambiti in cui si è notato un miglioramento è stato nella minore insorgenza di tumori, oltre che malattie cardiache e renali. Altro risultato fortemente incoraggiante si è riscontrato avverso alla produzione di placche di grasso nelle arterie che dà luogo all’aterosclerosi, ovvero il restringimento dei vasi sanguigni per l’accumulo di grasso sulla superficie degli stessi, patologia frequente soprattutto in età avanzata. Ma le stesse cellule senescenti sarebbero imputabili della rottura delle placche stesse con conseguente insorgenza di infarti o ictus. Nelle cavie che hanno subito la somministrazione del farmaco, le placche arteriose sono diminuite di circa il 60%. Insomma, lo studio sembra fornire aspettative di vita rosea sia in termini di durata che di qualità. Bisogna solo sperare che la tecnica sia riproducibile quanto prima sugli uomini e che il risultato sia analogo. mi_sa@inwind.it

 

di Michele Sanvitale

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