Lunedì 17 Dicembre 2018 - 8:41

Fonti energetiche e ambiente: qualche dettaglio

Chi ci segue con attenzione sa bene che non sempre da queste colonne ci siamo allineati a teorie scientifiche solo perché “illuminate”. Caso eclatante è quello delle cause del cosiddetto global warming che, secondo noi, è nata e morirà come una grande macchinazione che ha tra i suoi più grandi manipolatori il mancato presidente degli Usa Al Gore che si è riciclato in ambientalista, senza averne alcun titolo, mettendo in piedi una scuola di pensiero che, grazie agli amici degli amici, è riuscita a condizionare anche le politiche mondiali sulla gestione delle fonti energetiche. Contemporaneamente abbiamo sempre sottolineato che, nonostante non ci fossero collegamenti con le variazioni delle temperature atmosferiche, l’inquinamento è un aspetto da condannare con campagne sensibilizzanti che, probabilmente, dovrebbero coinvolgere anche la scuola per creare nuove generazioni sensibili ai problemi ambientali. Affrontare l’argomento inquinamento non può esimere dal considerare il consumo energetico delle macchine, intese come dispositivo meccanico in senso lato e non solo come autovettura, e il loro rendimento in funzione dell’energia consumata. Già in passato abbiamo sottolineato che non è ecologica la conversione in tempi brevi a fonti energetiche alternative come pannelli fotovoltaici o pale eoliche, in quanto la produzione dei singoli oggetti citati già comporta il consumo di energia. Pertanto qualunque oggetto porta con sé un debito ecologico da smaltire. Il virtuosismo sta nel renderlo longevo al punto di superare in produzione l’energia impiegata per costruirlo. Per questo motivo la conversione improvvisa sarebbe un ulteriore produzione d’inquinamento, fermo restando la nostra posizione favorevole a questi dispositivi ecologici, purché scelti con vera cultura ecologica e non solo per moda. Oggi vogliamo porre l’attenzione proprio sul rendimento delle macchine, ovvero sul loro reale limite. Le automobili a combustibile fossile, ad esempio, che sembrano essere oggetti sprigionanti enormi quantità di energia, in realtà hanno una resa che oscilla tra il 25% e il 35% a seconda che siano alimentate a benzina o a gasolio. Purtroppo la rimanente parte viene dispersa sotto forma di calore, inutilizzato e, quindi, disperso. Un nuovo orizzonte per l’ottimizzazione della resa energetica delle macchine può essere rappresentato dalla cogenerazione. Questa è una tecnica che sfrutta sia energia elettrica che termica in un unico impianto. Gli impianti di cogenerazione, infatti, sono stati ideati con l’obiettivo di recuperare ed utilizzare il calore degli impianti che di solito va perso, condizione inevitabile come prevede il secondo principio della termodinamica. In questo tipo di impianti, quindi, si recupera il calore disperso durante la produzione elettrica e riutilizzato o sotto forma di vapore, in caso di uso industriale, o sotto forma di calore, nel caso di riscaldamento di edifici. Ovviamente per il principio fisico accennato in precedenza, non tutta l’energia dispersa potrà essere recuperata ma, il recupero anche parziale di questa, è un primo reale passo nell’ottimizzazione delle fonti energetiche e, quindi, una riduzione dell’inquinamento sia dovuto al consumo di maggiore combustibile, sia termico in quanto il calore, come accennato, potrebbe essere riutilizzato. mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

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