Domenica 23 Luglio 2017 - 23:18

La biopsia liquida per la diagnosi dei tumori

Nella lotta contro il cancro, come non smetteremo mai di ripetere, un’arma potentissima è rappresentata dalla prevenzione. Intervenire in tempo quando un tumore ancora non si è diffuso può essere la discriminante tra successo ed insuccesso. Purtroppo talvolta fare prevenzione, però, risulta complesso e dispendioso, dovendo eseguire screening generali, quindi non focalizzati ad una sola manifestazione tumorale. Una mano in questa direzione potrebbe darla una nuova tecnica diagnostica denominata “biopsia liquida”. Da una semplice analisi del sangue, infatti, si potrà ricercare Dna rilasciato nel sangue da cellule tumorali ottenendo così l’efficacia della biopsia, con la semplicità di un prelievo di sangue. In un comunicato dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità) la dott.ssa Désirée Bonci (Ricercatore al Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare, Iss) ha descritto così tale tecnica: «L’indagine ci ha permesso, per la prima volta di valutare segnali proteici attivati e indicativi di tumore e dello stato aberrante molecolare del cancro in pazienti affetti da neoplasie al polmone, colon e prostata. Questi segnali sono associati alla presenza di cancro, alla progressione tumorale e alla resistenza alle terapie e sono bersagli di nuovi farmaci approvati definiti targeted therapy». Praticamente, con un solo prelievo venoso, si possono scovare tracce di tre tipi di cancro senza altre indagini invasive, costose o che richiedono maggior tempo e, quindi, liste d’attesa. Il prof. Ruggero De Maria (Professore Ordinario di Patologia Generale alla Università Cattolica) approfondisce tale tecnica, sempre all’interno del comunicato: «Questo tipo di biopsia liquida realizzata con tecniche innovative, sofisticate e sensibili potrà permettere di avere una diagnosi sempre più precoce e certa di tumore. Inoltre, i tumori avanzati spesso cambiano il loro assetto molecolare durante il trattamento con lo sviluppo di resistenze secondarie. Questo tipo di biopsia liquida, adeguatamente sviluppata, ci potrà permettere di avere un metodo non-invasivo per monitorare il tumore fin dall’esordio, per individuare tempestivamente le recidive e l’insorgenza di resistenza alle terapie». Primo riscontro all’efficacia della tecnica si è avuto contro il tumore alla prostata: grazie alla collaborazione tra i ricercatori dell’Iss, il prof. Giovanni Muto, Ordinario di Urologia all’Università Campus Bio-Medico, Roma, l’Ospedale San Giovanni Bosco (Torino) e l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, Ire (Roma), è stata riscontrato un nesso di causalità tra l’oncogene c-Met (gli oncogeni sono quei geni che possono causare la trasformazione delle cellule in “maligne”) e il miR-130b, una molecola di Rna che regola l’espressione genica, con il conseguente sviluppo di un tumore e la relativa reazione a terapie antitumorali. Nelle parole della dott.ssa Bonci le prospettive future di tale ricerca: «I dati hanno evidenziato un metodo di monitoraggio attraverso le vescicole nel sangue del paziente ed identificato nuovi bio-marcatori di progressione e trattamento con nuovi farmaci, quali per esempio inibitori del gene c-Met ad oggi già approvati per altri tumori. Attualmente stiamo lavorando alla messa a punto di un meccanismo di analisi rapida da trasferire facilmente all’applicazione clinica». Presto nuove armi saranno messe a punto contro il tumore e la sua prevenzione. mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

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