Giovedì 21 Giugno 2018 - 2:57

Le bonifiche e l’“Oscurantismo Mascazziniano”

Oggi affrontiamo un tema di cui si parla tanto, ma non sempre con la giusta competenza: le bonifiche dei siti inquinati. Per tale motivo abbiamo chiesto lumi al dott. Giorgio Onofri, già Consigliere dell’Ordine dei Geologi della Campania ed esperto di bonifiche di siti inquinati. «Oscurantismo: ostilità verso l’istruzione, il progresso, l’indipendenza di giudizio. Credo sia il termine più idoneo per descrivere l’atteggiamento che ha caratterizzato il ministero dell’Ambiente in particolar modo nei primi anni 2000 (Direttore della Direzione Generale “Qualità della vita” del ministero dell’Ambiente Mascazzini). In tale periodo il ministero ha operato sui siti contaminati in modo non risolutivo delle problematiche, condizionando gli enti preposti al controllo che ancora oggi tendono ad avere lo stesso atteggiamento che definisco “Oscurantismo Mascazziniano”. Questa linea d’indirizzo ha prodotto derive di cui se ne pagano ancora le conseguenze. Tale modo di operare ha causato non solo la quasi totale paralisi delle procedure avviate ai sensi della normativa vigente in materia ambientale nei vari Siti di Interesse Nazionale ma, trasmettendo tale modus operandi anche agli enti locali, ha causato anche una situazione di stallo generale particolarmente evidente nella Regione Campania. Le Conferenze dei Servizi, ancora oggi, vengono intese dai vari enti istruttori come una campagna inquisitoria contro i soggetti obbligati; purtroppo non sono un momento costruttivo, per dare un contributo fattivo alla progettazione, per esempio, di un intervento di bonifica. L’unico interesse non è verificare se l’indagine proposta è realmente in grado di caratterizzare le diverse matrici ambientali coinvolte da una potenziale contaminazione o se il progetto di bonifica proposto può veramente di ripristinare le passività ambientali riscontrate, ma verificare se l’approvazione del documento oggetto della Conferenza garantisce o meno l’incolumità dei partecipanti rispetto ad azioni giudiziarie. Se il soggetto obbligato si ritrova a dover bonificare un’area tecnicamente non bonificabile non importa a nessuno! Bisogna andare avanti ad oltranza perché così è più comodo... Credo che per raggiungere dei sani obiettivi dovrebbe sempre prevalere il buon senso per cui se un sito, per esempio, in cui il suolo dalle indagini di caratterizzazione è risultato esente da contaminazione, mentre la falda è risultata compromessa da sostanze che non sono mai state utilizzate né transitate nel sito di interesse, escludendo quindi dalla responsabilità la proprietà, anche perché su di esso è dimostrabile che non insistono sorgenti “attive” di contaminazione oltre al trovarsi a valle di una zona industriale nella quale invece le sostanze riscontrate in falda rientrano nel ciclo di produzione di varie aziende, non ha alcun senso accanirsi nei confronti della proprietà del sito obbligandola ad una bonifica non realizzabile, che non le compete, solo perché l’ente preposto (Provincia, oggi Città Metropolitana) all’identificazione del soggetto responsabile della contaminazione riscontrata nelle acque di falda dell’area in esame, ai sensi dell’art. 244 del D.Lgs 152/2006 ai fini dell’adozione da parte degli organi competenti dei provvedimenti idonei, non è in grado di svolgere le proprie mansioni. Casi come questo non sono rari in Regione Campania. L’imprinting dato al modus operandi delle istituzioni da chi ha gestito la Direzione Generale “Qualità della vita” del ministero dell’Ambiente per oltre un decennio, resistendo nonostante i cambiamenti dei ministri di diverso colore politico fino al 2010, è stato fortemente penalizzante, a mio avviso, per la risoluzione delle problematiche delle bonifiche dei siti contaminati. Non a caso l’operato del dirigente in questione è da un po’ di tempo al centro di inchieste come quella della Procura di Napoli sullo smaltimento del percolato prodotto nelle discariche campane che veniva sversato nei depuratori che sfociavano in mare, oltre a quella della Procura di Udine sugli sperperi per la bonifica dell’area lagunare di Marano e Grado e tante altre. La preoccupazione nasce dal fatto che tra il 2007 ed il 2010 sono state pianificate le bonifiche più importanti della storia recente del Paese: siti più devastati dall’inquinamento, dove il danno per la salute del territorio e dei cittadini è molto avanzato. Opere indiscutibilmente dispendiose. Credo che il primo passo da fare sia diffondere un nuovo approccio ambientalista: un ambientalismo “antropocentrico” e non più “integralista”. La storia insegna che dopo un periodo buio, segue un periodo di luce: dobbiamo quindi auspicare un periodo neo illuministico che porti alla presa di coscienza da parte degli addetti ai lavori, della politica e delle istituzioni che hanno rappresentato e purtroppo ancora rappresentano la principale causa delle mancate bonifiche».

di Michele Sanvitale

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