Martedì 12 Dicembre 2017 - 8:37

Scienze e disinformazione: il caso del Gran Sasso

Nella puntata delle “Iene” del 21 novembre è andato in onda uno dei casi più spudorati di ignoranza scientifica elevata ad informazione: la conduttrice Nadia Toffa che, come si apprende dalla sua pagina Facebook personale, è laureata in Lettere e Filosofia, si cimenta nell’illustrare quanto sia pericoloso un esperimento che si sta per effettuare presso i laboratori dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) situati nel Gran Sasso, dando prova della sua profonda conoscenza scientifica in materia. Atteso che tutto può essere opinabile e sottoposto a verifica, il servizio giornalistico punta il dito contro un esperimento che, utilizzando materiale radioattivo, il cesio- 144, potrebbe produrre inquinamento radioattivo per la falda acquifera, arrivando ad inquinare le fontane di oltre mezza regione e l’Adriatico. Le perplessità sarebbero figlie di altri incidenti verificatisi negli stessi laboratori e di un mancato adeguamento da parte dei laboratori stessi. Analizziamo uno ad uno questi fattori. Non si può incolpare l’Istituto per l’ubicazione, atteso che esso è antecedente alla captazione della falda; pertanto una collaborazione tecnico scientifica per mettere in sicurezza entrambi sarebbe più utile di sterile polemica. Incidenti ne capitano in laboratori del genere ma, nel caso dei due citati nel servizio televisivo, per quanto possano essere stati spiacevoli e sgradevoli, sostanze che sono finite nell’ambiente erano in concentrazione ben al di sotto dei limiti stabiliti per legge. Nell’incidente del 16/8/2002, 50 litri di trimetilbenzene, un idrocarburo isolato durante la distillazione del petrolio, fuoriuscirono andando nella falda ma comunque a recapito la concentrazione risultò entro i limiti di legge. In seguito sono stati eseguiti lavori per scongiurare errori che, come quella volta, possano causare nuovamente incidenti simili. L’altro episodio citato è del 2016 in cui operazioni di pulitura con diclorometano (Dcm, un comune solvente) ha prodotto una concentrazione pari a 0,335 microgrammi per litro a fronte dei 20 previsti per legge: praticamente una concentrazione 60 volte più bassa di quella consentita. Ora, atteso che qualunque forma di inquinamento è deprecabile, bisogna capire quanto ne sia accettabile, perché altrimenti non dovremmo compiere banali attività quali riscaldarci, muoverci, illuminare e altre azioni assolutamente naturali, a meno di non ritenere l’aria meno importante dell’acqua e quindi inquinabile senza scrupoli. Nel caso del servizio televisivo, il riferimento è ad un progetto che prevede l’utilizzo di 40 gr di polvere di cesio, trasportata in un involucro di due tonnellate praticamente indistruttibile e impermeabile alle radiazioni. Tale quantitativo non è paragonabile a quello della centrale di Fukushima: nel caso italiano, il cesio sprigiona una potenza termica di circa 1.200 Watt, in Giappone un miliardo. Inoltre, a differenza di una centrale nucleare, nel caso in questione il cesio non subirà alcun bombardamento finalizzato alla fissione per ricavarne energia, ma resterà passivamente nel suo contenitore a misurare eventuali anomalie dei neutrini, particelle provenienti dallo spazio su cui gli scienziati stanno indagando per conoscerle meglio. Pertanto, non può esplodere né per eventi occasionali, né per errori umani. Ogni paragone, quindi, risulta pretestuoso. Considerato, però, che elementi radioattivi vengono utilizzati quotidianamente per azioni più disparate, tra cui la diagnostica medica, c’è da chiedersi quanti centri di medicina nucleare siano in corrispondenza di falde acquifere o centri abitati e se gli standard di sicurezza siano controllati quotidianamente da edotte letterate, o in questo caso non fa nulla… Vivendo però in un paese in cui l’ignoranza è prevalente, soprattutto in ambito scientifico, è stato sufficiente l’uso improprio del termine “nucleare” perché al servizio delle “Iene” facesse seguito un intervento del M5s nella Commissione Attività Produttive del consiglio regionale abruzzese, affinché venisse approvata una risoluzione per bloccare immediatamente e definitivamente l’esperimento.

di Michele Sanvitale

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