Lunedì 19 Novembre 2018 - 18:29

Tempo e clima, confusione e fasi solari

Spesso attraverso i media riceviamo informazioni meteo dove il divulgatore di turno predice per i giorni successivi la tendenza del clima. Tale affermazione, oltre ad essere palesemente errata, è il termometro del livello culturale medio che gira intorno al clima (questa volta è corretto farne riferimento, e vedremo perché) e alle sue presunte variazioni per cause che, come già abbiamo visto in altre occasioni, sono quasi sempre costituite ad arte, senza alcun fondamento scientifico. Innanzitutto, approfondiamo la differenza tra tempo e clima, grazie alla definizione data da uno studioso dell’atmosfera, il geologo Sergio Pinna, nel suo ultimo libro “Lineamenti di climatologia”: «Il tempo è lo stato dell’atmosfera in un determinato momento e in un dato luogo; è definito quindi dall’insieme degli elementi meteorologici (temperatura, precipitazioni, nuvolosità, vento, radiazione solare, pressione e umidità), valutati in un certo istante, mediante diverse grandezze misurabili. Il tempo è perciò in continua evoluzione, come ben possiamo renderci conto osservando che da un’ora all’altra l’entità dei singoli elementi presenta variazioni anche rilevanti. Il clima - invece (ndr) - è il quadro delle condizioni atmosferiche caratteristiche di una determinata parte della superficie terrestre, quadro che scaturisce da un’analisi statistica completa delle serie storiche di dati meteorologici. Tale quadro sarà allora definito in base: a) valori medi delle grandezze per un certo intervallo temporale; b) variabilità associata alle medie calcolate; c) caratteri di stagionalità; d) valori estremi misurati; e) andamenti tendenziali nel lungo periodo. L’individuazione del clima si fonda quindi sul calcolo di medie pluriennali, anche se non può certo limitarsi solo a questo, visto che pure certi aspetti della variabilità rivestono una notevole importanza». Fatta questa premesse, lunga e un po’ tecnica ma necessaria, prendiamo in considerazione uno dei fattori fondamentali del clima: il sole. La nostra stella vive di fasi magnetiche che determinano il fenomeno cosiddetto delle macchie. Queste sono regioni della superficie solare che hanno una temperatura inferiore a quella circostante: la temperatura media della superficie solare, infatti, è circa 6000 °C, quella delle macchie circa 2000 in meno. La loro natura è legata a flussi magnetici provenienti dall’interno. Viceversa, la loro mancanza testimonia una pausa nell’attività magnetica della stella. Tali fasi, dal caratteristico andamento ciclico di circa 22 anni divisi in 11 anni in cui si verifica un aumento fino al picco massimo e altri 11 fino al minimo, comportano una variazione nell’emissione di energia dalla nostra stella con conseguente influenza su tutto il sistema solare e, ovviamente, sul nostro pianeta, il quale ne risente particolarmente nell’atmosfera. Quando si verifica il minimo dell’attività magnetica, ed il conseguente indebolimento del campo magnetico, la ionosfera terrestre subisce una minore sollecitazione (ionizzazione) pertanto resta più debole esponendo la Terra ai raggi cosmici. Questo fenomeno va ad agire sui gas che compongono l’atmosfera sottraendo loro elettroni dando luogo, così, a nuclei di condensazione attorno ai quali si vanno a costituire nuove e maggiori nuvole. Tale maggior presenza produrrebbe come primo effetto la schermatura della radiazione solare con conseguente variazione del meteo, nel breve, e del clima su lunga scala. Ora mi chiedo: è più potente il sole o l’uomo nell’interferenza sul clima…? mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

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