Martedì 12 Dicembre 2017 - 9:05

Università italiana: dopo gli scandali, tutto identico...

Lo scorso settembre rimanemmo tutti falsamente meravigliati dei magheggi che avvengono nelle università italiane e che portarono allo scandalo relativo ai concorsi di cui trattammo da queste colonne nell’intervento del 2 ottobre con il prof. De Vivo. “Stranamente” è calato il silenzio su quella vicenda, ma non per noi che vogliamo raccontare in un episodio di vita comune del glorioso ateneo Federico II. Prof. De vivo, ci racconti: «Sì. Voglio raccontare come si intende la premialità dei meriti e delle Eccellenze nella Federico II. L’esempio che riporto penso sia molto esplicativo, in verità non bisognevole di tanti commenti. Il Miur per incentivare le università a migliorare le proprie performances, mette a disposizione un budget economico (che non grava sui fondi ordinari delle università) per la chiamata diretta di professori italiani e stranieri di riconosciuta eccellenza. Queste chiamate costituiscono una premialità per le università che le effettuano. Ebbene cosa succede a Napoli? Il Rettore della Federico II, nonché Presidente della Crui (Conferenza dei Rettori Italiani) per ben due anni consecutivi (2016 e 2017) mi aveva sollecitato a segnalare un nominativo di prof. eccellente da chiamare a Napoli. Sulla base di questo invito ho a mia volta sollecitato il prof. Leonid Danyushevsky, eccellenza mondiale nel settore geochimico-petrologico-vulcanologico, a fare richiesta di chiamata presso Federico II. Nello stesso tempo avevo però ben allertato il Rettore che per rendere possibile l’operazione avrebbe dovuto “parlare” con gli Ordinari del mio ormai ex Dipartimento DiStar (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse). Allertavo il Rettore in questo senso perché ero ben consapevole che la richiesta avrebbe avuto scarse possibilità di successo, in quanto la logica diffusa nell’Università è quella della “guerra” per bande. Il Rettore a fronte di mia perplessità assicurò il suo impegno personale. Ebbene nell’Adunanza riservata agli Ordinari del 27 Giugno 2017 del DiStar si verificò puntualmente quanto già successo un anno prima, e quindi quanto da me anticipato: si fece venire meno, scientemente, il numero legale. A valle di quell’autolesionistica “non decisione” sia per il DiStar, ma soprattutto per la Federico II, il Rettore avrebbe potuto decidere d’autorità sulla chiamata del prof. Danyushevsky. Si è ben guardato dal farlo, nonostante gli impegni personali, non osando opporsi ai poteri di veto di alcuni, a danno del bene comune. Nel mese di settembre si sono rivolti a me colleghi del mio settore scientifico dall’Università di Bologna (e anche altra Università del centro Italia), per chiedermi se fossi a conoscenza di un prof. eccellente straniero da suggerire loro per una chiamata nella loro Università. Ho suggerito quindi il nome del prof. Danyushevsky. Dopo brevi, necessari, contatti personali del prof. Danyushevsky con il Dipartimento di Biologia, Geologia e Ambiente dell’Università di Bologna, gli è stato comunicato che la stessa avrebbe trasmesso al Ministero la documentazione per l’approvazione di sua chiamata a partire dall’anno accademico 2018. Questa breve cronistoria mette in evidenza come, in Italia, dove sono vigenti le stesse leggi su tutto il territorio nazionale, si possono però fare scelte ben differenti, da università ad università. Nello specifico, quanto verificatosi è un ulteriore elemento che spiega, prima di ogni altra ragione strumentale e vittimistica, l’inconsistenza della presunta congiura delle università del nord a danno di quelle del sud. Il caso rappresentato dimostra in modo palese che un’idea corretta, potenzialmente benefica, viene interpretata in modo diverso, in funzione della persona al vertice che dovrebbero tradurla in realtà. Abbiamo nel nostro caso un Rettore che non osa opporsi ai poteri di veto autolesionistici dei Professori Ordinari di un piccolo Dipartimento della sua Università (che risulta alla fine danneggiata complessivamente), a fronte di altra Università che, con le stesse carte in mano, gioca la partita in ben altro modo (producendo, complessivamente, un vantaggio per la comunità scientifica). Personalmente, ho commentato con il prof. Danyushevsky di doversi ritenere fortunato di non arrivare presso la Federico II, perché complessivamente è molto più premiante per le sue aspettative la soluzione di Bologna, ovviamente dopo approvazione del MIUR».

di Michele Sanvitale

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